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Musica

Brunori Sas racconta la passione per Baumann: dalle riflessioni alle domande, quando la filosofia diventa musica

Redazione

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Intervenuto quest’oggi nell’ambito del programma streaming Prendiamola con Filosofia, Brunori Sas, fresco autore del nuovo album “Cip“, ha risposte alle domande circa la sua grande passione per il filosofo, sociologo e pensatore polacco Zygmunt Baumann. Le riflessioni prendono spunto da alcuni dei suoi brani, “La Vita Liquida” su tutti, tratto da “A Casa Tutto Bene”, disco pubblicato nel 2017, in cui l’ammirazione per i concetti espressi da Baumann sono magistralmente tributati con un testo meraviglioso.

Al tempo stesso, però, si è discusso di come la tecnologia abbia un ruolo fondamentale in questi giorni, non solo per chi lavora da casa, ma anche per la musica che, non potendo essere suonata dal vivo, per essere veicolata può contare almeno sul supporto dei social network. “Sono canali fondamentali. La mia resistenza a essi era completamente fuori luogo ma, come spesso accade a chi osteggia qualcosa – come ad esempio ai moralisti – quando si rompono gli argini si finisce per restare affascinati proprio da quel qualcosa”, ha dichiarato un divertito Brunori. “Finita la quarantena, però, voglio tornare a manifestare la mia avversione antitecnologica”.

Gli chiedono di Baumann, di cosa potrebbe pensare circa queste settimane drammatiche. Individuato come esperto del filosofo polacco, ha risposto ridendo “Mi fa piacere che l’aver scritto una sola canzone su di lui mi renda un esperto. Mi sembra stiamo esagerando. Cosa direbbe Baumann? Non saprei, questo pezzo l’ho scritto perché mi ero ripromesso di parlare delle mie paure, delle mi angosce e delle mie ansie che, come spesso accade, sono ricollegate al contesto reale e virtuale in cui vivo”.

C’è una sorta di dissidio e di attrazione verso la tecnologia. E’ inevitabile e obbligatorio, però, dare uno sguardo alla vita virtuale. Baumann è stato una grande e alcuni suoi testi hanno avuto la capacità di chiarire alcune cose e unire alcuni puntini, che è la capacità straordinaria dei grandi intellettuali che hanno la facilità nel saper divulgare. In questo periodo è fondamentale. Non sempre è così facile mediare e stabilire connessioni con le persone mediante un linguaggio abbastanza semplice. Se l’ho capito io….”

Uno sguardo anche su un tema di strettissima attualità che solo questa emergenza sanitaria ha posto momentaneamente in secondo piano. “Baumann spesso e volentieri parlava di come i migranti fossero utilizzati in funzione di trovare un bersaglio alle angosce, all’inquietudine della minaccia incombente che non ha un corpo. Il migrante lo ha e quindi era facile, secondo lui, canalizzare le paure su un corpo”.

Spunti per parlare ce ne sono, ce ne sarebbero infiniti con un artista colto. Prima di chiudere si parla di passato, del fascino che può esercitare su una persona. “Siamo stati tutti vittime di retromania o del vintage. Personalmente amo l’idea che non bisogna pensare che il passato vada eliminato. In quello che faccio, scrivo, canto e incarno c’è il desiderio di rimanere in bilico. Anche perché vivo e ho vissuto alcune realtà di paese molto arretrate. I miei anni ’80 li ho vissuti con la latenza degli anni ’60“.

Ho questa idea che si possano vivere più tempi. E in questo la tecnologia è un supporto. E’ molto difficile immaginare un futuro in questo momento perché gli input e gli elementi che abbiamo a disposizione sono tanti che non riusciamo a conclamarli. Intravediamo un futuro distopico alla Black Mirror in cui saremo sempre più dipendenti dalla macchine. Non nascondo che spesso mi lascio andare a pensieri che non siano propriamente rosei. Ho cercato, nei miei ultimi lavori, di vedere futuri non sempre negativi, ma ho cercato di avvicinarmi a ciò che piace. L’incertezza è sempre stata la chiave dell’umanità, quindi ben venga se foriera di cose buone“.

Entertainment

Festival e grandi concerti: se ne riparla forse nel 2023. La previsione di Claudio Trotta

Antonella Valente

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“Gli spettacoli di massa negli stadi, negli autodromi, nei parcheggi, nei parchi, francamente (..) non credo proprio che li vedremo nel 2021, non immagino nemmeno che sia così certo che li vedremo nel 2022, forse nel 2023 o 2024, ma non nel 2021”.

“Questo non è stato dichiarato ufficialmente, ne comprendo le motivazioni ma sarebbe opportuno che se ne parlasse più profondamente e rendersi conto che non abbiamo una prospettiva a lungo termine”.

Con queste parole Claudio Trotta, fondatore della Barley Arts e promoter musicale tra i più autorevoli al mondo, ha focalizzato l’attenzione sul rischio, ormai sempre più concreto, di rivedere grandi concerti e festival solo tra due anni, nella migliore delle ipotesi.

L’intervista integrale

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Musica

George Harrison, il ricordo di un artista all’avanguardia

A soli cinquantotto anni Harrison chiuse per sempre gli occhi

Luigi Macera Mascitelli

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«Mi piacerebbe pensare che tutti i vecchi fan dei Beatles siano cresciuti e si siano sposati e abbiano avuto dei bambini e siano tutti più responsabili, ma abbiano ancora uno spazio nei loro cuori per noi»

É con questa sua bellissima dichiarazione che oggi, 29 novembre 2020, vogliamo ricordare l’anniversario della scomparsa di George Harrison. Compositore, musicista e soprattutto chitarra solista e seconda voce dei Beatles. A lui si deve la composizione di alcune delle migliori tracce del quartetto di Liverpool, tra cui Something, Here Comes the Sun e While My Guitar Gently Weeps.

Nato a Liverpool il 25 febbraio 1943, il giovane Harrison mostrò fin da subito una spiccata propensione avanguardistica per la musica. Non è un caso, quindi, che nel 2004 venne inserito nella Rock’n’Roll Hall of Fame.

La sua ascesa tra le divinità e leggende della musica iniziò a soli quindici anni, nel 1958, quando l’allora sconosciuto amico e compagno di scuola Paul McCartney lo presentò ad un altrettanto sbarbatello John Lennon. Era il 1956 quando quest’ultimo fondò i The Quarrymen, di fatto la prima band che fu poi il trampolino di lancio per i futuri Beatles.

Talentuoso ed abilissimo nel suonare la chitarra, Harrison impressionò Lennon eseguendo alla perfezione il brano Raunchy di Bill Justis Jr. e Sid Manker. Fu in quel momento che gli astri si allinearono, e un’aura quasi mistica si concretizzò, dopo tre anni, ossia il 16 agosto 1960, nel progetto The Beatles. Infine, il cerchio fu completo con l’entrata definitiva di Ringo Starr dietro le pelli.

Quel giorno di sessant’anni fa, grazie alla personalità forte e decisa e alla bravura nel saper pizzicare le corde, George Harrison diede il via alla Beatlemania e al colossale fenomeno di massa che ne derivò e che, a buon diritto, consacrò il quartetto al primo posto nella lista delle cento migliori band di tutti i tempi.

Ma non finisce qui, perché dopo lo scioglimento nel 1970, Harrison avviò il suo progetto solista, esplorando i meandri più ingarbugliati della musica. In particolare quella indiana di cui divenne uno dei maggiori interpreti. Il suo All Things Must Pass, il primo triplo album mai pubblicato da un solista, fu un vero e proprio successo che sbalordì fan e critica.

Ma il fato ama giocare brutti scherzi, e un terribile tumore al cervello, causato da un carcinoma polmonare, privò il mondo del suo talento unico ed inimitabile. A soli cinquantotto anni e con alle spalle una carriera musicale leggendaria e all’avanguardia, Harrison chiuse per sempre gli occhi, in quel maledetto 29 novembre 2001.

Il corpo vene infine cremato e le ceneri raccolte e sparse nel fiume Gange secondo la tradizione induista. Quel giorno la celebre Abbey Road divenne un luogo di ritrovo per tantissimi fan, vecchi e nuovi, raccolti per piangere la scomparsa di uno dei più grandi artisti di tutti i tempi.

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Musica

Un singolo lungo un album, “Beyond the Shores (on Death and Dying)” segna il ritorno degli Shores Of Null

Redazione

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Il terzo album degli Shores of Null, intitolato “Beyond the Shores (On Death and Dying)”, uscirà il 27 novembre 2020 per l’italiana Spikerot Records, un lavoro che dimostra la chiara intenzione di avventurarsi su percorsi meno battuti per creare il doom metal manifesto definitivo.

Un unico brano della lunghezza di 38 minuti che mette a nudo il lato più pesante, lento e drammatico della band romana, ispirato alle cinque fasi del lutto formulate dalla psichiatra svizzero-americana Elisabeth Kübler-Ross. All’interno del nuovo lavoro troveremo diversi ospiti tra cui Mikko Kotamäki (Swallow the Sun). Thomas A.G. Jensen (Saturnus) ed Elisabetta Marchetti (Inno).

Gli Shores of Null sono in grado di presentare un disco ancor più eclettico grazie all’inserimento di strumenti classici quali pianoforte e violino, il tutto magistralmente prodotto da Marco “Cinghio” Mastrobuono (Hour of Penance, Fleshgod Apocalypse), già all’opera sui precedenti capitoli della band.

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