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Cinema

Celentano, 82 anni da (anti) rockstar

Fabio Iuliano

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Musicista, sceneggiatore, scrittore, montatore, opinionista, conduttore tv. Quante etichette potresti assegnare ad Adriano Celentano, 82 anni oggi. Nato il 6 gennaio 1938 a Milano nella via Cristoforo Gluck resa famosa proprio da una sua canzone.

Oggi via Gluck è una strada stretta e lunga, dimenticata, abitata in massima parte da stranieri, arabi e cinesi (ci sono vari centri massaggi). Una strada a senso unico da cui non capita mai di passare, a meno che non si voglia proprio andare lì. “Mia madre”, si è trovato a raccontare, “mi partorì che aveva 45 anni e allora si era considerati ‘vecchi’. Infatti non preparò il corredino dei neonati, diceva che non sarei sopravvissuto. Io iniziai subito a urlare come un disperato per esorcizzare quella ‘profezia’ che forse avevo intuito già nel grembo di mia madre. E non ho più smesso”.

E dunque, il figlio meno atteso e meno voluto sarebbe divenuto un artista che in quasi sessant’ anni di carriera avrebbe cambiato la musica e per certi versi il costume dell’ Italia del dopoguerra, il modo di comunicare, il modo di fare televisione e spettacolo, guadagnandosi sul campo definizioni assai diverse tra di loro come “Il provocatore”, “Animale da palcoscenico”, “Re degli ignoranti”, “Predicatore”, “Inventore del silenzio mediatico”, “il cretino di talento” e, ovviamente, “Il molleggiato”.

Milano negli anni ‘50 raccoglieva tanti fermenti nuovi, in campo economico, culturale e anche musicale. Il giovane Celentano seppe cavalcare in pieno l’onda cominciando a esibirsi al SantaTecla, all’Ancora e in altri locali che danno spazio ai gruppi nascenti di rock’n roll. I Rocky Boys sono il primo gruppo di cui si ha traccia e di cui ha fatto parte Celentano.

Non solo la musica, ma anche il cinema è stata fonte di grandi suddisfazioni artistiche per Calentano. Il debutto sul grande schermo è precoce. Nel 1959 era nel cast di “I ragazzi del juke box”, un “musicarello” che era in pratica una sfilata di cantanti e canzoni. Ma un anno più tardi ad accorgersi di Adriano fu addirittura Federico Fellini che gli ritagliò una piccola parte nella “Dolce vita”. Nel film il “molleggiato” si esibisce in un locale di Roma dove Mastroianni e la Ekberg arrivano per trascorrere la serata.

Queste alcune delle pellicole che lo hanno visto come protagonista: Serafino (1968) di Pietro Germi; Yuppi Du (1975) che vide Celentano stesso alla regia, così come in Joan Lui – Ma un giorno nel paese arrivo io di lunedì (1985). Bluff – Storie di truffe e imbroglioni (1976) di Sergio Corbucci. Lui è peggio di me (1985) di Enrico Oldoini. Mani di velluto (1979), Il bisbetico domato (1980), Asso, Innamorato pazzo (1981), Grand Hotel Excelsior di Castellano e Pipolo.

Ha sposato Claudia Mori nel 1965 anche lei cantante e attrice conosciuta sul set del film “Uno strano tipo”. Precursore di mode musicali, dei temi ambientalisti, anticipatore del ribellismo, Celentano si è dimostrato innovatore anche in campo imprenditoriale: è uno dei primi cantanti italiani a fondare una casa discografica in proprio, scommettendo su se stesso. L’etichetta “Clan” viene registrata nel 1961 ma conosce il suo apice a partire dalla metà degli anni ‘60.

Memorabile l’intervista di Celentano, che non sa parlare inglese, con i R.E.M., assieme ad Asia Argento. Era il maggio 2001: la band di Michael Stipe è in Italia per presentare “Reveal”. Celentano è in prima serata su Rai1 con “125 milioni di cazzate”. Segue il video (da far partire dal 1 ora 2′ 14″). E riuscì anche a far perdere la pazienza a David Bowie.

Oggi è anche il compleanno di Paolo Conte, 83 anni. C’è un filo musicale che collega la storia di Celentano a quella di un altro grande artista festeggiato oggi, domenica 6 gennaio 2019: l’avvocato di Asti infatti è tra gli autori di Azzurro, una delle canzoni più amate portate al successo dal Molleggiato. In questa giornata dell’Epifania cade anche il compleanno di Filippo Neviani (48 anni) in arte Nek, nato il 6 gennaio 1972 nella sua Sassuolo.

Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

Cinema

Coronavirus: è morto Andrew Jack, il maggiore Ematt di Star Wars

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Era noto per aver interpretato il maggiore Caluan Ematt nella saga di Star Wars, negli episodi “Il risveglio della forza” del 2015 e “Gli ultimi Jedi” del 2017. Andrew Jack è morto ieri, in Inghilterra, stroncato dal Covid-19, diagnosticatogli tre giorni prima del decesso, quando ormai era troppo tardi. Le complicazioni respiratorie e la conseguente infezione polmonare sono risultate fatali.

Lo ha reso noto il suo manager, Jill McCullough, che ha sottolineato come, a causa del virus, non ha potuto salutare l’ultima volta l’amata moglie, Gabrielle Rogers, anche lei attrice. Scene che purtroppo conosciamo bene anche qui in Italia.

Come riportato anche dal Corriere della Sera, la stessa Rogers ha voluto scrivere un saluto d’addio sui proprio account social media. “Ad Andrew Jack è stato diagnosticato il coronavirus due giorni fa. Non provava dolore e se ne è andato via pacificamente sapendo che la sua famiglia era tutta con lui“.

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Coronavirus: Tom Hanks e la moglie hanno sconfitto il virus

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Tom Hanks e la moglie, Rita Wilson, avrebbero sconfitto il Coronavirus. Dopo i quindici giorni di quarantena obbligatoria, necessaria per aver rivelato di aver contratto il virus mentre era in Australia per girare il suo ultimo film, ieri è tornato a casa, a Los Angeles. A darne notizia è Just Jared, sito di gossip a stelle e strisce.

L’attore e la moglie avrebbero dunque passato indenni la prova del tampone, quello che, in questa circostanza, avrebbe accertato la positività al Covid-19. Ma fortunatamente sembra essere risultato negativo e, in virtù di tale possibilità, Hanks ha potuto prendere l’aereo e tornare negli Stati Uniti.


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Cinema

Edoardo Pesce è Alberto Sordi nel film tv che omaggia l’artista romano

“Permette? Alberto Sordi” racconta i vent’anni in cui il giovane Sordi è diventato l’Albertone nazionale, colui che “non ci ha mai permesso di essere tristi”

Antonella Valente

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“Permette? Alberto Sordi” è un film che festeggia ‘Albertone nazionale’ a cento anni dalla sua nascita.

La Rai rende omaggio ad uno dei più illustri attori del cinema italiano con un film tv in onda oggi in prima serata su Rai1 a partire dalle 21.
Con la regia di Luca Manfredi, figlio del celebre Nino, ad interpretare il ruolo di Alberto Sordi troviamo Edoardo Pesce, attore romano vincitore del David di Donatello come attore non protagonista in “Dogman” di Matteo Garrone.
La pellicola racconta i 20 anni della formazione di Sordi come uomo e come artista. Parte, infatti, dal 1937 quando venne escluso dall’Accademia dei filodrammatici di Milano a causa della sua particolare candenza romana. Tornato nella capitale, gli venne affidato da esordiente il doppiaggio di Oliver Hardy, della coppia Stanlio e Ollio, e pian piano iniziò a lavorare nel varietà e nelle radio.
Diversi incontri importanti hanno segnato gli anni della formazione di Sordi, a partire da Andreina Pagnani, già allora diva della prosa e del doppiaggio, senza dimenticare la vicinanza di un giovane regista quale Federico Fellini che sognava di fare cinema o di Vittorio De Sica.

Il film descrive gli amori, le amicizie, le ambizioni e la determinazione di un artista che sarebbe diventato famoso in tutto il mondo, uno degli attori più accreditati e richiesti dal cinema italiano. Sordi non si accontentò di fare il doppiaggio, voleva mettere la sua faccia sul grande schermo.


“Credo di essere stato capace di rendere l’idea di un Alberto Sordi più giovane e sembra che siamo riusciti a consegnare un affettuoso omaggio a questo grande artista per il suo centenario – dichiara Edoardo Pesce – la romanità che ho dato è la stessa che ho vissuto nella mia famiglia che è romana da oltre quattro generazioni. In casa si è sempre parlato romano, in maniera dialettale e bella, con quella romanità che può essere definita quasi poetica. Non il romanaccio, diciamo, odierno. Quella romanità musicale che si rifaceva ad Aldo Fabrizi, Proietti, Petrolini, Alberto Sordi stesso, che ho riproposto in questo film anche senza troppa fatica”.

“Penso di aver messo molto di me in questo personaggio – continua Pesce – Mi sono approcciato ad Alberto Sordi non come persona ma come personaggio e maschera della nostra cultura e commedia, come farebbe un napoletano con la maschera di Pulcinella. Ecco io ho indossato quella di Sordi con la sua musicalità, tono ed espressione. Ho seguito il consiglio del mio amico Marcello Fonte e il giorno del compleanno di Alberto, il 15 giugno, sono andato sulla sua tomba al Verano a portargli dei fiori e gli ho detto “Signor Sordi, lei di brutte figure non ne fatte mai, speriamo non ne faccia fare anche a me!”.

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