Parole & Suoni, Blur e l’omaggio a Fitzgerald

Blur tender

Gli anni ’90 e l’inizio del terzo millennio, per gli amanti del britpop, sono stati gli anni del derby tra Oasis e Blur. Una sorta di nuova dicotomia in stile Beatles-Rolling Stones, Spandau Ballet-Duran Duran.

Il gruppo britannico formatosi nel 1988 e tutt’ora in attività, ha nel suo leader Damon Albarn, che insieme a Jamie Hewlett portava avanti anche il progetto musicale dei Gorillaz.

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I Blur hanno avuto il loro periodo di maggiore fortuna proprio negli anni ’90, decade in cui lo stile britpop conquistò le classifiche. Canzoni come “Girls & Boys” e “Parklife”, che risentono della cultura Mod e pubblicate nel terzo disco, consacrano il gruppo a livello internazionale.

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E ancora “She’s so high”, “The Universal”, “Beetlebum” e l’immortale “Song 2”, resa famosa anche per essere la colonna del videogioco “FIFA: Road to World Cup 98”. Quest’ultima fu realizzata nel 1997, due anni dopo quella famosa Battle Of Britpop del 1995 in cui fu sancita ufficialmente la rivalità con i mancuniani fratelli Gallagher.

Gli Oasis, infatti, il 14 agosto di quell’anno pubblicarono “Roll With It“. Lo stesso giorno i Blur lanciarono “Country House”. Fu l’inizio di una serie di voci, frecciatine, punzecchiature, citazioni nei libri (come nel caso di Noel che alluse ad un triangolo amoroso che coinvolgeva Albarn). La battaglia era anche a livello musicale, a colpi di recensioni, classifiche e vendite.

Fu infatti “(What’s the Story) Morning Glory?“, nel ’95 a vincere la classifica delle vendite tra gli album. Mentre fu proprio il brano “Country House”, lo stesso anno, a vincere le classifiche proprio a discapito di “Roll With It” degli Oasis.

Ma i Blur non sono un gruppo che vive dell’infantile sentimento dell’anti. Non esistono in quanto rivali di altri. Sono una colonna portante della cultura musicale britannica. Radici profonde che prendono spunto anche dalla letteratura. Legame, in qualche modo, allo stesso Regno Unito. Come nel caso del brano “Tender”.

Pubblicata nel 1999 nell’album “13”, la band la cantò per la prima volta dal vivo al Festival di Sanremo dello stesso anno. Un brano triste che parla della fine della relazione tra Damon Albarn e Justine Frischmann. E le parole d’apertura sono un richiamo al romanzo di Francis Scott Fitzgerald.

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“Tender is the night”. Tenera è la notte. Come il titolo dello scrittore americano che descrive come nasce e muore un amore. Con una serie di personaggi che intrecciano le loro vite. Tra questi il medico protagonista Dick che finirà la sua vita tra decadimento fisico e psicologico, dovuto alla separazione e all’abuso di alcol. La moglie invece dal divorzio otterrà una nuova linfa vitale accanto ad un altro uomo.

Il romanzo di Fitzegerald prende però spunto, o meglio omaggia, da “Ode to a Nightingale” dello scrittore londinese John Keats. Colonna portante del Romanticismo Keats fu sempre attratto dalla bellezza, ricercandola ovunque. Cogliendola laddove gli altri ne se ne accorgono. In questa poesia l’usignolo porta all’accettazione che il piacere è limitato. Solo la morte è inevitabile. Ma non pone comunque fine ad un essere. L’uccello cantierino continuerà comunque a vivere attraverso il suo canto. Anche qui c’è una separazione.

Se in “Tender” dei Blur e “Tender is the night” di Fitzgerald sono un uomo e la donna a separarsi, creando uno sfondo triste, in “Ode to a Nightingale” è l’usignolo a separarsi dalla vita e dal suo canto. Ma se nei primi casi è l’amore a rimanere nonostante la divisione, qui a sostenere l’idea della vitalità di qualcosa è il canto dell’uccello. Simbolo dell’immortalità.

Il brano della band inglese prova a richiamare ciò. Quando Albarn canta “Love’s the greatest thing that we have” è un inno all’amore che non deve morire. Che deve rinascere come i fiori a primavera. Ma è anche metafora delle tentazioni. Queste, come alcol e droga, possono essere appaganti nel breve periodo. Portando poi verso l’oscurità dalla quale è difficile ma possibile uscirne. Sempre attraverso l’amore. Che aiuta a guarire tutto. Anche la mente.

E la notte, quindi il buio, passa sempre. Lasciando indietro i demoni che l’hanno accompagnata. Diventando essa stessa tenera. O meglio “tender”.

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Nato a Roma grazie alle notti magiche di Italia 90, si laurea in Lettere con indirizzo storico all’Università di Roma “Tor Vergata”. Cresciuto tra la passione per la Roma ed i libri di Harry Potter punta ad una nuova laurea in Filologia. Ancora deve capire se essere un Grifondoro o il nuovo Totti