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Dietrofront Rai, Rula Jebreal sarà a Sanremo. Intanto cresce la polemica sulla presenza di Rita Pavone

redazione

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E’ proprio il caso di dirlo: risolvi un problema e ne esce un altro. Negli ultimi giorni a tenere banco sono state le polemiche attorno alla presenza o meno di Rula Jebreal, la giornalista di origine palestinese naturalizzata italiana, cui era stata impedita la partecipazione al Festival della canzone italiana.

A sollevare le polemiche è stata la frangia sovranista del pubblico italiano, secondo cui la Jabreal avrebbe la colpa di aver definito razzista l’Italia. Ora, invece, il dietrofront. Teresa De Santis, direttrice di Rai1, a seguito di un vertice avuto con l’ad Fabrizio Salini e Amadeus, prossimo conduttore del Festival, ha “reintegrato” la giornalista.

All’indomani dell’annuncio della presenza della Jabreal, Daniele Capezzone è stato tra i primi a sfogarsi su Twitter, con un post molto eloquente: “Mi par di capire che con i soldi del canone #Rai #RulaJebreal potrebbe essere incaricata a #Sanremo di spiegarci quanto le facciamo schifo. Se poi qualcuno si lamenterà sui social, seguiranno accuse di: razzismo, sessismo, machismo. Pure nel 2020, ci avete già rotto i co*lioni”.

Nel frattempo cresce un’analoga polemica intorno alla presenza di Rita Pavone. Lei, al contrario di Rula Jebreal e di chi l’ha accusa, non ha mai nascosto le proprie posizioni sovraniste. In più di un’occasione ha espresso apprezzamenti pro-Salvini e contro Greta, l’attivista ambientale svedese. Insomma, le polemiche attorno al festival di Sanremo sono già iniziate e la sensazione è che si dovrà mediare molto perché non prendano il sopravvento sulla musica, la reale protagonista della kermesse.

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Il messaggio di forza e di speranza di Alberto Angela: l’Italia è più forte del virus

Ecco il discorso di Alberto Angela che commuove e incoraggia il nostro paese

Antonella Valente

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Alberto Angela racconta l’Italia in prima serata ma vuole scuotere anche le nostre anime. Il passato ci può insegnare come indirizzare il futuro?

In occasione della replica di “Stanotte a Venezia” andata in onda su Rai 1 ieri sera, Alberto Angela, ha donato all’intero paese un messaggio di speranza, ma anche di coraggio, riconoscendo i sacrifici che tutti noi stiamo affrontando in questo periodo particolare.

A partire da chi si trova a combattere in prima linea con questo subdolo nemico, forse troppo sottovalutato. Ma c’è spazio per tutti, anche per noi che restiamo a casa e che in un certo qual modo, con le nostre non azioni e con il rispetto delle regole, contribuiamo a salvare delle vite, indirettamente. Solo restando a casa. Ma bisogna anche stringersi calorosamente anche a tutte quelle famiglie e parenti che hanno visto andare via i propri cari, in un momento che non permette loro di salutarli nella giusta ritualità.

Il nostro paese è stato il primo in Europa a dover fronteggiare questo male, ricorda Alberto Angela. “Ma adesso siamo un modello per tutti gli altri – afferma – che richiama l’unione del paese evocando la forza del passato, la comune storia, la stratificazione dei tanti valori che si sono incrociati sul nostro territorio. In una parola, evoca il potere della nostra cultura come arma peculiare che la nostra comunità può sfoderare.”

Con la memoria si può ricostruire un futuro, apprezzare il nostro paese, le sue bellezze e la nostra cultura.

La nostra cultura è sinonimo di solidarietà, di coraggio e di resistenza. Parole d’ordine che non vanno mai dimenticate e che ci guideranno appena tutto questo sarà finito.

“Quando tutto questo sarà passato vi chiedo due cose: non dimenticate chi è in prima linea oggi e chi non c’è più – conclude Angela – E poi, quando partirete, perché riprenderemo a viaggiare, premiate l’Italia, premiate chi vive di turismo e oggi sta soffrendo tantissimo. Così facendo premierete anche le generazioni passate che stanno lottando insieme a noi”.

Il video completo:

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Rita Pavone condivide foto di un anziano in difficoltà per il Covid 19, ma è Pietro Pacciani

Fabio Iuliano

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“Questo è nonno Amedeo. È in pensione da 23 anni dopo aver lavorato tutta la vita. È a casa da solo con la febbre alta, nessuno può avvicinarsi e gli hanno negato il tampone. Ritwitta se hai un cuore”.

Fin qui tutto regolare. Tra i tanti “ad avere un cuore” c’è anche Rita Pavone, da sempre attiva sui social. Celebre fu la sua indignazione contro i Pearl Jam, colpevoli di appoggiare la politica dei “porti aperti”. Poi ne ha avute da dire anche a Greta Thunberg.

Un retweet innocente, dettato dalla buona fede? Senza dubbio. Il punto è che la foto dell’anziano in difficoltà per il Coronavirus non è quella di nonno Amedeo, ma la foto di Pietro Pacciani, condannato in primo pgrado per gli omicidi del Mostro di Firenze  ma assolto e scarcerato in appello, sentenza poi annullata in Cassazione. Il retweet non ha fatto altro che suscitare l’ironia di tanti utenti Twitter e Facebook.

A 74 anni, ha comunque messo a segno un’energica performance sul palco di Sanremo nel corso dell’ultima edizione del Festival.

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Libri

Addio allo scrittore russo Eduard Limonov

Fabio Iuliano

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E’ morto lo scrittore e militante Eduard Limonov. Lo annuncia il suo partito, secondo quanto riporta l’Interfax.  Limonov è morto in una clinica di Mosca, ha detto lo scrittore e deputato Serghei Shargunov. Aveva 77 anni. “È rimasto in contatto fino all’ultimo momento, ha parlato, potevamo scrivergli”, ha aggiunto Shargunov, che non ha indicato la causa della morte. Le informazioni sulla morte dello scrittore sono state confermate anche dal suo assistente. Secondo la testata Mash, Limonov “ha subito due operazioni” in giornata. “Prima ha avuto problemi alla gola, poi è partita un’infiammazione”, scrive la testata. Secondo la pubblicazione, Limonov è stato ricoverato il 15 marzo in una clinica privata, dopo “una lunga battaglia oncologica”. Il 13 marzo Limonov aveva annunciato sulla sua pagina Facebook di aver firmato un contratto per un nuovo libro con la casa editrice Individuum. “Il volume è già stato scritto”, aveva detto.

Poeta, scrittore, giornalista, leader politico, fondatore del Partito Nazional-Bolscevico, Limonov – pseudonimo di Eduard Veniaminovich Savenko – era nato nel 1943 a Dzerzhinsk, Nizhny Novgorod. Trasferitosi in giovanissima età a Kharkov (Ucraina), iniziò a comporre poesia di avanguardia; ha vissuto poi a Mosca (1967-74) e a New York, dove frequentò circoli d’avanguardia e cominciò a lavorare al suo primo romanzo, Eto ja, Edicka, uscito nel 1976 (in Italia Eddy-baby, ti amo, 2005). A Parigi dal 1982, lavorò nel quotidiano comunista L’Humanité e nel nazionalista Le Choc du mois, simpatizzando con gli estremisti di destra e ottenendo nel 1987 la cittadinanza francese. Rientrato in Russia nel 1991 con la caduta dell’URSS, iniziò a dedicarsi all’attività politica: fondò il quotidiano Limonka, ma soprattutto il Partito nazionale bolscevico (1992). Negli anni il partito è stato particolarmente attivo nelle azioni di protesta e nella lotta contro il regime di Vladimir Putin, ciò che ne ha comportato la messa al bando nel 2007. Nel 2001 Limonov è stato arrestato con l’accusa di terrorismo, cospirazione contro l’ordine costituzionale e traffico di armi; condannato a quattro anni di carcere, è stato rilasciato due anni prima per buona condotta.

Discusso, controverso, radicale, è diventato noto al pubblico occidentale soprattutto grazie alla biografia Limonov di Emmanuel Carrère. Tra le sue opere uscite in Italia Il libro dell’acqua (2004); Diario di un fallito (2004); Il trionfo della metafisica. Memorie di uno scrittore in prigione (2013), il testo autobiografico Zona industriale (2018) e il romanzo Il boia (2019).

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