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Covid 19, muore a 46 anni Mirko Bertuccioli dei Camillas

Fabio Iuliano

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Morto a 46 anni Mirko Bertuccioli del gruppo I Camillas. Era stato uno dei primi casi gravi di Coronavirus in Italia: già all’inizio di marzo era stato ricoverato nel reparto di terapia intensiva all’ospedale San Salvatore di Pesaro. La situazione è poi peggiorata negli ultimi giorni.

Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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Last Tango, il videoclip degli Yawp: le improbabili geometrie di un incontro

Redazione

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La notte che ci avvolge, la notte che ci accoglie, la notte che ci attira e che ci spaventa. La notte dalle geometrie improbabili, la notte dove tante cose sono possibili, nel che ci fa paura, ma che è l’unico posto in cui in cui riconosciamo quei piccoli angoli di luce che ci permettono di guardare avanti, guardare oltre.

“Last Tango” parla di questo. Una canzone concepita a  a fine anni Novanta da Fabrizio Dell’Isola e Fabio Iuliano ma solo di recente elaborata con un arrangiamento originale dagli Yawp e lanciata sugli store digitali insieme a un videoclip ideato da Antonello Del Coco e prodotto da Morra! 

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Lo scorso anno, durante il lockdown, gli Yawp avevano appena fatto girare un arrangiamento incompleto, a causa delle misure di sicurezza che avevano determinato la chiusura degli studi di registrazione.  

“Anche se non ci soddisfaceva a pieno, abbiamo voluto lo stesso mettere temporaneamente quella traccia chitarra, voce e violino”, raccontano, “perché sembrava definire quel tempo sospeso. Un’atmosfera accompagnata anche da un primo videoclip, realizzato con il supporto della stessa produzione che riproduceva immagini notturne catturate all’Aquila nei giorni di chiusura. Immagini di una città costretta di nuovo a fermarsi, proprio mentre stava conoscendo le prime vere luci della rinascita post-terremoto”.

Verso la fine della primavera, alle registrazioni iniziali, effettuate allo studio Rec dell’Aquila, sono state aggiunte nella parte ritmica e rielaborate le tracce nello studio Apollo 25 di Fabio De Sanctis. “Abbiamo fatto un importante passo in avanti”, sottolinea il gruppo. “Avuto il contatto di Fabio da un amico musicista, abbiamo iniziato a lavorare da remoto smontando e rimontando traccia per traccia. Lui è uno serio, lavora con i migliori”. 

Nello studio di De Sanctis è passata gente del calibro di Howie B. (un vero e proprio guru delle produzioni musicali, tra U2, Bjork, Tricky, Elisa e Marlene Kuntz). “Da lui”, riprende il gruppo, “si fermano tanti artisti italiani. Fabio è stato estremamente professionale e disponibile”. Il brano è stato completato a inizio giugno ma divulgato solo ora in radio.

LA CANZONE. Il brano parla dell’incontro tra un uomo e una donna. Geometrie improbabili a definirne i movimenti. Una notte, si diceva, che è la prima e che può essere l’ultima. Una strada anonima che la danza fa assomigliare al tetto di un grattacielo. Solo ballando l’ultimo tango ci si accorge che è l’unico modo di riprendersi quella parte di mondo assegnata da attimi di vita che ti afferrano e che non ti lasciano mai. 

LA BAND. Due chitarre, un basso, una voce e una batteria per un mix di suoni alternativi. Un progetto, un esperimento, nato nell’hinterland – nella zona commerciale ovest – a due passi dall’Aquila. Questo sono gli Yawp, una proposta senz’altro di spicco nel panorama musicale del capoluogo. Il gruppo è da sempre identificato con l’alternative rock, in particolare con band che hanno segnato il percorso musicale dei musicisti, a partire dai Pearl Jam.

Ma il riferimento rischia di non rendere giustizia alle influenze eterogenee di componenti come Stefano Millimaggi, chitarra e voce con esperienze in cover band di Dire Straits e Lynyrd Skynyrd. La sei corde di Stefano si muove in elettrico e in acustico in varie tinte di rock n’roll. Le ritmiche di Piero Pozzi prendono spunto dal blues e dalle evoluzioni di questo genere negli anni. Completano la formazione il bassista Mirco Pignatelli, in arte Myrko Krueger Young che è anche frontman dei Corrente Alternata, cover band ufficiale in Italia degli ACDC, una vera e propria iniezione di adrenalina.

Alessandra Chiarelli (violiono) proviene da una formazione classica, legata al conservatorio e alle orchestre da Camera. Nella scrittura dei testi si sente l’influenza di grandi nomi della poesia come Whitman o lo stesso Lorca. Dal primo – dal suo “grido barbarico” arriva l’ispirazione del nome, dai versi di quest’ultimo alcuni arrangiamenti – come Lucía Martinez – che danno il senso alla collaborazione di Ilaria De Angelis, con danza e percussioni  Alle prime sessioni ha partecipato anche Alain Jackson Bizimana. 

IL VIDEO: Il clip è prodotto da Morra! Organizzazione generale, canali social: Carla Raparelli. Consulenza, mix audio: Luca Biasini. Fotografia: Alessandro Del Coco. Aiuto regia, sincronizzazione: Massimo Volpe; Riprese, montaggio, regia: Riccardo Tomei, Antonello Del Coco. 

LAST TANGO

A woman met a man in a place
where improbable geometries stood out
To find a meaning to their sense

They’ve passes through skyscrapers
To feel the ground below them
And to touch the sky above

Man met his woman in a cold winter day
And he thought he found his shadow,
There was music down the road
When they began to dance their Last Tango

They just tried to be a part of the World life
They just tried to be a part of the World life
They just tried to be a part of the World life
And to get the human pulls not to lose their sense

Man met his woman in a cold winter day
and he thought he found his shadow
They were dancing down the road
As they were on top of a skyscraper

They just tried to be a part of the World life
They just tried to be a part of the World life
They just tried to be a part of the World life
And to get the human pulls not to lose their sense

A man and his woman were dancing their Last Tango
They were just feeling free
They were dancing down the road
As they were on top of a skyscraper

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Rocca Calascio Experience: il primo video ufficiale di Abruzzo Official

Promuovere e valorizzare le bellezze del territorio abruzzese con uno sguardo ai luoghi magici che caratterizzano la regione

Luigi Macera Mascitelli

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Si chiama Abruzzo Official, la community che nasce dalla collaborazione di persone, fotografi e blogger. Lo scopo? Promuovere e valorizzare le bellezze del territorio abruzzese con uno sguardo ai luoghi magici che caratterizzano la regione. Ed è proprio oggi, 28 gennaio 2021, che la piattaforma approda su YouTube con il primo video ufficiale, intitolato Rocca Calascio Experience.

Leggi anche: “Gennaio, il mese di Giano | ArcheoFame”

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Il progetto, nato in collaborazione con Stefano Sponta e Marco Alloggia, ci mostra un breve scorcio del panorama mozzafiato di Rocca Calascio (AQ). In particolare, ci troviamo ai piedi del Castello più alto dell’Appennino. Il luogo è posto a circa 1460 metri s.l.m. presso l’altipiano di Campo Imperatore, nel Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga.

Non è un caso che il video sia stato realizzato proprio ora, durante il periodo di pandemia. Lo scopo infatti è quello di dare la possibilità a chi, causa impedimento degli spostamenti, non può raggiungere di persona lo splendido luogo innevato.

Rocca Calascio Experience è solo il primo di una serie di progetti che arriveranno. Il tutto con l’imprescindibile missione di far scoprire le tantissime meraviglie nascoste della regione.

“L’Abruzzo è colmo di luoghi magici, che sta a noi proteggere, valorizzare e promuovere; ogni giorno è possibile vivere una favola diversa e speriamo, attraverso questo video, di riuscire a trasmettere a chi osserva, tutta la sua sconfinata bellezza.”

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“Betlemme in perenne lockdown, ma il Covid non c’entra”: l’intervento

Fabio Iuliano

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“Non c’è Natale senza Betlemme. Eppure la televisione e i grandi mezzi di comunicazione hanno smesso di illuminare il luogo della nascita di Gesù bambino”. Inizia così l’intervento di Flavio Lotti, coordinatore della tavola della Pace, che riportiamo di seguito.

Salvo qualche servizio di rito sulle principali cerimonie religiose, la città di Betlemme resta oscurata anche nel giorno in cui diventa la capitale del mondo. Il 25 dicembre dovrebbe essere naturale riaccendere i riflettori sul posto dove tutto è cominciato. E, invece.

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Betlemme è una città in perenne lockdown. Ma la colpa non è del Covid-19. I muri impressionanti che la attraversano e che gli sono stati costruiti attorno, fanno brutta mostra da più di 10 anni e fanno rimpiangere a molti il tempo in cui l’occupazione militare israeliana mostrava il suo volto originale.

Si racconta che al tempo di Gesù c’era Erode. Oggi si preferisce non raccontare niente perché la realtà contemporanea di Betlemme è dolorosa e ci guasta la festa.

Così Betlemme, avvolta dal silenzio del mondo, continua la sua dura lotta per la vita.

La libertà di movimento che noi abbiamo perso con l’emergenza sanitaria, per i palestinesi di Betlemme è una pluridecennale normalità. Peggio di loro ci sono solo i bambini e le bambine di Gaza che stanno crescendo senza aver avuto la possibilità di scoprire cosa sia la libertà.

Di Betlemme è meglio non parlare. Ci ricorda troppe ingiustizie, violenze e sofferenze, una terra assegnata a due popoli ma abbandonata alla legge del più forte, illegalità infinite e crudeltà impunite, parole di pace e fatti di guerra, promesse tradite e impegni dimenticati.

Betlemme è una ferita aperta nella coscienza di tutte le donne e gli uomini che si sono sinceramente spesi per favorire l’affermazione della pace in Terra Santa, mettere fine all’occupazione militare israeliana e costruire uno Stato Palestinese, pacifico e democratico, accanto a quello di Israele.

Betlemme è un simbolo. Ma non solo del cristianesimo. Oggi Betlemme è Damasco, Bagdad, Kabul, San’a’, Mogadiscio, Tripoli,. e tutte le altre città del mondo abbandonate alle proprie tragedie.

Ecco perché, mentre rivolgiamo il nostro pensiero al Natale e a Betlemme, non ci stanchiamo di ripetere che è tempo di prenderci cura della nostra umanità.

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