Venezia: al via il restauro di “Migrant Child”, opera murale di Banksy
L’opera Migrant Child di Banksy torna a splendere grazie a un complesso intervento conservativo promosso da Banca Ifis e affidato al restauratore Federico Borgogni.
Il deterioramento del murale di Banksy
L’opera murale The Migrant Child di Banksy, collocata sulla facciata di un palazzo veneziano, sta finalmente tornando a nuova vita dopo anni di implacabile deterioramento causato dagli agenti atmosferici, un processo che aveva già cancellato quasi il 30% della sua essenza originale.
L’intervento di recupero, promosso con lungimiranza da Banca Ifis e magistralmente condotto dal restauratore Federico Borgogni, ha introdotto un approccio tecnico rivoluzionario, che implica la delicatissima tecnica dello strappo. Il disegno infatti è stato letteralmente staccato dalla sede originaria per essere trasferito ed esaminato in laboratorio. La rivoluzione tuttavia si riscontra anche nell’opera stessa. Si tratta infatti di uno tra i soli tre lavori di Banksy riconosciuti sul suolo italiano (gli altri due si trovano a Napoli).
La sua comparsa, avvenuta nella notte tra l’8 e il 9 maggio 2019, sulla facciata di Palazzo San Pantalon, a Venezia, ha immediatamente impresso un segno indelebile nella comunità, diventando un simbolo potente e oggetto di grande discussione pubblica, proprio per il suo messaggio universale sui migranti.
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Il recupero di Migrant Child
Al centro della composizione si trova un bambino con i piedi immersi nelle acque veneziane, ritratto mentre cerca disperatamente aiuto. Il gesto con il quale solleva una torcia, dalla cui luce sgorga una vibrante tonalità fucsia, si manifesta come un incisivo invito a squarciare il velo nero dell’indifferenza su tematiche attuali ed estremamente drammatiche, quali l’immigrazione e l’emergenza umanitaria dei bambini naufraghi.
Vista l’intrinseca instabilità dell’intonaco e la peculiare tecnica d’esecuzione, il recupero di quest’opera d’arte ha imposto una decisione radicale ma inevitabile: il distacco dell’intera sezione muraria che la ospita.
Dal punto di vista tecnico, il prezioso graffito è stato quindi dapprima protetto con una telone speciale, mentre un’équipe di esperti procedeva con meticolosità all’estrazione della porzione di muro, salvaguardando così l’originale strato pittorico. Tale complessa operazione si è conclusa con successo nella notte tra il 23 e il 24 luglio scorsi.

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Fasi del restauro e critiche
La porzione di muro si trova attualmente in laboratorio dove il restauratore Federico Borgogni sta intervenendo con cura. L’intervento prevede la rimozione mirata delle sezioni murarie danneggiate, per poi ricollocare l’opera su un nuovo supporto alveolare, studiato per garantirne una conservazione ottimale e duratura. Seguiranno la stuccatura delle imperfezioni e un’integrazione cromatica a sottotono, eseguita secondo criteri di riconoscibilità e nel pieno rispetto dell’integrità originale del murale.
Come per tutte le scelte in ambito di tutela e conservazione del patrimonio artistico, il restauro dell’opera ha generato un acceso dibattito, scatenando alcune proteste in particolare dall’Associazione Architetti Veneziani. Quest’ultima ha apertamente dichiarato tale intervento “contrario allo spirito dell’opera”, sostenendo che le creazioni di street artists come Banksy sono intrinsecamente destinate al deterioramento progressivo.
Diversi critici d’arte hanno rafforzato questa tesi, ribadendo che la vera essenza di tale forma espressiva risiede proprio nella caducità: lavori simili cioè non dovrebbero subire rimozioni o interventi di recupero, ma andrebbero piuttosto abbandonati al loro naturale dissolversi o a una potenziale cancellazione voluta dall’artista stesso, rispettandone così la profonda e potente natura transitoria.
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Palazzo San Pantalon come polo culturale
Dopo un’attenta riflessione tuttavia Banca Ifis ha ritenuto il progetto un’opportunità per valorizzare l’opera non solo come bene artistico, ma anche come prezioso messaggio sociale: la tutela dei diritti umani nell’ambito dell’immigrazione. Del resto, La decisione di preservare The Migrant Child si inserisce in un disegno più ampio, volto al recupero di Palazzo San Pantalon.
Questo storico edificio cinquecentesco, attualmente in stato di degrado, è dal 2024 al centro di un ambizioso piano di riqualificazione, sostenuto da Banca Ifis. Attraverso l’intervento dello studio Zaha Hadid Architects, selezionato tramite un bando internazionale, il palazzo si trasformerà in un polo espositivo dinamico. Particolare attenzione riceveranno i giovani artisti, instaurando un dialogo continuo e proficuo con le molteplici attività della Biennale di Venezia.
L’iniziativa mira a riconsegnare alla città lagunare un luogo di profondo significato, combinando la necessaria tutela del patrimonio storico-artistico con una visione innovativa della progettualità culturale. Uno degli obiettivi principali consiste nel riportare l’attenzione sulla delicata fragilità del tessuto urbano e artistico di Venezia, un contesto sempre più esposto alle problematiche di un eccessivo turismo di massa.

Crediti fotografici: ©AP Photo/Luca Bruno



