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Musica

Wordless Song di Zeppetella e Fiorentino, compendio di bellezza per due chitarre

Paolo Romano

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Chiunque sia innamorato delle sei corde in salsa jazz e dintorni conosce i nomi di Umberto Fiorentino e di Fabio Zeppetella. Corollario: chi, oltre alla passione, conosce un poco l’ambiente sa che, come spesso accade nei piccoli circuiti di appassionati, ghigni di livore, ukase giudicanti e patenti arbitrarie sono all’ordine del giorno. Fiorentino e Zeppetella, curiosamente, invece, raccolgono alla sola evocazione del nome, il rispetto unanime della comunità jazz, per l’integrità e la coerenza che rende il loro lavoro, oggettivamente, inattaccabile sotto ogni punto di vista.

Ora, la buona notizia a chi fosse sfuggita è che, dal 24 dicembre scorso è in circolazione un loro album “Wordless song” (EmmeRecord), arrangiato e scritto per due chitarre. Scelta quanto mai azzardata e rischiosissima, anche per degli esperti capitani di vascello come i nostri, vuoi perché la scelta del duo ha precedenti illustri (Joe Pass e John Pisano, Herb Ellis e Barney Kessel, Pat Metheny e Jim Hall, John Abercrombie e Frank Haunschild, tanto per dire) vuoi perché si tratta di una alchimia complicatissima da far funzionare, bisognosa – com’è – di una interplay, di un timing e di una capacità di arrangiamento degli spazi decisamente superiore ad ogni abilità tecnica, di suo insufficiente.

L’ottimo motivo per parlare di questo album di Fiorentino e Zeppetella è che sono riusciti a confezionare una piccola perla di grande musica, suonando in uno stato di grazia e di ispirazione fuori dal comune. I nove brani di Worldless song esplorano un’ampia fetta di possibilità espressive per quel che attiene all’armonizzazione per due chitarre, ricorrendo all’elettronica – non certo estranea alla formazione dei musicisti – solo quando funzionale a meglio definire sonorità e timbri, come nella magnifica “Glass in a bottle”. A parte ciò, le chitarre hanno un suono dal sapore acustico affascinante (merito anche dell’ottimo missaggio), restituendo una consistenza materica al playing, con uno scrupolo accentuato alle dinamiche e ai colori.

Le atmosfere spaziano dal mediterraneo, al tradizionale, dall’even eight al contemporaneo senza perdere la solida compattezza determinata dallo stile di Fiorentino e Zeppetella, maestri di gusto melodico, mai dimenticato a favore delle possibilità virtuosistiche, ma custodito come bussola e matrice per orientarsi lungo le tracce. Ed è proprio la cantabilità a balzar fuori come elemento qualificante di questo album, che pure va ad esplorare nuove possibilità con intuizioni avanguardistiche e blandamente sperimentali.

Un risultato maiuscolo, quindi, una collaborazione preziosa (nata nel 2007 quando uscì “Temi, Variazioni e Metamorfosi” dedicato a Jim Hall), della quale non ci si può che auspicare il prosieguo nei prossimi anni.

Giornalista (Roma, 1974) Si fidanza con la musica in tenerissima età e ancora non ha cambiato idea. Ha studiato legge, ha studiato chitarra jazz, poi ha pensato che di musica era più bravo a scriverne (l’ha fatto su Huffington Post, lo fa su l’Espresso). Detesta le mode, i radical chic e chiunque non si impegna a capire, ascoltando prima di parlare. Dodici chitarre, un figlio, un gatto, piante di cui ignora il nome, libri da sistemare gli impegnano il resto della giornata. Passionaccia per idee nuove, derive indipendenti, progetti culturali fuori dal coro. Ha anche scritto un romanzo, La Formica Sghemba (2019, ed. Scatole Parlanti), minaccia di scriverne altri.

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Patti Smith intona People have the power tra le strade di New York

Antonella Valente

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Il video è di qualche giorno fa, esattamente la sua esibizione. Patti Smith, la “sacerdotessa del rock”, ha intrattenuto una piccola folla di presenti tra le strade di New York con un’esecuzione di “People have the power”, tra le sue hit più conosciute e amate di sempre. Inutile dire che i passanti, stupiti e incuriosi dall’insolita scena, hanno filmato tutto e messo online sui principali social network.

L’esibizione della 73enne non è stata casuale, ma ha avuto uno scopo preciso: invitare gli americani ad andare a votare per le prossime presidenziali.

I was dreaming in my dreaming
Of an aspect bright and fair
And my sleeping it was broken
But my dream it lingered near

Il video di cui sotto è stato postato da un fan

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Musica

MustRow lancia “Un volontario dal pubblico”, primo album in studio in italiano

Fabio Iuliano

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È uscito oggi negli store digitali “Un volontario dal pubblico”, il primo album in italiano scritto, arrangiato e prodotto da Fabio Garzia, in arte MustRow. Dopo una lunga carriera, come collaboratore per artisti come Noemi, Elisa, Rkomi, Dj Shablo, Marracash, Carl Brave, Wrongonyou, MustRow decide di pubblicare un disco rock, puro e coraggioso: l’album è tutto ciò che non ti aspetti, è la porta in faccia ma anche la verità non detta, il vivere finalmente senza preoccuparsi di come si appare, è essere se stessi.

Il risultato è un sound internazionale ma assolutamente made in Italy, che dimostra come ancora oggi, anche in Italia, si possa fare un album rock moderno e credibile.

Voce graffiante e neanche troppo “educata”, MustRow, dopo l’album d’esordio in inglese “Sugar Baby”, autoprodotto e realizzato interamente da lui come musicista, compositore e arrangiatore, nel settembre 2019 pubblica il singolo “MALE(DIRE)”, prima canzone in italiano che segna l’inizio di un nuovo percorso musicale, nel quale il sound rock alternative d’oltreoceano rimane protagonista, ma questa volta incontrando il cantautorato italiano, senza nascondere le chitarre distorte che sostengono una vocalità particolare e dei testi che non vogliono essere leggeri.

L’utilizzo di strumenti fisici da una parte, e di campionamenti elettronici e synth dall’altra, danno alle sue produzioni un impatto potente che strizza l’occhio ad un sound internazionale. Caratteristiche che vengono riprese dal terzo singolo “Oggi sto bene”.

Qualche settimana fa era uscito anche “Non è musica”, un grido a qualcosa che non funziona dentro di noi. Un brano potente ed energico che dimostra quanto le chitarre distorte, se usate in modo moderno e senza i classici clichè, possano ancora essere rilevanti al giorno d’oggi.

Un fuzz sporco e uno stile che ricorda quello di Matt Bellamy (Muse) e Jack White e che si amalgama alla perfezione con i synth, la batteria ed i cori (registrati con la partecipazione de L’Avvocato dei Santi). Ogni strumento è al servizio del pezzo, dove strofe blues e parti parlate introducono ad un ritornello potente e cantabile. Il brano, prodotto e mixato dallo stesso MustRow nel suo home studio, dimostra come una vocalità blues con venature soul si possa conciliare con un’intensità testuale dura ma coinvolgente.

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Musica

Torino dedica i giardini di piazza Statuto a Ezio Bosso

La decisione arriva direttamente dalla commissione toponomastica del Comune

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Come riportato dal quotidiano La Stampa, il giardino in piazza Statuto 18 di Torino, davanti ai portici di Palazzo Paravia, sarà dedicato a Ezio Bosso, musicista e direttore d’orchestra scomparso a maggio. Pianista e compositore, era affetto da una malattia neurodegenerativa. La decisione arriva direttamente dalla commissione toponomastica del Comune.

Si attende solo l’autorizzazione del prefetto poiché il regolamento comunale prevede che affinché un luogo cittadino venga intitolato a una persona deceduta, siano trascorsi almeno dieci anni dalla morte. “Bosso ha portato la sua straordinaria arte in tutto il mondo e, soprattutto, ha dimostrato quanto la forza della vita possa vincere qualsiasi dolore”, commentò la sindaca di Torino, Chiara Appendino, all’indomani della morte di Bosso.

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