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Musica

Aborym – Hostile: “Sperimentare, osare ed uscire dagli schemi”

Dal momento che si preme sul tasto “Play” ci si trova in un mare sconfinato ed avvolti da uno strano senso di smarrimento

Luigi Macera Mascitelli

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Gli Aborym sono una di quelle band dalle quali devi aspettarti l’inaspettato. E forse il miglior aggettivo per descrivere la loro musica è uno solo: imprevedibile. Ma andiamo con ordine, soprattutto per chi non conosce questa realtà che, nel bene e nel male, ha segnato un importantissimo solco nella storia della musica italiana.

I nostri, sin dalle origini risalenti al 1992, sono sempre stati alla ricerca di un proprio sound; un’identità musicale totalmente immune dal giudizio di recensori, fan o scelte di mercato. Tradotto: gli Aborym o li ami o li odi; prendere o lasciare. That’s it.

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Viene da sé che Fabban e soci non potevano fermarsi al black metal iniziale e rimanere ancorati ad un mondo che fa del canone (e, spesso, degli stereotipi) una regola. Nemmeno per sogno! Ecco quindi che da Kali Yuga Bizarre del 1999 al qui presente Hostile, in uscita al pubblico il 12 febbraio 2021, c’è un abisso enorme. Un abisso che si traduce in una musica a dir poco sorprendente, a tal punto che ogni recensione (compresa questa) risulta totalmente inutile.

Fatta la doverosa premessa, tuffiamoci in questa ottava fatica licenziata da Dead Seed Production, con la consapevolezza che ogni punto di riferimento andrà a farsi benedire.

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Sperimentare, osare ed uscire dagli schemi. Questa la regola che permea ogni singola traccia di Hostile. Dal momento che si preme sul tasto “Play” ci si trova in un mare sconfinato ed avvolti da uno strano senso di smarrimento. Sensazione che, con lo scorrere dei minuti, acquista un valore del tutto nuovo. E di punto in bianco ci si rende conto di come l’imprevedibilità a cui si accennava prima diventi il vero punto di forza.

Non è facile unire elementi noise, rock, industrial ed elettronici in un’unica struttura, perché il rischio di annoiare è sempre dietro l’angolo. Eppure Hostile, ad oggi il lavoro più maturo, completo e definito degli Aborym, riesce ad ammaliare. Vuoi per quella malata vena psichedelica, oppure per il sound elettronico che bombarda le sinapsi, o per la voce ipnotica e corrosiva di Fabban. Tutto si mischia, si scompone e ricompone, si alza e si abbassa. Avete presente il caleidoscopio con le sue infinite strutture? Ecco.

La forza dell’album è proprio questa innaturale capacità di non avere un filo conduttore, eppure di riuscire sempre e comunque a centrare il punto e a lasciare a bocca aperta. Di nuovo l’imprevedibilità a cui si faceva riferimento. Complice di tutto ciò sono sicuramente i nuovi musicisti ed ospiti all’interno della formazione, i quali hanno dimostrato un’elevatissima capacità musicale non fine a se stessa. E ciò si traduce in un lavoro elegante, strano (in senso buono) ed interessante, superiore perfino al precedente Shifting.Negative del 2017.

Rispetto a quest’ultimo Hostile torna ad avere la musica come vera protagonista. Gli -a volte- eccessivi elementi noise ed elettronici hanno lasciato molto più margine all’evoluzione del songwriting, mostrando di conseguenza una maturità stilista mai vista prima d’ora. Non è un’esagerazione dire che ci troviamo di fronte ad un lavoro che ha dato il via ad una nuova fase degli Aborym.

Oltre un’ora di musica in cui ciascuno strumento, voce compresa, gioca un ruolo di primaria importanza. Non troverete mai una predominazione di una componente sull’altra. Tutto ruota attorno ad una delicata sinergia che crea poi la magia. Motivo per il quale non esiste una traccia migliore da estrapolare e prendere come esempio. Il disco va ascoltato tutto, da inizio a fine, come se ci si immergesse in apnea in una vasca di acqua. Solo al termine si torna a respirare e a volerne ancora.

Dicevamo all’inizio come per Fabban e soci la sperimentazione, il volersi mettere in gioco ed uscire dagli schemi siano alla base della continua evoluzione musicale. Non sempre, parlando in generale, ciò porta a conseguenze positive, soprattutto per quelle band talmente ancorate a determinati canoni da non potersi quasi più permettere di osare di più. Pena l’odio o l’accusa di tradimento da parte del fan o del recensore.

Questo discorso non vale con gli Aborym, per il semplice fatto di aver creato uno stile talmente personale da essere non catalogabile. La loro musica è un dito medio al canone. Ecco perché o li ami o li odi senza una situazione di intermezzo. Ed ecco spiegato anche il motivo per il quale Hostile sfugga dal tentativo di recensirlo. Farlo -o meglio, pretendere di farlo- significherebbe volerlo inglobare in uno schema. Un’operazione pressoché impossibile per un sound così eterogeneo, poliedrico e dalle infinite sfaccettature.

Da parte nostra Hostile è un album che riesce a conquistare ascolto dopo ascolto. E anche dopo diversi replay puoi comunque cogliere un dettaglio sempre nuovo, come se la musica fosse veramente viva e cosciente. Unica raccomandazione: degustatelo con attenzione e non distrattamente; ne rimarrete piacevolmente sorpresi.

Tracklist:

  1. Disruption
  2. Proper Use of Myself
  3. Horizon Ignited
  4. Stigmatized (Robotripping)
  5. The End of a World
  6. Wake up. Rehab
  7. Lava bed Sahara
  8. Radiophobia
  9. Sleep
  10. Nearly Incomplete
  11. The Pursuit of Happiness
  12. Harsh and Educational
  13. Solve et coagula
  14. Magical Smoke Screen

Line-up:

  • Fabban – Vocals, Piano, Synth, Programming
  • Riccardo Greco – Bass, Guitars, Programming
  • Gianluca Catalani – Drums, Pads, Electronics
  • Tomas Aurizzi – Guitars

25 anni, laureato in “Filosofia e Teoria dei Processi Comunicativi” presso l’Università degli Studi dell’Aquila. Metallaro da quando ha memoria. La chitarra elettrica e il Death metal sono i suoi migliori amici. Appassionato di fitness, sport, videogames, musica e lettura (fantasy e opere filosofiche soprattutto). Speranzoso di trovare, un giorno, il suo posto nel mondo. Nel frattempo “Run! Live to fly! Fly to live! Do or die!”

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Greta Van Fleet, fuori l’album “The Battle at Garden’s Gate”: una riflessione sulla crescita personale dei componenti

Redazione

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Venerdì 16 aprile è uscito il nuovo album dei Greta Van Fleet, The Battle at Garden’s Gate, disponibile in digitale e in formato CD, doppio LP e doppio LP verde tie dye. Per celebrare l’uscita del loro nuovo progetto discografico, la band si è esibita al “Jimmy Kimmel Live!” con il singolo Heat Above.

«The Battle at Garden’s Gate riguarda la speranza e il superamento delle sfide che l’umanità deve affrontare. Viviamo in un mondo alimentato da istituzioni superficiali e questo album ci ricorda che sta a noi cantare fuori dal silenzio» commenta Sam Kiszka, bassista e tastierista dei Greta Van Fleet.

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Il produttore Greg Kurstin (Paul McCartney, Foo Fighters, Adele) aggiunge che «Ascoltare queste canzoni evolversi in ampi paesaggi sonori mi ha portato in un incredibile viaggio. Adoro il fatto che abbiano esplorato canzoni con complesse strutture e che la band abbia cercato accordi, melodie e testi che vanno oltre al normale. Soprattutto, ammiro che i Greta Van Fleet siano rimasti fedeli a se stessi ». L’album, oltre al singolo Heat Above, contiene i brani precedentemente pubblicati Broken Bells, Age of Machine e il singolo #1 nella classifica Active Rock Radio My Way, Soon. Rolling Stone è entusiasta del fatto che la band «mira ad abbattere vecchi muri», mentre UPROXX li descrive come «elettrizzanti». MOJO commenta: «i Greta Van Fleet si stanno evolvendo».

The Battle at Garden’s Gate ha un’eleganza mai vista prima per la giovane band. Grazie a orchestre d’archi e canzoni esplorative, i Greta Van Fleet costruiscono ogni traccia che dà vita a una storia visiva anche attraverso i video, il merchandising, collaborazioni e altro ancora. Il disco riflette sulla crescita personale e spirituale dei singoli membri durante la loro ascesa, partita dai tour nei bar rock di Detroit e Saginaw e arrivata agli spettacoli da headliner in tutto il mondo con oltre un milione di biglietti venduti in solo tre anni.

«Durante la creazione di questo album, c’è stata una auto-evoluzione, grazie alle esperienze che abbiamo vissuto. Sicuramente dopo questo disco, siamo cresciuti in tanti modi; ci ha insegnato molto, sulla vita in generale, su noi stessi e sul mondo in cui viviamo», spiega il cantante Josh Kiszka. «L’album riflette molto sul mondo che abbiamo visto e penso che rifletta anche tante verità personali», afferma il chitarrista Jake Kiszka.

Tracklist:

1. Heat Above

2. My Way, Soon

3. Broken Bells 

4. Built by Nations

5. Age of Machine

6. Tears of Rain

7. Stardust Chords

8. Light My Love

9. Caravel

10. The Barbarians

11. Trip the Light Fantastic

12. The Weight of Dreams

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Achille Lauro e l’ultima “furbata” : parla di ritiro dalle scene per promuovere l’album

Federico Rapini

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Achille Lauro nuovo album furbata

Se dovessimo dare un titolo alla carriera di Achille Lauro sarebbe “La ricerca dell’attenzione”. Come un bambino, il cantante romano ha un atteggiamento puerile di chi non può fare a meno di far parlare di sé. 

Appurato che le sue doti canore siano nettamente inferiori a quelle di creatore di scandalo, l’ultima trovata del wannabe-David Bowie è questa: “A un certo punto mi piacerebbe sparire come Mina e lasciare solo la musica”.

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Tirare in ballo un mostro sacro della musica italiana è una trovata niente male per pubblicizzare il suo ultimo album. Esce infatti oggi, 16 aprile, il suo ultimo album “Lauro”, per Elektra Records/Warner Music Italy, che arriva dopo tre dischi “fuori da ogni logica” pubblicati l’anno scorso ed è stato anticipato dai singoli Solo Noi e Marilù.

Il nuovo look alla Backstreet Boys è qualcosa di visto e rivisto. Come d’altronde i suoi mille trucchi e costumi presentati a Sanremo e non solo. A proposito del Festival Achille Lauro non ha rimorsi. “Io non mi pento di quello che ho fatto. Dietro ogni mio lavoro c’è un grande studio e una grande preparazione, sono ossessionato dai dettagli. Ho voluto far vedere che esiste qualcosa di diverso dalla globalizzazione. Anche nella musica: per me l’inferno è l’esistenza del solo reggaeton. Se fosse stato un flop, sarei ripartito da un altro punto di vista. I fallimenti fanno parte del successo”.

Il disco è “nato in maniera spontanea, ogni canzone è una tempesta dell’anima, con riflessioni su di me, sull’amore, sul cinismo, sull’attrazione sessuale”. Il sesso, la sessualità. Temi triti e ritriti che l’artista usa a suo piacimento per attrarre su di sé l’attenzione. E ci riesce benissimo. Bisogna ammetterlo.

Altrettanto bisogna sottolineare che l’idea dell’abbandono della scena, o quantomeno la minaccia, risulta studiata a tavolino. Nanni Moretti in Ecce Bombo domandava “Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?”. Beh Achille Lauro con questa uscita sembra voler ricalcare questo dilemma. Dandone però al tempo stesso una mezza risposta. Nel dubbio lo dice. Riesce comunque a far parlar di sé. Per qualche giorno il suo album avrà recensioni. Ascolti su Spotify, su Youtube e chi più ne ha più ne metta. Poi state pur certi che, qualora dovesse sparire dai radar per un po’, riapparirà magicamente. Come 1727. Quello di “ho preso er muro fratellì”.

Ma il buon Achille Lauro il marketing sembra conoscerlo meglio. D’altronde bene o male “purché se ne parli”. Ma come ha detto lui stesso, Renato Zero è solo uno. E se “l’amore ha l’amore come solo argomento” di deandriana memoria, così l’arte e la musica riusciranno a perpetuare chi è stato arte e musica. Perché c’è una differenza abissale tra fare arte ed essere arte.

La stessa differenza tra essere e apparire. Bam bam Achi’.

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Extraliscio, online il singolo “È Bello Perdersi”: un folle tango-rock

Redazione

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Da venerdì 16 aprile sarà in radio È Bello Perdersi, il nuovo singolo degli Extraliscio. Un sorprendente e folle “tango-rock”, estratto dall’omonimo album (Betty Wrong Edizioni Musicali / Sony Music) disponibile in digitale, doppio cd e doppio vinile. Il brano è stato scritto da Mirco Mariani e Elisabetta Sgarbi e composto da Mirco Mariani che lo ha registrato con il suo speciale ‘Mariani Orchestrone’, un’invenzione nata nel suo Labotron di Bologna per poter suonare da solo più strumenti contemporaneamente.

Il singolo sarà accompagnato da un video girato al Globe Theatre di Bologna, un cabinet de curiosité labirintico pieno di oggetti di arredamento vintage. Un mondo paradossale e festoso che ben rappresenta l’anima degli Extraliscio. Mirco Mariani, lo scienziato pazzo della musica, e sua figlia Gilda si muovono con naturalezza tra gli oggetti raccolti negli anni dal visionario scenografo e costumista Steno Tonelli. Non basteranno delle scarpe di cemento per far rimanere Mirco con i piedi per terra!

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Dopo il successo al 71° Festival di Sanremo con il brano Bianca Luce Nera, continua la missione di Mirco Mariani, Moreno Il Biondo e Mauro Ferrara di contaminare la tradizione con un mondo ricco di suoni e arrangiamenti, allo stesso tempo popolare e colto. Prodotti da Elisabetta Sgarbi con la sua Betty Wrong Edizioni Musicali, gli Extraliscio fanno incontrare la musica della Romagna che ha fatto ballare intere generazioni con le chitarre noise, l’elettronica, il rock, il pop in un’esplosione di suoni, ironia e libertà.

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