C’era una volta a… Hollywoood: la scena di Bruce Lee e Cliff Booth

Partiamo da un assunto: Quentin Tarantino ama il Giappone. Dalla scena della katana in Pulp Fiction ad entrambi i capitoli di Kill Bill, per contare gli omaggi che il regista ha reso all’Oriente, sia da regista che da sceneggiatore, non basterebbero le dita di due piedi. Personalmente mi sento di indicarlo come uno dei fattori che, col tempo, avrebbe acceso in me la passione per le arti marziali. Avevo 14 anni quando, guardando la televisione, mi imbattei in uno dei film più strani che avessi mai visto.

Dialoghi intricati, surreali monologhi sul Kung Fu e su un fantomatico attore giapponese, così famoso da quelle parti, ma che non avevo mai sentito nominare. Quel film era Una vita al massimo (di cui Tarantino aveva curato la sceneggiatura) e quell’attore era uno degli artisti marziali più famosi di tutti i tempi: il Sonny Chiba che avrebbe interpretato Hattori Hanzo in Kill Bill: Volume 1.

MyZona

Proprio le arti marziali sono al centro di una delle più famose e discusse scene dell’ultimo e pluripremiato film di Quentin Tarantino: quel C’era una volta a… Hollywood che, grazie a un’incredibile coralità di citazioni e personaggi, rende omaggio all’intero carrozzone hollywoodiano. La scena di cui parliamo oggi è quella del combattimento tra Bruce Lee (Mike Moh) e il Cliff Booth magistralmente interpretato da Brad Pitt. Potrebbe sembrare una sequenza come le altre: un semplice passaggio che accompagna la presentazione dei personaggi. Pochi però sanno che, in realtà, quello che vediamo nel film non è tutto frutto della fantasia del regista. Per affrontare questo discorso, però, occorre partire da due brevi ma importanti presentazioni:

BRUCE LEE – Non credo ci sia molto da dire su di lui, rispetto a quanto non sia già stato fatto. Attore, regista, produttore e sceneggiatore, filosofo, scrittore, lottatore e senza ombra di dubbio, l’artista marziale più influente di sempre. Autentica icona per milioni di appassionati, nato a San Francisco ma cresciuto ad Hong Kong, a causa del temperamento esuberante trascorre un’infanzia turbolenta che lo porta spesso a scontrarsi con la delinquenza locale.

La sua vita si intreccia ben presto con le arti marziali e il shifu Yip Man (che ispirerà il film Ip Man del 2008). Emigrato negli USA, si concentra sullo studio approfondito delle discipline marziali, accompagnando una ferrea preparazione fisica a quella mentale. Nel 1966 crea un proprio stile di combattimento, fondendo le tecniche del Wing Chun a quelle del pugilato, del Kung Fu e delle arti marziali a distanza, creando il Jeet Kune Do e divulgando i “segreti” delle arti marziali, finora custoditi gelosamente dalla comunità cinese.

Il successo cinematografico arriva negli anni ’70 con Il furore della Cina colpisce ancora, Dalla Cina con furore e, soprattutto L’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente che lo vede affrontare Chuck Norris, nello scenario del Colosseo, in quella che è ricordata come la più famosa scena di arti marziali della storia del cinema. I 3 dell’Operazione Drago sarà l’ultimo film di Bruce Lee: secondo nelle classifiche degli incassi della stagione 1973 (dietro a L’esorcista di Friedkin), consoliderà l’immagine dell’attore come caposaldo della cinematografia mondiale sulle arti marziali. Muore nello stesso anno per edema cerebrale, anche se l’autopsia non chiarirà mai definitivamente le effettive cause di morte, lasciando dietro di sé un alone che sa di leggenda, mistero e congetture e che perdura ancora oggi attorno alla sua figura. Aveva 33 anni.

CLIFF BOOTH – La figura è liberamente basata sullo stuntman personale di Burt Reynolds, Hal Needam. Nella scena dello scontro con Bruce Lee, però, ad ispirare il personaggio che è valso a Brad Pitt l’Oscar come Migliore attore non protagonista, è tale Ivan Gene LeBell. Sconosciuto ai più, ma vero feticcio per gli appassionati di arti marziali, LeBell è attore, ex-stuntman, insegnante di arti marziali, wrestler e autentica leggenda dello judo.

Vanta partecipazioni in più di 1000 film e ben 12 libri all’attivo come autore. Nel 2000 la USJJF (United States Ju-Jitsu Federation) gli conferisce il IX Dan nel JuJitsu e nel Taihojutsu, mentre nel 2005 ottiene il IX Dan nel JuJitsu tradizionale. Precursore delle odierne MMA, ha partecipato al primo incontro interdisciplinare trasmesso in televisione, dove ha affrontato e sconfitto al quarto round, il pugile Milo Savage.

C’ERA UNA VOLTA A… HOLLYWOOD – Nella scena del film, un carismatico Bruce Lee/Kato intrattiene la crew durante una pausa sul set di un episodio de Il Calabrone Verde. Lee analizza la disparità di trattamento tra gli atleti neri di pugilato e gli artisti marziali bianchi, enfatizzando la bontà delle proprie tecniche ed arrivando ad autoproclamarsi sicuro vincitore, in un ipotetico scontro con l’allora campione del mondo dei pesi massimi di pugilato Cassius Clay.

La teoria di Bruce attira l’ironia dello stuntman Cliff Booth che, sicuro di smontare le idee del marzialista cinese accetta uno duello al meglio dei tre tentativi, in cui lo scopo è quello di mandare a terra l’avversario, senza farsi troppo male. Al primo tentativo Lee riesce ad atterrare Cliff con un calcio volante, ma il secondo si risolve nettamente in favore dello stuntman che lancia il “Piccolo Drago” contro la fiancata di un auto parcheggiata sul set, danneggiandola pesantemente. Il terzo scontro non si concluderà mai: Bruce ne uscirà parzialmente ammaccato e Cliff licenziato.

COME ANDÒ VERAMENTE? – La realtà è che non andò propriamente in quel modo. Ma un acceso diverbio (e anche qualcosa di più) tra Bruce Lee e Gene LeBell si verificò davvero sul set di The Green Hornet. A svelare l’accaduto sarebbe stato, qualche anno dopo, il coautore dell’autobiografia dello stesso LeBell. Bruce Lee stava letteralmente “prendendo gli stuntman a calci nel culo” durante le scene di combattimento. Il coordinatore degli stuntman suggerì quindi a LeBell di bloccarlo per ammorbidirlo e renderlo inoffensivo. Gene si avvicinò alle spalle di Bruce Lee imprigionandolo in una headlock (presa alla testa dal retro) sotto gli occhi increduli della crew.

Lui iniziò a fare i versi per cui era famoso ma non tentò di contrastarmiDisse LeBell. “Penso che rimase davvero sorpreso da quella mossa. Quindi lo sollevai e iniziai a correre per il set mentre me lo portavo sulle spalle”. È facile immaginare la reazione di Bruce Lee. “Iniziò ad urlare di lasciarlo stare e di liberarlo altrimenti mi avrebbe ammazzato. Ma io risposi: “non posso metterti giù, altrimenti mi ammazzi!” ed infine lo liberai”. La mossa di Gene non era stata vana. “Dai Bruce non uccidermi. Sto solo scherzando, campione!”.

Si chiuse tutto con una stretta di mano tra i due. Da quell’episodio, però, Bruce Lee capì i punti deboli del Jeet Kune Do. Iniziò un anno di duro allenamento assieme a Gene, in cui Bruce apprese le tecniche di sottomissione proprie del judo e del submission wrestling (vedi la mossa finale con cui si sbarazzerà di Chuck Norris nel Colosseo), mentre l’americano sviluppò le proprie tecniche di calcio e striking grazie alle peculiarità del Kung Fu.

SHANNON LEE E QUENTIN TARANTINO – Certo è che nella succitata scena, Bruce Lee potrebbe apparire come il fessacchiotto “dalla bocca larga e la miccia corta”, proprio come apostrofato sul set da Brad Pitt. Da qui, infatti, nasce l’infinita querelle di polemiche tra la figlia dello stesso Bruce, Shannon, e il regista italoamericano. “Ha fatto apparire mio padre come uno scemo arrogante”. Ovviamente gli appassionati di Tarantino sono ben consci della passione che lo stesso regista nutre nei confronti di Bruce Lee. E pare evidente che il reale significato della scena sia, in realtà, quella di omaggiare la carismatica figura di Cliff, proprio mettendolo a confronto con uno dei migliori artisti marziali di sempre.

Se hai intenzione di provare quanto è indistruttibile una persona, farlo combattere Bruce Lee è il modo migliore per ottenere il risultato. Se Cliff affrontasse Bruce Lee in un torneo di arti marziali al Madison Square Garden, Bruce lo ucciderebbe. Ma se Cliff e Bruce stessero lottando nella giungla delle Filippine in un combattimento corpo a corpo, allora Cliff ucciderebbe Bruce”.

Da leggere anche

Riccardo Colella
Ha visto cose che voi umani non potreste immaginarvi, francamente se ne infischia e la sera non va a letto presto. Pensa in fretta quindi parla in fretta, dal Daily Planet a The Walk of Fame, per un’offerta che non poteva rifiutare e la vita è una questione di riflessi. Ogni tanto dà la cera e toglie la cera ma nessuno può chiamarlo fifone. È un bravo ragazzo, beve Martini agitato, non mescolato e la vanità è decisamente il suo peccato preferito.

Speciale multimedia

spot_img

Ultimi inseriti

esplora

Altri articoli