Cinema e teatri chiusi, l’amarezza di Cristicchi e di tanti addetti ai lavori

“Ciao Teatro. E così si torna a casa. Per l’ennesima volta”. Simone Cristicchi, attore, musicista e direttore artistico del Teatro Stabile d’Abruzzo, commenta così, la stretta su teatri e cinema disposta dall’ultimo Dpcm. “Repliche annullate, alcune rimandate, quelle programmate ma chissà se confermate”, scrive sui suoi canali social.

“Tanti dubbi, quanta approssimazione, senso di offesa. Giudicati alla stregua di fast food. I teatri, luoghi sacri, uniche isole rimaste dove bere acqua di sorgente”.

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“Siamo maghi, saltimbanchi, donne scimmia, forzuti e fragili”, prosegue Cristicchi, “siamo uomini e donne del fantastico mondo dello spettacolo. Quelli che vi fanno ridere, piangere, sopravvivere al Nulla che avanza. Non siamo indispensabili? Semplicemente SIAMO, e per questo, anche NOI, sacri”.

Cristicchi ci sa fare con le parole, non è un mistero. Parole che tradiscono un malcontento di chi si sente vittima di una presa in giro a suon di dispositivi che non tengono conto dei dati pressoché insignificanti di contagio all’interno delle strutture teatrali, frutto di mesi di pianificazione e attuazione di misure di contenimento, così come sottolineato anche da Ascanio Celestini.

Ansia e smarrimento all’interno di tante strutture teatrali che devono fare i conti con spettacoli da annullare o posticipare e direttive da recepire. Ad esempio, i teatri possono restare aperti e si può provare, pur nel rispetto delle regole del distanziamento. Non c’è però chiarezza sulle attività formative in presenza.

“Al momento”, spiega Giuseppe Tomei di Spazio Rimediato L’Aquila, “abbiamo deciso di sospendere alcuni corsi, in attesa di capire le limitazioni relative all’accesso al teatro per le attività culturali e ricreative. Continuiamo a lavorare sugli spettacoli in allestimento, ma siamo profondamente preoccupati e delusi per quello che sta succedendo”.

Situazione analoga di smarrimento anche alla Casa del Teatro, uno dei primi avamposti culturali del post sisma – sempre restando nel capoluogo d’Abruzzo. La struttura, nello scorso weekend, ha ospitato un workshop di teatro gestuale con Franco Di Berardino, l’ultimo per adesso. “Avevamo in programma uno spettacolo con lui, ma abbiamo dovuto cancellare tutto”, spiega Eugenio Incarnati.

“Questa chiusura non rende giustizia ai tanti sforzi fatti per adeguare e sanificare i locali. Suona tutto come una beffa. Siamo entrati in contatto con realtà teatrali importanti come il Teatro Argine di Bologna, ci siamo confrontati su come spostare la platea per favorire il distanziamento. Abbiamo allestito doppie repliche e un calendario elastico. Ora ci sembra tutto inutile. Confidiamo, intanto, negli ammortizzatori sociali, ma la partita è ben difficile”.

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Fabio Iulianohttp://www.fabioiuliano.it
Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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