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La vita e la carriera di Alberto Sordi raccontati in una mostra per i 100 anni dalla nascita

In occasione dei 100 anni dalla nascita, Alberto Sordi verrà celebrato con una mostra che prenderà vita all’interno della sua dimora alle Terme di Caracalla

redazione

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La notizia circolava da diverso tempo, ma ora è realtà. In occasione dei 100 anni dalla sua nascita, Alberto Sordi verrà celebrato con una mostra, un’esposizione temporanea che prenderà vita all’interno della sua storica dimora nei pressi delle Terme di Caracalla.

A proporre l’iniziativa è stata la Fondazione Museo Alberto Sordi. La vita e la carriera di Albertone saranno oggetto di un affascinante percorso all’interno della villa che ne ha cullato sogni e ambizioni, amori e amicizie. All’esterno della residenza sarà possibile godere di un cinema che proietterà – gratuitamente – i film del grande attore capitolino.

L’influenza che Sordi ha avuto sul cinema e sul mondo culturale tricolore è pressoché infinita. I suoi personaggi, sempre in bilico tra il sacro e il profano, tra le forze e le debolezze dell’essere umano, hanno scavato un’impronta ben marcata nella descrizione di chi, e cosa, è l’italiano. A volte gretti, vili, disposti a tutto pur di raggiungere un obiettivo, i caratteri da lui interpretati hanno esemplificato i mille volti dell’uomo.

A supporto dell’iniziativa è scesa in campo anche la sindaca di Roma Virginia Raggi che l’ha definita una “indiscutibile opportunità culturale per la città”. Come riportato, infatti, dalla Repubblica, “il mandato di Raggi agli uffici capitolini per predisporre tutti i provvedimenti necessari alla realizzazione della manifestazione è già partito lo scorso mese con una memoria di giunta. Obiettivo dell’esposizione sarà illustrare sia le attività artistiche di Alberto Sordi (“restituendone un ritratto di uomo e di artista”), sia “le poliedriche capacità professionali dell’attore romano che in oltre 60 anni di carriera è stato doppiatore, cantante, compositore, musicista, giornalista e regista. Dalla mostra – la promessa – emergeranno anche aspetti del suo carattere, il suo modo di essere nella vita pubblica e privata, con testimonianze, oggetti, supporti audiovisivi“.

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Il messaggio di forza e di speranza di Alberto Angela: l’Italia è più forte del virus

Ecco il discorso di Alberto Angela che commuove e incoraggia il nostro paese

Antonella Valente

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Alberto Angela racconta l’Italia in prima serata ma vuole scuotere anche le nostre anime. Il passato ci può insegnare come indirizzare il futuro?

In occasione della replica di “Stanotte a Venezia” andata in onda su Rai 1 ieri sera, Alberto Angela, ha donato all’intero paese un messaggio di speranza, ma anche di coraggio, riconoscendo i sacrifici che tutti noi stiamo affrontando in questo periodo particolare.

A partire da chi si trova a combattere in prima linea con questo subdolo nemico, forse troppo sottovalutato. Ma c’è spazio per tutti, anche per noi che restiamo a casa e che in un certo qual modo, con le nostre non azioni e con il rispetto delle regole, contribuiamo a salvare delle vite, indirettamente. Solo restando a casa. Ma bisogna anche stringersi calorosamente anche a tutte quelle famiglie e parenti che hanno visto andare via i propri cari, in un momento che non permette loro di salutarli nella giusta ritualità.

Il nostro paese è stato il primo in Europa a dover fronteggiare questo male, ricorda Alberto Angela. “Ma adesso siamo un modello per tutti gli altri – afferma – che richiama l’unione del paese evocando la forza del passato, la comune storia, la stratificazione dei tanti valori che si sono incrociati sul nostro territorio. In una parola, evoca il potere della nostra cultura come arma peculiare che la nostra comunità può sfoderare.”

Con la memoria si può ricostruire un futuro, apprezzare il nostro paese, le sue bellezze e la nostra cultura.

La nostra cultura è sinonimo di solidarietà, di coraggio e di resistenza. Parole d’ordine che non vanno mai dimenticate e che ci guideranno appena tutto questo sarà finito.

“Quando tutto questo sarà passato vi chiedo due cose: non dimenticate chi è in prima linea oggi e chi non c’è più – conclude Angela – E poi, quando partirete, perché riprenderemo a viaggiare, premiate l’Italia, premiate chi vive di turismo e oggi sta soffrendo tantissimo. Così facendo premierete anche le generazioni passate che stanno lottando insieme a noi”.

Il video completo:

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Rita Pavone condivide foto di un anziano in difficoltà per il Covid 19, ma è Pietro Pacciani

Fabio Iuliano

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“Questo è nonno Amedeo. È in pensione da 23 anni dopo aver lavorato tutta la vita. È a casa da solo con la febbre alta, nessuno può avvicinarsi e gli hanno negato il tampone. Ritwitta se hai un cuore”.

Fin qui tutto regolare. Tra i tanti “ad avere un cuore” c’è anche Rita Pavone, da sempre attiva sui social. Celebre fu la sua indignazione contro i Pearl Jam, colpevoli di appoggiare la politica dei “porti aperti”. Poi ne ha avute da dire anche a Greta Thunberg.

Un retweet innocente, dettato dalla buona fede? Senza dubbio. Il punto è che la foto dell’anziano in difficoltà per il Coronavirus non è quella di nonno Amedeo, ma la foto di Pietro Pacciani, condannato in primo pgrado per gli omicidi del Mostro di Firenze  ma assolto e scarcerato in appello, sentenza poi annullata in Cassazione. Il retweet non ha fatto altro che suscitare l’ironia di tanti utenti Twitter e Facebook.

A 74 anni, ha comunque messo a segno un’energica performance sul palco di Sanremo nel corso dell’ultima edizione del Festival.

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Libri

Addio allo scrittore russo Eduard Limonov

Fabio Iuliano

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E’ morto lo scrittore e militante Eduard Limonov. Lo annuncia il suo partito, secondo quanto riporta l’Interfax.  Limonov è morto in una clinica di Mosca, ha detto lo scrittore e deputato Serghei Shargunov. Aveva 77 anni. “È rimasto in contatto fino all’ultimo momento, ha parlato, potevamo scrivergli”, ha aggiunto Shargunov, che non ha indicato la causa della morte. Le informazioni sulla morte dello scrittore sono state confermate anche dal suo assistente. Secondo la testata Mash, Limonov “ha subito due operazioni” in giornata. “Prima ha avuto problemi alla gola, poi è partita un’infiammazione”, scrive la testata. Secondo la pubblicazione, Limonov è stato ricoverato il 15 marzo in una clinica privata, dopo “una lunga battaglia oncologica”. Il 13 marzo Limonov aveva annunciato sulla sua pagina Facebook di aver firmato un contratto per un nuovo libro con la casa editrice Individuum. “Il volume è già stato scritto”, aveva detto.

Poeta, scrittore, giornalista, leader politico, fondatore del Partito Nazional-Bolscevico, Limonov – pseudonimo di Eduard Veniaminovich Savenko – era nato nel 1943 a Dzerzhinsk, Nizhny Novgorod. Trasferitosi in giovanissima età a Kharkov (Ucraina), iniziò a comporre poesia di avanguardia; ha vissuto poi a Mosca (1967-74) e a New York, dove frequentò circoli d’avanguardia e cominciò a lavorare al suo primo romanzo, Eto ja, Edicka, uscito nel 1976 (in Italia Eddy-baby, ti amo, 2005). A Parigi dal 1982, lavorò nel quotidiano comunista L’Humanité e nel nazionalista Le Choc du mois, simpatizzando con gli estremisti di destra e ottenendo nel 1987 la cittadinanza francese. Rientrato in Russia nel 1991 con la caduta dell’URSS, iniziò a dedicarsi all’attività politica: fondò il quotidiano Limonka, ma soprattutto il Partito nazionale bolscevico (1992). Negli anni il partito è stato particolarmente attivo nelle azioni di protesta e nella lotta contro il regime di Vladimir Putin, ciò che ne ha comportato la messa al bando nel 2007. Nel 2001 Limonov è stato arrestato con l’accusa di terrorismo, cospirazione contro l’ordine costituzionale e traffico di armi; condannato a quattro anni di carcere, è stato rilasciato due anni prima per buona condotta.

Discusso, controverso, radicale, è diventato noto al pubblico occidentale soprattutto grazie alla biografia Limonov di Emmanuel Carrère. Tra le sue opere uscite in Italia Il libro dell’acqua (2004); Diario di un fallito (2004); Il trionfo della metafisica. Memorie di uno scrittore in prigione (2013), il testo autobiografico Zona industriale (2018) e il romanzo Il boia (2019).

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