Connect with us

Entertainment

Walt Whitman, il padre della poesia americana

Erica Ciaccia

Published

on

Walter Whitman, noto come Walt Whitman (West Hills 1819 – Camden 1892) è stato un poeta, scrittore e giornalista statunitense. Considerato il padre della poesia americana, è stato il primo poeta moderno ad utilizzare comunemente il verso libero, di cui è considerato in un certo senso “l’inventore”.

Le sue radici si rintracciano nel visionarismo profetico di William Blake, quei suoi versi lunghissimi e prosatici provengono infatti dall’influenza di quest’ultimo, anche se il poeta americano ne stempera la carica alchemico-mitica e li usa in una versione più franta, metricamente più fluida, tanto da fargli guadagnare appunto un posto tra gli iniziatori del verso libero.

MyZona

Leggi anche: Pompei: scoperto il primo carro da parata in Italia

La famiglia di poeti cui Whitman appartiene e della quale è considerato il patriarca, è una famiglia che purtroppo negli ultimi decenni non ha avuto in Italia una buona reputazione: vi appartengono cantori di una americanità continentale, come Rubén Darío, Pablo Neruda, Allen Ginsberg e perfino Borges, che fu anch’egli un whitmaniano.

La sua raccolta più famosa “Foglie d’erba” fu pubblicata nel 1855 in occasione del giorno dell’Indipendenza e proprio per questo sarà un’opera destinata ad essere considerata la “Bibbia democratica americana”. Come poeta e come persona, Walt Whitman resta grande e sfuggente.

Leggi anche: Alda Merini, il “silenzio rumoroso” della poetessa dei Navigli

Non si riesce a sapere, nemmeno al giorno d’oggi, la maggior parte di ciò che egli non voleva che si sapesse, malgrado i grandi sforzi di molti devoti e colti biografi. Il legame tra la sua poesia e la sua vita è molto più incerto di quanto non creda la maggior parte dei lettori. Eppure Whitman è tanto importante per noi, tanto crucial nella mitologia americana, tanto assolutamente centrale nella nostra cultura letteraria che abbiamo bisogno di progredire nel tentativo di mettere insieme la sua vita e la sua opera. 

Di seguito alcuni versi tratti da “Foglie d’erba”: 

C’è questo in me – io non so che cosa è  – ma so che è in me. 
Contorto e sudato – calmo e fresco poi diventa il mio corpo, 
io dormo – dormo a lungo.
Io non lo conosco – è senza nome – è una parola non
detta,
Non è nei dizionari, tra le espressioni, tra i simboli.
Qualcosa lo fa oscillare su più terra di me,
amica ne è la creazione, il cui abbraccio mi sveglia. 
Forse potrei dire di più, Lineamenti! Io intercedo per 
i miei fratelli e le mie sorelle.

Vedete, miei fratelli e sorelle?
Non è caos o morte – è forma, unione, progetto – è vita eterna – è Felicità.

Leggi anche: “C’era una volta a Hollywood”, in arrivo il primo romanzo di Quentin Tarantino

Entertainment

A Brescia, la mostra che mette a confronto Dante e Napoleone

Redazione

Published

on

Una mostra, un libro, un programma di appuntamenti, visite guidate, laboratori con in più l’occasione straordinaria per visitare una casa-museo neoclassica: a Brescia da maggio a dicembre 2021.

Ateneo di Brescia Accademia di Scienze Lettere e Arti con Fondazione Brescia Musei celebrano due miti a 700 anni dalla morte di Dante e, al contempo, a 200 anni da quella di Napoleone.

MyZona

Oltre 80 le opere in mostra, a cura di Roberta D’Adda e Sergio Onger: dipinti, sculture, disegni, stampe e medaglie provenienti da collezioni pubbliche e private, in dialogo con il percorso permanente della casa-museo di Paolo Tosio, che già di per sé presenta, anche nelle decorazioni parietali, motivi danteschi e napoleonici.

Un progetto che indaga valori, ideali e sentimenti che si addensarono intorno ai due personaggi, descrive un’epoca, i suoi protagonisti, il collezionismo, le tendenze filonapoleoniche, all’insegna di un comune denominatore: l’Europa. Lo scenario rievocato dall’esposizione, della vita culturale e politica dell’Italia dell’Ottocento, dimostra come Dante e Napoleone abbiano avuto un ruolo centrale l’uno nella creazione delle aspirazioni civili e identitarie, e l’altro nel processo di formazione della coscienza nazionale.

Tra le opere in mostra: il Ritratto di Napoleone dipinto da Andrea Appiani (1754-1817), riscoperto ora come prezioso originale grazie al recente restauro, i Fasti, ideati dallo stesso artista, per Palazzo Reale di Milano, lo straordinario Ganimede di Bertel Thorvaldsen (1770-1844); le miniature commissionate dalla famiglia imperiale a Giambattista Gigola (1767-1841), oltre al disegno di Luigi Basiletti (1780-1859), piccolo capolavoro romantico, databile al 1821 e molto probabilmente eseguito poco dopo il fatidico 5 maggio.

Continue Reading

Entertainment

La regina Elisabetta, 95 anni amari senza Filippo

Federico Rapini

Published

on

Regina Elisabetta compie gli anni

Compleanno amaro per Elisabetta II. A meno di due settimane dalla scomparsa di suo marito il principe Filippo, la regina d’Inghilterra festeggia, per così dire, 95 anni.

Ad oggi è la regnante più longeva nella storia della famiglia reale britannica. Nel 2015 superò il record della regina Vittoria fermatasi a “soli” 63 anni.

MyZona

Appassionata di letteratura, teatro, musica e arte la sua infanzia fu segnata dall’approfondimento di queste materie. All’età di soli diciotto anni divenne Consigliere di Stato, figura che in Inghilterra affianca il re nelle decisioni più importanti. Per fare pratica nella politica, incontra settimanalmente il Primo Ministro per discutere di importanti decisioni circa gli affari del Commonwealth.

Incontrato a 13 anni dovette aspettare i 21 anni per sposare quello che è stato il suo unico marito. Il principe Filippo. 

UNA VITA DEDICATA ALLA CORONA

Nonostante la giovane età era già matura e di notevole autorità, avendo prestato servizio nella Seconda Guerra Mondiale. Nel 1945 a soli 19 anni si unì al Servizio Ausiliare Territoriale (Auxiliary Territorial Service) (ATS) con l’identificativo di Secondo Subalterno Elisabetta Windsor. Venne addestrata come autista e meccanico e fu promossa Comandante onorario junior. Imparando fra l’altro a riparare i motori e a cavarsela in qualsiasi situazione o problematica che veda impiegati mezzi o autoveicoli.

Una figura dunque di spicco sin dalla giovane età. Divenne regina ben presto. Nel 1952, mentre era in viaggio in Australia con il marito, apprese la notizia della morte per infarto del padre. Tornata in Patria il 2 giugno del 1953 fu incoronata regina nell’abbazia di Westminster. Fu la prima cerimonia del genere ad essere trasmessa in televisione. Si può intravedere un segno dell’enorme esposizione mediatica che contrassegnerà il regno della famiglia Windsor negli anni a venire.

Quando Elisabetta fu incoronata, la Regina Madre le disse: “Dovrai essere coraggiosa. Qualsiasi cosa tu voglia fare, quando entrerai in una stanza piena di persone, passa sempre attraverso il centro esatto della porta. Questo farà capire che sei tu che comandi”.

Nota per avere un carattere molto fermo per la grande fiducia in sé stessa e la capacità di mantenere sempre la calma. I suoi 68 anni di regno sono stati contraddistinti da numerose presenze in pubblico, con una devozione alla “causa” veramente encomiabile e molto apprezzata dai suoi sudditi. É riuscita ad avvicinare la famiglia reale alla gente comune, in grado in questo modo di seguirne le gesta, gli amori e i comportamenti.

“Appartengo al mio popolo, ma non come intendeva Elisabetta I. Non ho scelto io di essere regina, so ciò che si attendono da me, manterrò i miei impegni”. Questa fu una sua frase appena posata la corona sulla testa. Giudizi a parte, nessuno può sostenere che non lo abbia fatto.

ELISABETTA II NEI MEDIA

Il suo regno, così come la sua vita, sono stati e sono tuttora oggetto di gossip. Libri, film, serie Tv, documentari in questi anni si sono sprecati. 

Tra i più famosi sicuramente “The Quenn-La regina” nel 2006 con Helen Mirren e Michael Sheen. La Mirren nel ruolo proprio di Elisabetta II ha vinto l’Oscar come migliore attrice protagonista. Il film tratta del periodo dell’elezione di Tony Blair a Primo Ministro e della morte, nel 1997, di Lady Diana, la principessa del popolo.

Più recentemente è stata invece la serie Netflix “The Crown” (2016) che narra la vita della regina Elisabetta dal 1947 interpretata prima da Claire Foy (stagioni 1-2) e poi da Olivia Colman ( stagioni 3-4). La serie ha avuto un ottimo risultato in termini di ascolto, grazie al tanto interesse che da sempre ruota intorno alla figura della regina Elisabetta e della famiglia reale inglese.

Continue Reading

Entertainment

Tenebre e ossa: la nuova produzione Netflix è un viaggio tra amore e magia

Redazione

Published

on

Uscirà tra pochi giorni, precisamente il 23 aprile su Netlifx, la trasposizione di “Tenebre e Ossa“, primo capito della trilogia fantasy scritta da Leigh Bardugo. “Shadow and Bone”, questo il titolo originale, è tra le serie Netflix più attese del 2021, fin dal momento in cui la piattaforma ne ha annunciato l’inizio della lavorazione, lo scorso 10 gennaio 2019 (anche se la produzione è entrata nel vivo nell’ottobre dello stesso anno). Tutti i fan della saga, ma anche curiosi, appassionati del genere o semplici divoratori di prodotti analoghi, restano alla finestra in attesa di poter vedere sul piccolo schermo i loro personaggi preferiti.

L’adattamento dei romanzi è realizzato da Eric Heisserer, già sceneggiatore di pellicole di grande successo come Nightmare (2010), Final Destination 5 (2011), Arrival (2016) e Bird Box (2018).Le riprese hanno preso il via a Budapest, in Ungheria, e l’ultimo ciak è datato febbraio 2020, con alcune scene girate anche a Vancouver, in Canada. Nel trailer rilasciato da Netflix veniamo subito catapultati nel mondo di Alina Starkov, un’adolescente orfana, che vive nel regno di Ravka. Alina è cresciuta insieme a Malyen Oretsey in un orfanotrofio di Keramzin.

MyZona

Leggi anche: Lucrezia Borgia: la dama più “chiacchierata” del Rinascimento

All’inizio della storia i due amici marciano verso l’Unsea, una striscia di terra, misteriosa e piena di mostri chiamati Volcra, che separa Ravka dal mare. Durante la traversata il battaglione di Alina e Mal viene attaccato da un gruppo di Volcra e Alina, per salvare il suo unico amico, mostra un potere che è in possesso unicamente dei Grinsha, persone in grado di manipolare gli elementi, che usano questi poteri come armi per difendere la città. Sono in grado di chiamare il fuoco, evocare il vento, fermare i cuori. Alina può evocare la luce, più precisamente la luce del sole.

Questa è la sinossi ufficiale rilasciata da Netflix:

“In un mondo diviso in due da un’enorme barriera dell’oscurità perpetua, dove creature innaturali si nutrono di carne umana, una giovane soldatessa scopre un potere che potrebbe finalmente unire il suo Paese. Ma mentre lotta per affinare il suo potere, forze pericolose la circondano. Ladri, assassini e santi ora sono in guerra, e per sopravvivere ci vorrà più della magia“.

Tenebre e Ossa è tratta dall’omonimo libro di Leigh Bardugo, che in Italia è stato pubblicato dalla casa editrice Piemme sotto il titolo di Tenebre e Ghiaccio. The Grisha Trilogy. La prima stagione della serie Netflix attinge anche dal romanzo Six of Crows (Sei di Corvi), scritto sempre dalla Bardugo e ambientato nello stesso universo, il cosiddetto Grishaverse.

Leggi anche: Emily Dickinson, la poetessa che con i suoi versi è volata oltre le mura della sua casa

Durante un’intervista rilasciata ad Entertainment Weekly, quest’ultima ha spiegato l’origine della sua ispirazione.

“Nella maggior parte dei fantasy, l’oscurità è metaforica; è solo un modo di parlare del male (l’oscurità cala sulla terra, un’età oscura sta arrivando). Volevo prendere qualcosa di figurativo e renderlo letterale. Quindi la domanda è diventata: “E se l’oscurità fosse un luogo?” E se i mostri in agguato non solo fossero reali ma persino più orribili di qualsiasi cosa avremmo potuto mai immaginare sotto il letto o dietro la porta dell’armadio? E se fosse necessario combatterli sul loro territorio, essendo ciechi e indifesi nell’oscurità? Queste idee alla fine sono diventate l’Unsea.”

Il mondo fantastico di Ravka è plasmato sul modello dell’impero russo dei primi anni del 1800. Alla domanda sul perché avesse scelto un’ambientazione così particolare, l’autrice ha proseguito spiegando: “Penso che ci sia un enorme potere nelle immagini che associamo alla cultura e alla storia russa, questi estremi di bellezza e brutalità che si prestano anche alla fantasia. Onestamente, per quanto mi piacciano le spade e le bandiere – e credetemi, mi piacciono davvero tanto! – volevo portare i lettori in un posto che fosse un po’ diverso. La Russia al tempo degli zar mi ha dato un punto di partenza diverso “.

Nel cast troviamo volti noti e altri meno conosciuti:

Ben Barnes (Le cronache di Narnia, The Punisher) interpreta il Generale Kirigan alias l’Oscuro, comandante d’élite magica, Jessie Mei Li è l’orfana soldato Alina Starkov, Freddy Carter è Kaz Brekker, Archie Renaux porta in scena Malyen Oretsev, Amita Suman veste i panni di Inej, e Kit Young quelli di Jesper Fahey. A loro si uniscono anche Sujaya Dasgupta (Press, Guilt) nella parte di Zoya Nazyalensky, Danielle Galligan (Game of Thrones, Krypton) nelle vesti di Nina Zenik, Daisy Head (Harlots, Guilt) porta in scena Genya Safin e Simon Sears (Winter Brothers) è Ivan.

Per la prima stagione la piattaforma ha ordinato otto episodi che dovranno intrecciare le storie, i personaggi e le ambientazioni dei due libri della saga Tenebre e ossa e Sei di corvi. Questo ha indispettito non poco alcuni fan, che a seguito dell’annuncio da parte di Netflix dell’inizio della produzione della serie, su Twitter hanno esternato le loro perplessità.

Il trailer prospetta ambientazioni e caratteristiche a dir poco non convenzionali. Una storia unica che ci fa entrare in un mondo da scoprire con creature magiche, mostri e poteri misteriosi. Il tutto circondato da intrighi, misteri e colpi di scena.

Tenebre e ossa è una produzione Netflix e sarà disponibile solo sulla piattaforma digitale a partire dal 23 aprile, giorno in cui saranno caricati tutti gli 8 episodi della prima stagione.

Leggi anche: Speciale Jayne Mansfield, la bomba sexy dal cervello di un genio

di Federica Prato

Continue Reading

In evidenza