Caterina de’ Medici: un’italiana alla corte di Francia

È una delle più famose donne della storia d’Italia. Potente, abile politica, ancora oggi figura controversa. Scopriamo insieme chi era veramente Caterina de’ Medici, regina di Francia.

La vita

Nata a Firenze il 13 aprile 1519, Caterina “la duchessina” de’ Medici, rimase praticamente in fasce orfana sia di madre che di padre. Figlia di Lorenzo II de’ Medici duca d’Urbino, la sfortuna la perseguita e in tenera età viene presa come ostaggio dai nemici della sua famiglia quando diviene pontefice Clemente VII, suo parente, alleato con i francesi e contro l’imperatore Carlo V. Questo portò al Sacco di Roma e a numerose rivolte a Firenze contro lo Stato Pontificio. Le violenze di quegli anni segnano profondamente la giovane Caterina che per tutta la vita si porterà dietro quel dolore.

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A 14 anni, sempre per volere del Papa – che nel frattempo l’aveva portata a Roma e fatta educare da principessa- viene data in sposa a Enrico d’Orléans, secondogenito del Re di Francia, Francesco I. Nonostante fosse molto amata dal re, era molto meno cara a suo marito Enrico, Caterina è colpevole di essere sterile e lui si circonda di amanti. Nel 1536, con la morte del primogenito del re, Francesco di Valois, Enrico e Caterina divennero gli eredi al trono di Francia. Alla fine Caterina resta incinta e nel 1544 nasce suo figlio, anche lui Francesco.

Nel 1547 muore il re Francesco I e Enrico II e Caterina salgono al trono. Nel 1549, da orfanella che era, viene finalmente incoronata regina. Il marito muore nel 1559 mentre sta prendendo parte a una giostra cavalleresca e Caterina, che pare lo amasse molto, ne resta sconvolta. Decide così di indossare abiti neri per tutta la vita. Fu lei a introdurre il colore nero per le occasioni funebri, all’epoca infatti il colore del lutto era il bianco. Cambiò anche il suo stemma: una la lancia spezzata con sopra il motto latino Lacrymae hinc, hinc dolor, ovvero “Da qui le mie lacrime, da qui il mio dolore”. 

Caterina sarà da questo momento in poi regina reggente e gestirà di fatto il potere alla corte di ben tre dei suoi figli. Sarà testimone di eventi tragici come la notte di S. Bartolomeo, tra il 23 e il 24 agosto 1572, quando migliaia di protestanti vennero uccisi a Parigi e in tutta la nazione. Fu molto il sangue che inondò le strade francesi sotto il “regno” di Caterina e molti sono i dubbi sulla natura dei mezzi scelti dalla fiorentina per raggiungere i suoi scopi. Per questo la sua figura è ancora oggi avvolta nel mistero.

Strega o abile stratega?

Viene definita dai suoi coetanei “tracagnotta”, “bruttina”, pallida e con gli occhi a palla, tratto caratteristico della famiglia Medici. Fu anche chiamata “grassa bottegaia” quando arrivò in Francia per la prima volta per prendere parte al suo matrimonio. Si racconta di lei che ricorse al veleno per sconfiggere i suoi nemici, che avesse addirittura avvelenato l’amato suocero, col solo scopo di diventare regina. Alcuni pensano che fu lei la mandante della strage di S. Bartolomeo.  

Considerata da tutti sterile, fu accusata di aver usato la magia nera quando rimase incinta per la prima volta: la si poteva vedere girare per il palazzo con appeso al collo un sacchetto contenente ceneri di rana e testicoli di maiale. Fu, anzi, proprio definita “la regina nera”, complice il fatto di aver messo al mondo 10 figli di cui solo 7 superarono l’infanzia. Il suo ottavo figlio invece, era affetto da nanismo. Oggi appare molto più sensato pensare che Caterina fosse un’abile stratega, regina potente e capace di barcamenarsi magistralmente tra gli intrighi di corte, riuscendo in tal modo a preservare negli anni e nonostante gli eventi la propria posizione.

Innovatrice e dal gusto impeccabile

Sappiamo che Caterina era una brava cacciatrice e amante dell’equitazione, spesso infatti accompagnava il suocero nelle sue uscite. Parlando proprio di moda equestre la sua innovazione più famosa è stata certamente l’uso delle mutande. Non fu lei a inventarle, probabilmente fu Isabella d’Este e già usate da Lucrezia Borgia. Ma spetta sicuramente a Caterina il merito di averle introdotte in Francia, rendendole famose in tutta Europa. Le donne di allora cavalcavano stando sulla “sambue una seduta imbottita posta su un lato del cavallo su cui la dama si sedeva lateralmente: per questo poteva andare solo al passo.

Per permettere anche alle signore di concedersi galoppo e cavalcata, Caterina fece fabbricare un apposito sedile, una specie di sella che consentiva di stare in groppa al cavallo tenendo comunque entrambe le gambe da una parte sola. Ma salire e scendere da questa nuova sella per le donne era complicato. Potevano mostrare le gambe o addirittura le parti intime. Fu a questo punto che la Medici introdusse l’uso delle mutande. “(Dis)grazie” coperte, scandalo scongiurato.

Leggendaria è inoltre la passione della nobildonna per il cibo. Fu lei infatti a illuminare la Francia, abituata a tavole ancora rustiche e spartane, con raffinatezze tipiche della cucina delle corti italiane. Portò a corte alcuni tra i migliori cuochi fiorentini, permettendo così per la prima volta che si differenziassero i piatti salati e piatti dolci. I suoi abilissimi pasticceri getteranno le fondamenta per la creazione di alcuni tra i più noti dolci dell’attuale tradizione francese. Fu lei inoltre a portare all’attenzione dei nobili francesi la forchetta, introducendoli al moderno e tanto caro “bon ton”.

Una storia importante, segnata dal dolore e dalla perdita fin dai primi anni di vita. Un’esistenza per nulla semplice tra giochi di potere, guerre, tradimenti. Possiamo immaginare che per superare tutto questo non servissero né magia né superstizione ma solo grade forza e notevole intelligenza. Sicuramente queste erano caratteristiche insolite per le donne dell’epoca a cui, meno che le doti, mancavano le occasioni.

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Licia De Vito
Archeologa, nata e cresciuta in Abruzzo, vive a Roma dal 2009. Dopo la laurea magistrale conseguita presso l’Universita “La Sapienza” di Roma ha proseguito gli studi frequentando la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dello stesso ateneo. Appassionata di storia e viaggi, avrebbe voluto essere Lara Croft, è diventata un “Ummarell”.

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