Carlo Lucarelli: Dopo l’emergenza studieranno l’eroismo italiano. Con i miei personaggi? Ho un rapporto di curiosità

Scrittore, sceneggiatore e conduttore televisivo, Carlo Lucarelli è uno dei volti di punta della televisione italiana che ha tenuto per anni milioni di spettatori incollati allo schermo con programmi televisivi come “Blu Notte”, “La Tredicesima Ora” e tanti altri.
Padre del commissario De Luca, dell’ispettore Coliandro e del capitano Colaprico, solo per citarne alcuni, è anche ideatore di fiction ispirate ai suoi testi e della serie di successo “La porta rossa”.

Classe 1960, Lucarelli è uno dei massimi esperti dei misteri della cronaca italiana ma è anche un attento osservatore dei tempi che corrono e della precarietà che ad oggi più che mai la fa da padrona. E’ anche autore di “Controcanti”, spettacolo andato in scena al Teatro dei Marsi di Avezzano (AQ) lo scorso 2 marzo , in cui uno scrittore in fuga trova rifugio in uno scantinato e dove viene raggiunto da due musicisti insieme ai quali inizierà un viaggio semiserio tra gli orrori della censura dell’epoca fascista.

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“Controcanti” è uno spettacolo che unisce storia, musica e mistero. Come nasce l’idea e perchè questo titolo?

In realtà nasce da una specie di intervista teatrale con Marco Caronna (voce e chitarra) e Alessandro Nidi (pianoforte), che sono con me sul palco. Si trattava di una chiacchierata e con il tempo è diventata sempre più teatrale. All’inizio abbiamo parlato della scrittura, poi della censura e alla fine abbiamo pensato che potesse avere una forma ancora più teatrale. Abbiamo iniziato a fare delle ricerche su cosa significasse la censura nel campo musicale, televisivo, dal punto di vista dei contenuti e abbiamo messo insieme questo spettacolo, fingendo di essere all’interno di una specie di radio clandestina congelata nel tempo.

Sei un esperto della polizia fascista, hai scritto anche una tesi di laurea su questo argomento, dal titolo “La visione della polizia nella memoria degli antifascisti”.
Come nasce la tua curiosità su queste tematiche?

Premesso che alla fine non mi sono mai laureato, la tesi è diventata il mio primo romanzo. Quando facevo l’università avevo iniziato a leggere e studiare un pò di cose che avevano a che fare con quel periodo. Studiavo filosofia politica e molto altro che mi aveva incuriosito su cosa significasse una dittaura. Mano a mano questa curiosità si è sposata con un’altra che avevo in mente, rispetto al romanzo giallo. Infatti, in questo c’è sempre un eroe, un investigatore, che di solito è un personaggio positivo, magari un pò strano, ma una brava persona, un eroe senza macchie e paure. A me piaceva, invece, l’ambiguità del poliziotto istituzionale, che è il detective del giallo, che se da un lato è un personaggio positivo e prende il lettore per mano portandolo fino alla fine, dall’altro nella situazione sociale in cui vive può essere negativo. A me piaceva questa ambiguità. Ho sposato l’idea di inserire personaggi cattivi anche se sono buoni e con uno sfondo che per me era perfetto, quello fascista, della repubblica sociale.

Uno dei tuoi programmi tv, su Rai 3, si intitolava “La Tredicesima ora”, in cui raccontavi storie di ribellione e di riscatto. Considerato il momento che stiamo vivendo, secondo te in questo periodo di isolamento forzato c’è la possibilità di un riscatto personale ma anche collettivo dell’intero paese?

Sicuramente sì. Una delle cose tipiche degli italiani è proprio la capacità di avere un riscatto nei momenti di emergenza. Proprio quando c’è un gran casino improvvisamente l’italiano dà il meglio di sè, dal volontariato, ad ogni forma di aiuto, è sempre in prima fila. Alla fine quello che è a salvare il mondo è un italiano. Sicuramente riusciremo ad avere un grosso riscatto. Basti pensare a chi si sta impegnando per tenere in piedi la macchina della sanità che sta facendo un lavoro di frontieria che neanche i fanti della prima guerra mondiale. Queste persone rischiano di ammalarsi, ma stanno lì come dei muli – in senso positivo – e tirano avanti. Questo è un grande riscatto. Il resto del mondo ci ha preso un pò in giro, ma credo che fra qualche mese verranno a studiare per vedere come si fa ad essere così eroici. Da un punto di vista personale, invece, con questo isolamento abbiamo molto tempo a disposizione, soprattutto per pensare, al di là di ogni problematica che quotidianamente ci si trova a vivere e che molte persone devono affrontare.

All’intero dei tuoi gialli, romanzi, testi, c’è un personaggio al quale sei maggiormente legato? Generalmente che tipo di legame c’è con i protagonisti dei tuoi lavori letterari?

C’è un rapporto di curiosità, altrimenti non li scriverei. Mi interessa sapere cosa succede dei personaggi di cui scrivo, perche non sono io. E questa cosa mi piace molto, c’è un rapporto di vicinanza e distanza allo stesso tempo. Alcuni mi incuriosiscono di più, altri di meno, ma succede a periodi. In alcuni momenti, ad esempio, De Luca mi poneva più domande, ma non per questo lo preferivo ad altri. Ad esempio dopo la fiction sul commissario De Luca, mi era stato chiesto di continuare a scriverne per una seconda stagione. Dissi di no, perchè temevo che questo personaggio diventasse come Coliandro, meraviglioso, ovviamente, ma, ormai, prodotto televisivo. Era uscito dalla dimensione letteraria e avevo paura che potesse accadere la stessa cosa con De Luca. In quel momento la cosa più giusta era quella.

Sei un grande appassionato di musica. Tra Coliandro, De Luca, Grazia Negro e Colaprico, tuoi personaggi ricorrenti, se fossero una band o un’artista musicale, chi sarebbero?

Non saprei, non è mica facile dirlo (ride ndr). Li vedo molto legati alla dimensione musicale in cui li ho messi e quindi faccio fatica a rispondere.

Dove trovi l’ispirazione per i tuoi lavori letterari?

Di solito dalle cose che succedono. Quello che fa venire in mente tutto, però, è probabilmente una specie di punto interrogativo che c’è nei tempi. C’ho riflettuto molto e in effetti l’ultimo romanzo parla di una situazione simile a quella che stiamo vivendo ora. Tutti chiusi in casa, nell’inverno più nero, il pericolo che c’è fuori, la paura, gli ospedali in tilt, il coprifuoco. Forse, però, questo tipo di precarietà è qualcosa che stiamo vivendo da alcuni anni a questa parte, dal riscaldamento globale agli tsunami, dagli incendi in Australia fino ad arrivare al Coronavirus e tanto altro. E’ come se si avesse la sensazione di essere sotto attacco, le cose che valevano prima ora non valgono più, dobbiamo riconquistarcele o dobbiamo cambiare per tenerle. Tutto questo era nell’aria e da lì è nata una storia, ambientata, però, nel ’44 (“L’inverno più nero”, edito Einaudi, uscito lo scorso 3 marzo ndr).

Pensi che con “Blu Notte” sei stato uno dei primi, se non il primo, storyteller italiano?

Si, non perchè sia stato il più bravo, ma perchè sono stato uno dei primi. In precedenza ci sono state altre esperienze, come “Telefono giallo”, in cui si raccontava cronaca. Ma c’è stato anche Alessandro Baricco, da cui ho preso molto, anche se non sembra. Sono stato uno dei primi perchè al tempo le cose si facevano in maniera diversa. A raccontare erano i giornalisti che avevano un’altra tecnica. Dopo di me, molti non mi hanno imitato ma hanno rifatto la stessa cosa, ma solo perchè quel tipo di narrazione si fa in quel modo e basta.

C’è un ulteriore format tv che ti piacerebbe realizzare?

Si! Per un anno abbiamo fatto “Milonga Station”. Quel programma di intrattenimento che sembrava un varietà, ma non lo era, mi era piaciuto molto ed era un modo per parlare di letteratura e cinema. Mi sono anche divertito a fare “Almost True”, in cui delle vicende false venivano raccontate come se fossero vere. Ad oggi è impossibile realizzare un format simile perche le fake news, ormai, circolano nel quotidiano e le balle diventano vere. Io comunque posso fare solo questo, vengo fuori, racconto una storia e vado via.

In “Un giorno dopo l’altro” citi tantissime volte i testi di alcune canzoni dei Subsonica...

Sono da sempre un fan dei Subsonica! La logica era quella di utilizzare brani musicali che raccontassero un pezzettino della storia e i loro erano perfetti. Li ascoltavo tantissimo in quel periodo

… se non sbaglio era 2000 e l’anno precedente era uscito “Microchip emozionale”..

Si, l’album era quello lì. C’era “Colpo di pistola”, “Livido Amniotico” e “Tutti i miei sbagli”. Alcuni brani erano perfetti e ho messo un loro concerto di fianco alla storia. Sono stato contento, alla fine, perchè in uno degli album mi hanno ringraziato per averli inseriti nel mio romanzo. E’ stato un grande onore!

Si ringrazia Alessandro Martorelli

ph. Mondadori Portfolio via Getty Images

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Antonella Valente
Laureata in Giurisprudenza e Giornalista Pubblicista dal 2018, ama il teatro, il cinema, l'arte e la musica. Appassionata di recitazione, si diletta a salire su un palco di tanto in tanto. In altre sedi, anche Avvocato.

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