Connect with us

Musica

Patti Smith, Manuel Agnelli, Ben Harper & more: pelle d’oca per l’esecuzione di “People have the power”

Oltre a Patti Smith ed alla figlia Jesse al piano, compaiono numerosi partecipanti da oltre 25 paesi, 46 città e 6 diversi continent

redazione

Published

on

In occasione del sesto anniversario di Pathway to Paris – l’organizzazione no-profit fondata da Jesse Paris Smith (figlia di Patti Smith) e Rebecca Foon nel 2014 – ed in concomitanza con la settimana del Climate Week NYC 2020, Pathway To Paris pubblica oggi il video di ‘People Have The Power’, brano originariamente scritto da Patti Smith, grande sostenitrice dell’organizzazione, con Fred Sonic Smith, da sempre grandi attivisti.

Nel video, oltre a Patti Smith ed alla figlia Jesse al piano, compaiono numerosi partecipanti da oltre 25 paesi, 46 città e 6 diversi continenti: nel filmato, della durata di otto minuti, troviamo i contributi di Ben Harper, Michael Stipe, Stella McCartney, Joan Baez, il leggendario skateboarder Tony Hawk, Cyndi Lauper, Chris Stills, Youssou N’Dour, Nikolai Fraiture (The Strokes), Nick Zinner (Yeah Yeah Yeahs), Olof Arnalds, Manuel Agnelli, Giovanni Caccamo e numerosi altri volti noti in tutto il mondo, oltre a studenti, attivisti, sindaci, amici e collaboratori di Pathway to Paris.

Il risultato è un video fortemente energetico e ad alto impatto emotivo, una chiamata alla responsabilità di ogni individuo nei confronti del pianeta e dell’importanza del diritto al voto, in vista delle imminenti elezioni americane, ma anche, più in generale, sulla responsabilità di agire, di esercitare il diritto di scelta.

Il brano, ‘People Have The Power’, è stato scritto e registrato da Patti Smith e Fred Sonic Smith nel 1987, durante la gravidanza della figlia Jesse, e pubblicato nel disco ‘Dream of Life’ l’anno successivo, diventando subito un inno mondiale, una chiamata ad agire per quanto riguarda la tutela e la difesa dei diritti umani. 

Pathway to Paris è l’organizzazione no profit fondata nel 2014 da Jesse Paris Smith e Rebecca Foan. Con l’obiettivo di trasformare l’Accordo di Parigi in realtà, attraverso la ricerca e l’offerta di soluzioni innovative per combattere il cambiamento climatico globale, l’organizzazione riunisce musicisti, artisti, attivisti, politici, esperti e cittadini da ogni parte del mondo per partecipare a dialoghi, iniziative ed eventi.

In questa urgente crisi globale, Pathway to Paris sostiene che la collaborazione sia la chiave per trasformare le città verso l’utilizzo di energia rinnovabile al 100%.

Ora più che mai questo obiettivo diventa un’urgenza, soprattutto alla luce dell’emergenza pandemica mondiale che, dall’altro lato, mostra come la Terra abbia beneficiato del lockdown da parte dell’uomo.

www.pathwaytoparis.com

Musica

MustRow lancia “Un volontario dal pubblico”, primo album in studio in italiano

Fabio Iuliano

Published

on

È uscito oggi negli store digitali “Un volontario dal pubblico”, il primo album in italiano scritto, arrangiato e prodotto da Fabio Garzia, in arte MustRow. Dopo una lunga carriera, come collaboratore per artisti come Noemi, Elisa, Rkomi, Dj Shablo, Marracash, Carl Brave, Wrongonyou, MustRow decide di pubblicare un disco rock, puro e coraggioso: l’album è tutto ciò che non ti aspetti, è la porta in faccia ma anche la verità non detta, il vivere finalmente senza preoccuparsi di come si appare, è essere se stessi.

Il risultato è un sound internazionale ma assolutamente made in Italy, che dimostra come ancora oggi, anche in Italia, si possa fare un album rock moderno e credibile.

Voce graffiante e neanche troppo “educata”, MustRow, dopo l’album d’esordio in inglese “Sugar Baby”, autoprodotto e realizzato interamente da lui come musicista, compositore e arrangiatore, nel settembre 2019 pubblica il singolo “MALE(DIRE)”, prima canzone in italiano che segna l’inizio di un nuovo percorso musicale, nel quale il sound rock alternative d’oltreoceano rimane protagonista, ma questa volta incontrando il cantautorato italiano, senza nascondere le chitarre distorte che sostengono una vocalità particolare e dei testi che non vogliono essere leggeri.

L’utilizzo di strumenti fisici da una parte, e di campionamenti elettronici e synth dall’altra, danno alle sue produzioni un impatto potente che strizza l’occhio ad un sound internazionale. Caratteristiche che vengono riprese dal terzo singolo “Oggi sto bene”.

Qualche settimana fa era uscito anche “Non è musica”, un grido a qualcosa che non funziona dentro di noi. Un brano potente ed energico che dimostra quanto le chitarre distorte, se usate in modo moderno e senza i classici clichè, possano ancora essere rilevanti al giorno d’oggi.

Un fuzz sporco e uno stile che ricorda quello di Matt Bellamy (Muse) e Jack White e che si amalgama alla perfezione con i synth, la batteria ed i cori (registrati con la partecipazione de L’Avvocato dei Santi). Ogni strumento è al servizio del pezzo, dove strofe blues e parti parlate introducono ad un ritornello potente e cantabile. Il brano, prodotto e mixato dallo stesso MustRow nel suo home studio, dimostra come una vocalità blues con venature soul si possa conciliare con un’intensità testuale dura ma coinvolgente.

Continue Reading

Musica

Torino dedica i giardini di piazza Statuto a Ezio Bosso

La decisione arriva direttamente dalla commissione toponomastica del Comune

Avatar

Published

on

By

Come riportato dal quotidiano La Stampa, il giardino in piazza Statuto 18 di Torino, davanti ai portici di Palazzo Paravia, sarà dedicato a Ezio Bosso, musicista e direttore d’orchestra scomparso a maggio. Pianista e compositore, era affetto da una malattia neurodegenerativa. La decisione arriva direttamente dalla commissione toponomastica del Comune.

Si attende solo l’autorizzazione del prefetto poiché il regolamento comunale prevede che affinché un luogo cittadino venga intitolato a una persona deceduta, siano trascorsi almeno dieci anni dalla morte. “Bosso ha portato la sua straordinaria arte in tutto il mondo e, soprattutto, ha dimostrato quanto la forza della vita possa vincere qualsiasi dolore”, commentò la sindaca di Torino, Chiara Appendino, all’indomani della morte di Bosso.

Leggi anche: Addio ad Ezio Bosso, ci mancherà il suo sorriso sul pentagramma

Leggi anche: “Good Morning Humanity”, il discorso di Charlie Chaplin nel nuovo spot Lavazza: un inno alla vita musicato da Ezio Bosso

Continue Reading

Musica

Pearl Jam, 30 anni fa a Seattle il primo concerto all’Off Ramp

Fabio Iuliano

Published

on

Racconta l’Ansa: Il 22 ottobre 1990 l’Off Ramp Cafe di Seattle ospitò un breve set dei Mookie Blaylock (il nome di un giocatore dell’NBA), una band al primo concerto. La formavano cinque ragazzi: due “veterani” della neonata scena grunge, Stone Gossard e Jeff Ament, un chitarrista solista. Mike McCready, il batterista Dave Krusen e un cantante, Eddie Vedder, che poco tempo prima faceva il benzinaio a San Diego. Eddie aveva ascoltato i provini di alcuni brani suonati da Gossard, Ament e McCready, aveva scritto i testi e li aveva inviati ai tre. In risposta ottenne un biglietto di sola andata per Seattle.

Per il sound check i Mookie Blaylock suonarono “Even Flow”: la scaletta del concerto prevedeva invece “Release”, “Alone”, “Alive”, “Once”, “Even Flow”, “Black”, “Breath”. Per l’encore “Just a Girl”. In dicembre la band fa da Opening Act per i Soundgarden, con il nuovo anno firma un contratto con una major, il 10 marzo 1991 negli studi della KISW Radio di Seattle, Ament e Vedder annunciano il nuovo nome del gruppo: “Pearl Jam”.

Il 27 agosto 1991 viene pubblicato “Ten”, non solo uno dei debutti discografici più clamorosi della storia, ma anche un album dall’importanza decisiva, il disco-manifesto di una generazione che ridefinisce i contorni del Grunge spostando l’asse dal punk e dal metal verso un’idea di rock più classica in un anno di grazia in cui sono usciti in marzo “Out of Time” dei REM e in settembre “Nevermind” dei Nirvana.

Per celebrare i 30 anni dal loro primo concerto, i Pearl Jam, che hanno appena pubblicato “Get It Back”, prima canzone inedita dopo la pubblicazione dell’album “Gigaton”, metteranno online sulla piattaforma nugs.net lo storico concerto tenutosi al Wells Fargo Center di Philadelphia il 29 aprile 2016. Si tratta di uno show di tre ore con 32 brani tutti rimixati dal produttore Josh Evans con immagini mai viste girate con 11 telecamere dal regista Blue Leach e scelte da Kevin Shuss, archivista dei Pearl Jam.

Si tratta del concerto in cui per la prima volta la band ha suonato in versione integrale “Ten”, l’album feticcio. Tra le chicche della scaletta, “Throw Your Hatred Down” del guru Neil Young, “Comfortably Numb” dei Pink Floyd e “Baba O’Riley” degli Who. Il concerto sarà visibile in stream pay per view dal 22 al 25 ottobre, i biglietti costano 14.99 dollari e parte dell’incasso sarà devoluta alla Vitalogy Foundation, un’organizzazione fondata dai Pearl Jam per supportare organizzazioni no profit che operano nel campo della sanità, dell’ambiente, delle arti.

Oltre che a celebrare il loro primo concerto, i Pearl Jam sono anche impegnati contro Trump: di recente hanno lanciato l’iniziativa “PJ Votes 2020” per invitare il proprio pubblico a votare per le imminenti presidenziali, chiedendo a ciascun fan di reclutare almeno altri tre amici disposti a sostenere Biden nella corsa alla Casa Bianca. Come sempre l’impegno è l’altra faccia dell’universo Pearl Jam, una band che, nonostante abbia debuttato con un best seller mondiale, ha sempre avuto un rapporto conflittuale con il proprio successo.

Fanno parte della storia la loro guerra persa contro i giganti delle biglietterie dei concerti e contro gli eccessi dell’industria e soprattutto contro l’obbligo di aderire ai canoni della star. Come tutte le band che stanno insieme da decenni, anche i Pearl Jam hanno vissuto momenti di grandi tensioni, ma il palco è sempre stato per loro il luogo della catarsi, lo spazio dove tutto torna ad essere naturale. Come dimostra il concerto di Philadelphia.

Continue Reading

In evidenza