Dino Buzzati e l’attualità del Deserto dei Tartari

Photo by Joanna Kosinska on Unsplash

A 50 anni dalla morte del “romanziere del fantastico”, Dino Buzzati, il suo Deserto dei Tartari rappresenta una narrazione decisamente attuale. Buzzati (San Pellegrino di Belluno, 16 ottobre 1906 – Milano 28 gennaio 1972) è considerato artista poliedrico infatti si dilettò come scrittore, giornalista, pittore, drammaturgo, librettista,  scenografo, costumista e poeta italiano. 

Ha lavorato con il Corriere della Sera fin da studente in qualità di cronista, redattore e inviato speciale. Ha scritto svariati romanzi e racconti surreali fantastici. È ricordato in particolar modo per il romanzo Il deserto dei Tartari (1940). 

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Come nasce la storia narrata in questo romanzo? Lo scrittore bellunese narra che fu ispirata dalla monotona routine redazionale che faceva a quei tempi. La trama è la seguente: viene raccontata la vita del sottotenente Giovanni Drogo dal momento in cui viene assegnato come prima nomina alla fortezza Bastiani che domina la vasta e desolata pianura chiamata Deserto dei Tartari

Il nostro protagonista si sente ammaliato e, allo stesso tempo, in parte avverso a questa immensità che si trova davanti e vorrebbe andare via ma è come se il luogo fosse colpito da una sorta di incantesimo che gli impedisce di muoversi. Tutti gli abitanti di quello strano posto sono accomunati da un’unica, paradossale, speranza ovvero vedere apparire all’orizzonte, contro le aspettative di tutti, il nemico. 

Scorre il tempo e scorrono le pagine. Drogo e i compagni scorgono, finalmente, una lunga fila di uomini armati, ma la delusione è dietro l’angolo in quanto non si tratta dei loro tanto attesi nemici, ma di soldati del regno confinante giunti per definire le linee di confine.

Dopo ben 4 anni il protagonista torna a casa. Non si trova più, però, allineato con la vita e i ritmi che impone la vita di città tanto che chiede di essere trasferito di nuovo nella Fortezza dove ritorna ma vivendo sempre nell’attesa della grande occasione.

Proprio quando questa sta per giungere, la morte coglierà il protagonista. Drogo però, nel momento della dipartita, non è più pervaso da sentimenti di rabbia e delusione, ma capisce che la sua missione è sempre stata quella di affrontare la morte con dignità.

Il titolo originale di questo romanzo doveva essere La Fortezza, cambiato poi in quello attuale su suggerimento di Leo Longanesi che lo pubblicò da Rizzoli. Nel 1976 Valerio Zurlini ne realizzerà un film.

di Alessia Del Re

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