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Cinema

Al via la V edizione del Filming Italy Los Angeles. Il cinema come ponte tra i due paesi

Federico Falcone

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Al via la quinta edizione di Filming Italy – Los Angeles, che si terrà dal 20 al 22 gennaio 2020 presso l’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles e l’Harmony Gold Theater, alla presenza di personalità dell’industria cinematografica italiana e hollywoodiana. La madrina di questa edizione sarà Claudia Gerini, che sarà presente insieme ad attesissimi ospiti, tra cui la regista Maria Sole Tognazzi, la pluripremiata attrice australiana Jacki Weaver e Chelsea Winstanley, produttrice di Jojo Rabbit, film super candidato a tutti i premi importanti, oltre ad altre numerose attrici, attori, registe e produttrici italiane e internazionali che verranno premiate durante il Festival.

Creato e organizzato da Tiziana RoccaAgnus Dei Valeria Rumori, Istituto Italiano di Cultura Los AngelesFilming Italy – Los Angeles promuove l’Italia come set cinematografico e ponte tra la cultura italiana e americana. Il Festival, con la direzione artistica di Tiziana Rocca, è presentato sotto gli auspici del Consolato Generale d’Italia a Los Angeles.

“Sono molto felice che la quinta edizione di Filming Italy – Los Angeles sia dedicata alle donne, non solo quelle del cinema italiano del passato e del presente, ma a tutte le donne che lottano quotidianamente per la loro identità, con la forza e il coraggio che le contraddistinguono. Per questo sono particolarmente orgogliosa della collaborazione con Women in Film, TV & Media Italia, importante organizzazione che si batte per i diritti delle donne”, sottolinea Tiziana Rocca.

“Perché anche io, come donna e Direttore Artistico di un Festival, cerco quotidianamente di lottare per l’uguaglianza dei diritti e per supportare il lavoro professionale di tantissime registe, produttrici, attrici e sceneggiatrici. Mi sento di rivolgere un sentito ringraziamento all’Istituto di Cultura e alla Console Generale Silvia Chiave, per il loro continuo supporto al Festival”.

“L’Istituto presenta una programmazione annuale ricca di eventi cinematografici, anche in partenariato con istituzioni e festival italiani e locali, con l’obiettivo di promuovere l’eccellenza della produzione italiana nei suoi aspetti artistici, culturali e territoriali”, afferma Valeria Rumori, Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles. “Filming Italy, quest’anno con una maggior presenza femminile, è divenuto uno degli appuntamenti più attesi a Los Angeles e nella California del Sud e la partecipazione di prestigiose personalità dimostra che il nostro cinema è un importante punto di riferimento internazionale”.

Novità di quest’anno è la collaborazione con Women in Film, TV & Media Italia. Nato a Los Angeles, WIF sostiene le donne che lavorano nel mondo del cinema e dietro la macchina da presa dal 1973. Oggi le organizzazioni WIF in tutto il mondo stanno lavorando per un settore più equo attraverso programmi di sensibilizzazione, incentivi e sostegno legale. WIF Italia è particolarmente felice di proseguire questo lavoro e di presentare due cortometraggi delle scrittrici/ registe Valentina Bertuzzi e Giulia Steigerwaldt. Entrambe le opere sono state presentate in anteprima al Festival di Roma, nella sezione “Alice nella Città” e rappresentano il potere della narrativa femminile italiana.

In Delitto Naturale di Valentina Bertuzzi, la giovanissima protagonista Alida Baldari Calabria veste i panni di una bambina-detective che indaga sulla scomparsa della sua migliore amica. Il secondo cortometraggio, Settembre di Giulia Steigerwalt, parla di una quattordicenne che cerca di prepararsi per la sua prima esperienza sessuale, scoprendo se stessa senza la preoccupazione di essere perfetta. Insieme al Filming Italy – Los Angeles, WIF Italia è anche lieta di conferire un premio per le innovative produzioni cinematografiche italiane e le buone pratiche di assunzione a Netflix per la loro prossima serie Luna Nera.

Al Filming Italy – Los Angeles di quest’anno la Regione Lazio presenterà il nuovo bando “Lazio Cine-International”, attraverso il quale sono state già cofinanziate grandi coproduzioni internazionali tra imprese cinematografiche laziali e straniere, da tutto il mondo. Il bando ha l’obiettivo di rafforzare la competitività delle imprese di produzione cinematografica e il relativo indotto, anche con una più stretta collaborazione con i produttori esteri, e vuole inoltre offrire maggiore visibilità internazionale alle destinazioni turistiche del Lazio.

“Lazio Cine-International” è gestito da Lazio Innova ed è alimentato dai fondi europei del POR FESR: in 4 anni ha già cofinanziato la produzione di oltre 70 tra film e fiction di successo sullo sfondo delle più belle location di Roma e del Lazio, con pellicole di grandi registi e attori di fama internazionale. Le domande di partecipazione al nuovo bando 2020 possono essere inviate tramite posta PEC già dal 15 gennaio e fino al 13 febbraio, previa compilazione del formulario on line sulla piattaforma GeCoWEB. La sovvenzione prevede un contributo a fondo perduto, commisurato alle spese ammissibili sostenute, relativamente alla quota italiana dei costi della coproduzione. Tutte le informazioni sono disponibili sui siti www.lazioinnova.it e www.lazioeuropa.it.

Molte le pellicole italiane che saranno presentate in anteprima negli Stati Uniti, tra cui Il cinema è una cosa meravigliosa docufilm di Antonello Sarno dedicato a Carlo Vanzina, scomparso lo scorso anno. “Scomparso troppo presto l’8 luglio del 2018, Carlo Vanzina è stato, come già suo padre Steno, uno dei rari (e per questo amatissimi) gentiluomini del cinema italiano. La sua geniale, immediata percezione dei nuovi linguaggi e costumi di massa, accompagnata da una puntuale memoria dell’Italia del boom, gli ha permesso di creare molti film le cui battute sono entrate da subito nel linguaggio parlato nel Paese reale, un premio che per un regista vale quanto un Oscar”, dichiara Antonello Sarno.

“Inoltre, da Boldi e De Sica, da Abatantuono ad Amendola, passando per Bova e Monica Bellucci, Ezio Greggio e Carol Alt, è proprio Carlo ad aver con grande intuito lanciato o comunque dato l’occasione giusta a molti dei protagonisti di oggi del nostro star system. Ricordare Carlo è quindi ricordare la parte migliore del travagliato cinema italiano e per questo ringrazio di cuore Medusa Film e Giampaolo Letta, da subito associatisi con entusiasmo alla realizzazione del film insieme alla famiglia di Carlo, in particolare le sue splendide figlie, che hanno spiegato con semplicità come Carlo, anche attraverso una battuta di Vacanze di Natale, è e resterà per sempre con noi”.

Tra gli altri film in programma: Il primo Natale, commedia diretta e interpretata dal duo di comici siciliani Ficarra e Picone, al fianco di Massimo Popolizio e Roberta De Mattei. I due protagonisti vengono catapultati indietro nel tempo di 2000 anni circa in Palestina, al tempo della nascita di Gesù. Equivoci, incomprensioni e soprattutto guai sono dietro l’angolo.

Fellini fine mai di Eugenio Cappuccio, che in questo documentario ricostruisce il percorso che lo ha portato a conoscere Fellini a Rimini da adolescente. Proiettato proprio in occasione del centenario di Fellini, scavando nei segni e nei percorsi del ricchissimo repertorio della Rai, Cappuccio si lancia verso nuove scoperte del mondo segreto del grande maestro.

L’uomo del labirinto thriller drammatico diretto da Donato Carrisi, con Toni Servillo e Dustin Hoffman, che racconta il rapimento di una tredicenne e il suo risveglio, 15 anni dopo, in un letto d’ospedale.

Il giorno più bello del mondo diretto e interpretato dal comico napoletano Alessandro Siani, al fianco di Stefania Spampinato. Il film si incentra sulle vicende di un gestore di un teatro ormai chiuso e travolto dai debiti, che riceve un’inaspettata eredità da un lontano zio: due bambini, Rebecca e Gioele, quest’ultimo dotato di uno straordinario potere di telecinesi.

Cetto c’è, senzadubbiamente diretto da Giulio Manfredonia, è il capitolo conclusivo della trilogia in cui il comico Antonio Albanese torna a vestire i panni del corrotto politicante Cetto La Qualunque.

Viaggio sola, film drammatico diretto da Maria Sole Tognazzi, che racconta una storia di scelte di vita, di coraggio e di libertà. A interpretare la protagonista di questo viaggio alla ricerca di se stessa è Margherita Buy che con questo film si è aggiudicata il suo quinto David di Donatello come miglior attrice protagonista.

Tra le serie TV, la terza stagione de I Medici di Christian Duguay, serie televisiva anglo-italiana creata da Frank Spotnitz e Nicholas Meyer, che descrive l’ascesa della famiglia Medici, casata a capo della città di Firenze durante il Rinascimento, e le numerose traversie affrontate dalla stessa con le altre famiglie rivali e i tentativi di spodestamento. Sarà presentato anche il quinto episodio della seconda stagione di Suburra, la prima serie televisiva italiana originale distribuita da Netflix, che segue le vicende di alcuni personaggi tra politici, criminali e persone comuni, coinvolti negli affari malavitosi della città di Roma, sullo sfondo dell’assegnazione degli appalti per la costruzione del Porto Turistico di Roma nel quartiere di Ostia.

Tra i premiati delle scorse edizioni di Filming Italy: Gina Lollobrigida, Rosario Dawson, Monica Bellucci, Abrima Erwiah, Paz Vega, Danny Huston, Vincent Spano, Oliver Stone, Valeria Golino, Riccardo Scamarcio, Cecilia Peck, Jonàs Cuaròn, Jeremy Renner, Andie MacDowell, Nat Wolff, Zack Peck, Lola Karimova, Spike Lee, David Cronenberg, Claudia Cardinale, Edward James Olmos, Raoul Bova, Nolan Funk, Bella Thorne, Halston Sage, Steven Gaydos, Salvatore Esposito.

L’ANICA è accanto a Filming Italy sin dalla prima edizione, grazie al supporto concesso dal Presidente Rutelli: “È sempre una grande soddisfazione quando il cinema italiano, insieme ai suoi protagonisti, raggiunge il pubblico estero” – sottolinea Roberto Stabile, Responsabile delle relazioni internazionali ANICA e coordinatore dei Desk Audiovisivi presso ICE-Agenzia. “In questo caso, poi, vederli arrivare a Los Angeles, dove abbiamo tutta una serie di azioni in programma durante l’anno, conferma nuovamente come la storia del nostro cinema sia ancora importante e internazionale e utile per le sinergie tra arte e culture differenti, oltre che per la promozione del Made in Italy a 360 gradi”.

Anche quest’anno, Filming Italy – Los Angeles si avvale della partnership con Italy for Movies, il portale nazionale delle location e degli incentivi alla produzione della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del MiBACT. Gestito operativamente da Istituto Luce-Cinecittà in collaborazione con Italian Film Commissions, Italy for Movies è oggi disponibile anche su app, scaricabile sugli store digitali.

Lazio Innova, società in house della Regione Lazio, torna ad essere partner di Filming Italy insieme alla Direzione Cinema del MiBACT, ad APA (Associazione Produttori Audiovisivi) e ad ANICA.

Attraverso la promozione di produzioni cinematografiche italiane, Filming Italy – Los Angeles porta all’attenzione dell’industria hollywoodiana e del pubblico americano diversi aspetti dell’industria cinematografica italiana, quali località da set – oggi anche oggetto di nuove forme di turismo – e professionalità che contribuiscono a far apprezzare il cinema italiano in tutto il mondo.

Il Festival si svolgerà presso l’Harmony Gold Theater nei giorni 20 e 21 gennaio e all’Istituto Italiano di Cultura il 22 gennaio.

Giorgio Viaro, Direttore di Best Movie, consegnerà il Filming Italy Best Movie Award, giunto alla seconda edizione. Tra gli altri riconoscimenti, verrà consegnata una proclamation della città di Los Angeles al Vicepresidente della Regione Lazio, Daniele Leodori.

“Un ringraziamento speciale va a Pomellato”, sottolinea Tiziana Rocca. “L’azienda consegnerà due premi, realizzati appositamente, a due attrici, proprio per supportare il tema di quest’anno dei diritti delle donne. E a tal proposito, durante il Festival proietteremo anche un filmato molto significativo con numerose testimonianze di attori, scrittori, attrici e registe”.

Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

Cinema

Maledetto Modigliani: ecco il docu-film sul famoso artista livornese

redazione

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In occasione del centenario dalla morte di Modigliani, arriva al cinema solo per il 12, 13, 14 ottobre, “Maledetto Modigliani” un film documentario prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital.

Il docu-film, diretto da Valeria Parisi e scritto con Arianna Marelli su soggetto di Didi Gnocchi, racconta la vita e la produzione di Amedeo Modigliani (1884-1920), un artista d’avanguardia diventato un classico contemporaneo amato e imitato in tutto il mondo, un artista giudicato maledetto, ribelle, un genio scandaloso e maestro indiscusso dell’arte del Novecento.

La vita dell’artista verrà raccontata dal punto di vista di Jeanne Hébuterne, l’ultima giovane compagna che si suicidò due giorni dopo la morte dell’amato, avvenuta all’Hôpital de la Charité di Parigi il 24 gennaio 1920. Partendo dalla figura della donna e dalla lettura di passo dai Canti di Maldoror, il libro che Modigliani teneva sempre con sé, ha inizio il film-documentario che si ispira alla mostra Modigliani – Picasso. The Primitivist Revolution, a cura di Marc Restellini presso l’Albertina di Vienna. 

Tra gli interventi del docu-film, oltre a quelli dello storico dell’arte e specialista di Amedeo Modigliani Marc Restellini, quelli di Ann L. Ardis, professoressa e Dean al College of Humanities and Social Sciences della George Mason University, esperta di letteratura modernista inglese; Chloe Aridjis, scrittrice e studiosa di poesia francese dell’Ottocento; Harry Bellet, giornalista di Le Monde, studioso e critico d’arte; Giovanna Bertazzoni, Co-Chairman Impressionist and Modern Art Department Christie’s; Laura Dinelli, responsabile Musei Civici di Livorno; Pier Francesco Ferrucci, Direttore Unità di Bioterapia dei Tumori, IEO che da studente è stato tra gli autori della famosa “beffa delle teste” del 1984 a Livorno; l’ebraista Paolo Edoardo Fornaciari; lo scrittore Simone Lenzi, attualmente assessore alla Cultura del Comune di Livorno; il gallerista David Lévy; la pittrice Mira Maodus; lo stilista, costumista e artista Antonio Marras; la pittrice Isabelle Muller; la curatrice del Musée d’Art Moderne de Paris Jacqueline Munck; l’artista John Myatt che grazie al suo talento per l’imitazione, tra il 1986 e il 1995 ha falsificato e collocato sul mercato – insieme al suo complice John Drewe – 200 opere di maestri moderni; il collezionista Gérard Netter; l’artista Jan Olsson; la curatrice del Musée Picasso Paris Emilia Philippot; il Direttore Generale dell’Albertina di Vienna Klaus Albrecht Schröder; il Vicepresidente della Comunità Ebraica di Livorno, Guido Servi; il regista, sceneggiatore e produttore cinematografico Paolo Vir

Le musiche originali del docu-film sono di Maximilien Zaganelli e di Dmitry Myachin, già autori della colonna sonora di Ermitage. Il potere dell’arte di Michele Mally (Nastro d’Argento 2020 come miglior documentario d’arte). La colonna sonora Originale del film, disponibile su etichetta Nexo Digital/Believe, contiene anche il brano di Piero Ciampi “Fino all’ultimo minuto” (courtesy of Warner Music Italy / Sugar Music).

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Cinema

La devianza di Perfect Blue: Mima Kirigoe e l’antieroismo contemporaneo

Sophia Melfi

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Perfect Blue è il primo film anime di Satoshi Kon. Il lungometraggio del 1997 si annovera, secondo la critica, tra i maggiori cult dell’animazione giapponese. La regia fortemente avanguardistica del thriller psicologico attirò allora un notevole interesse su di se, sebbene Kon adotti una sceneggiatura non originale tratta dall’omonimo romanzo del 1991 attribuito a Yoshikazu Takeuchi.

Nonostante gli ottimi presupposti e l’eredità dal maestro Katsuhiro Otomo (Akira), la gestazione del film è stata segnata da non poche difficoltà. Concepito inizialmente come un live action a puntate, il progetto sfociò in un film anime in seguito al terremoto di Kobe del 1995 che distrusse molteplici studi cinematografici. La durata fu compressa da 120 a 80 minuti e il budget limitato incise sulla qualità grafica. Benché minate da queste problematiche, le scelte registiche di Kon si sono dimostrate vincenti e in grado di focalizzare l’attenzione sui punti di forza del lungometraggio.

Mamma mia che stronzata.

Già, l’ho visto anch’io Doppio legame. Che pacco! Non ho ancora capito perchè i thriller in questo paese fanno  tutti cagare.

Dallo scambio di battute fra due personaggi si evince la doppia finalità registica di Kon. Il mercato cinematografico giapponese di fine anni ’90 era saturo di film d’animazione a tema storico/fantasy (si pensi alle produzioni dello Studio Ghibli). Si percepiva dunque l’esigenza di raccontare qualcosa di nuovo buttandosi ad esempio sul novizio ed attraente genere thriller, pressoché sconosciuto nel Giappone di quell’epoca. Così, Kon decise di approfittarne non solo per dare una nuova veste al mondo degli anime, ma soprattutto per snocciolare una delle tematiche più caratterizzanti e filmicamente trasponibili di fine millennio: la crisi d’identità di fronte ad una realtà sempre più alienante e artificiale. Per fare questo, Kon si ricollega ad un fenomeno di massa particolarmente diffuso nel Giappone degli anni ’80, quello delle idol. Il termine, già evocativo di per se, indica una tendenza presente nella cultura giovanile giapponese ad idolatrare degli adolescenti divenuti popolari nel mondo della musica e dello spettacolo. Si tratta di giovani attori, modelli o cantanti pop la cui carriera ha una durata piuttosto breve. E se in Giappone spopolavano le idol, nel ’99 Britney Spears cavalcava l’onda del successo con “Baby One More Time” e un numero indefinito di boyband pubblicava singoli finiti nel dimenticatoio nel giro di pochi anni. Da oriente a occidente, il problema “morale” in questione ruota attorno al sempre più insistente sfruttamento dell’immagine di questi adolescenti a scopo di lucro da parte di agenzie inerenti al mondo dello show business. Kon estende la questione all’intero sistema sociale, considerato come un organo fagocitante e distruttivo che ingloba  e risputa a suo piacimento i soggetti desiderati, trasformandoli e attaccandoli dall’interno, ancorandosi come un parassita alle insicurezze più profonde di questi.

Mima Kirigoe è una celebre idol, parte del gruppo delle Cham. Quando i profitti cominciano a diminuire e l’insoddisfazione si fa sempre più persistente, in accordo con la sua agente, Mima lascia il terzetto per diventare un’attrice di film drammatici, suscitando il disappunto dei fan. Il pubblico delle idol si compone in larga parte di ragazzini, ma anche di adulti che, con il tempo, finiscono per affezionarsi in maniera maniacale all’immagine di queste adolescenti caste e pure, da proteggere a tutti i costi. Uno di questi wota si ossessiona a tal punto da creare un blog, Mima’s Room, con informazioni strettamente personali e riservate sulla ragazza aggiornate giorno per giorno.

Un piccolo avvenimento nella quotidianità della tua vita può generare una catena di eventi tali da distruggere le certezze e la tranquillità che possiedi. Per questo vivi la tua vita concentrandoti nel superare gli ostacoli che il caso ti pone davanti. Il passo successivo è quello di iniziare a mettere in discussione la tua esistenza e a cominciare un viaggio ricco di esperienze di vita che ti porterà a sentire un senso di identità. E a realizzare infine qual è realmente lo scopo della tua esistenza.

Una lettera ricevuta dallo stalker di Mima e le successive ed insistenti minacce inizieranno a compromettere la sua stabilità mentale, totalmente disintegrata nel momento in cui si troverà a girare una scena di stupro non prevista. Come conseguenza, il progressivo accanimento mediatico sul suo aspetto fisico. Più l’immagine di Mima viene sessualizzata più Mimaniac entra ossessivamente nella sua vita e nella sua testa. Il costante stato di ansia e il senso indotto di perdita dell’innocenza della ragazza la fanno sprofondare in uno stato paranoico costellato di allucinazioni e sdoppiamento di personalità. Kon sovrappone realtà e finzione per amplificare il senso di disorientamento che colpisce anche lo spettatore. La morte artistica di Mima-idol e il progressivo decadimento della sua carriera da attrice, che ha nettamente deluso le sue aspettative, consentirà di identificarla come un vero e proprio personaggio pirandelliano. Anche Mima è un’anti-eroina della contemporaneità, diventando al tempo stesso vittima e carnefice, in preda alle allucinazioni che metteranno in dubbio la propria stessa esistenza. Anche le certezze di Mima diventano relative di fronte ad una realtà sempre più sterile e opprimente, la realtà fallocentrica dello show business nipponico. Questo genera in lei una profonda crisi psicologica a causa della quale Mima diventa uno, nessuno e centomila. Solo affrontando le sue paure sarà in grado di riacquistare la propria identità, accettando il suo passato e dando senso al tempo presente evitando di svalutarsi e annichilirsi. Il grande obbiettivo di Mima, come quello di tutti gli uomini d’età contemporanea, è quello di riuscire a trovare se stessi in una società sempre più omologante e spersonalizzante.

Ed è questa una delle lezioni  più emblematiche del film debutto di Kon: fuggire l’apparenza e l’ostentazione e riuscire a trovare quel tesoro prezioso, quella piena consapevolezza di se e degli altri che è in grado di riempire e significare l’esistenza degli uomini. Una consapevolezza in grado di generare un profondo senso di appartenenza.

Un’ulteriore nota di merito delle scelte registiche di Kon è rappresentata dalle citazioni metacinematografiche che, fin dai tempi di Funeral Parade Of Roses di Toshio Matsumoto, piacciono tanto ai registi giapponesi. Il film, nel suo genere, è un vero e proprio tributo ad Alfred Hitchcock (Psycho) e David Lynch (Mulholland Drive, Velluto Blu). L’omaggio, poi ricambiato, ai grandi registi hollywoodiani termina con una delle scene più struggenti del film. Mima, subito dopo aver avuto un’allucinazione, si immerge in posizione semi fetale nella vasca da bagno urlando con la testa interamente sottacqua. L’immagine è esplicita. Richiama senza mezzi termini quella di Jennifer Connelly in Requiem For A Dream, in cui il personaggio, come Mima, disorientato e in preda al panico cerca di svegliarsi dall’incubo della realtà circostante, soffocando per respirare nuovamente.

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Cinema

“Non odiare”, i limiti di un’opera prima senza idee

Un’idea potenzialmente buona viene appiattita da una regia scialba, per non dire inesistente, e un intreccio lineare, asciutto.

Alberto Mutignani

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Parlavamo la scorsa volta di Charlie Kaufman e del suo labirinto sentimentale. Guardando pellicole di quel livello, viene spesso da chiedersi quale sia il vero, grande limite del cinema italiano e perché un film come “Sto pensando di finirla qui” possiamo aspettarcelo solo dall’estero. Forse è vero che questo paese, quando non produce commedie per famiglie, si fossilizza sul dramma della criminalità organizzata.

Le realtà periferiche sono diventate il teatro di quasi tutti i set italiani, e se prima erano un fenomeno da cinema underground, ora questa odissea tra eco-mostri e delinquenza giovanile affascina anche le grandi firme e diventa un fenomeno prima italiano, poi internazionale. Dobbiamo molto a “Gomorra – La serie”, se l’Italia è riuscita a esportare un marchio di successo fuori dai confini di casa nostra, ma questo è anche il macigno che oggi ci condanna a raccontare una versione macchiettistica della realtà, con la voglia di essere un po’ documentario, un po’ dramma, un po’ parabole delle facili emozioni – il cinema dei D’Innocenzo non è altro che questo.

“Non odiare”, opera prima di Mauro Mancini, arriva a Venezia alla Settimana della Critica senza nessuna urgenza cronistica. Non è, come si potrebbe pensare, la periferia truce dei bassifondi romani alle prese con sparatorie a bordo di vecchi scooter. Il film di Mancini, con protagonisti Alessandro Gassman e Sara Serraiocco, assomiglia più a un tentativo di emulazione del bellissimo “American History “, che ci regalò la miglior interpretazione di Edward Norton. Solo che qui non c’è nessun Norton, ma la faccia statica, perennemente compressa di Gassman, che nei drammi cerca di impostarsi come faceva il padre, e sembra lessato e stanco, senza carisma.

La storia è quella antica del perdono impossibile: Gassman è un chirurgo di origini ebraiche, che soccorre un morente padre di famiglia durante un incidente in auto. Scopre che è nazista da una svastica tatuata sul petto, e decide di lasciarlo morire. Poi, preso dai sensi di colpa, assume la figlia dell’uomo (Sara Serraiocco) come domestica per una buona paga, ma il fratello di lei, fervente nazista, lo minaccia: “mia sorella non lavora per quelli come te”. Da qui in poi, la trama non decollerà mai.

Un’idea potenzialmente buona, con premesse quantomeno originali per il nulla cosmico in cui viaggia il cinema italiano a schiena dritta, viene appiattita da una regia scialba, per non dire inesistente, una sceneggiatura che sceglie i silenzi al dialogo, perché quando c’è mostra una grave carenza di inventiva, e un intreccio lineare, asciutto. Sarebbe stato bene in esclusiva per la televisione, al cinema è ben più di una semplice occasione sprecata. Accogliere con così tanti entusiasmi un film che perde la bussola dopo i minuti introduttivi è sintomatico dello stato di salute – gravissimo – in cui riversa il cinema italiano.

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