Vendetta e mistero: il culto della Nuestra Señora de la Santa Muerte

“Santa Muerte de mi corazon, Niña Blanca amparame bajo tu manto otorgame tu bendicion para que el amor y la dicha siempre me lleguen. Señora mìa dame tu fuerza para que todo lo que me rodea se armonice.”. (Oración de Armonia Y Amor)

Santa Muerte, Signora Scheletrica (la Flaquita o la Flaca), la Signora Ossuta (la Huesuda), la Dama Potente (la Dama Poderosa), la Signora Bianca (la Señora Blanca), la Signora Nera (la Señora Negra), la Bella Fanciulla (la Niña Bonita), la Signora delle Ombre (la Señora de las Sombras), la Bella Signora Sebastiana (la Doña Bella Sebastiana), è una divinità messicana le cui origini si rintracciano nel culto azteco dedicato a Mictecacihuatl, dea della morte e dell’oltretomba.

Mischia il Cattolicesimo a elementi pagani precolombiani e avrai la Muerte messicana, che prima di diventare Santa e di acquisire un’iconografia simile a quella della Madonna, era probabilmente venerata sotto il nome di Mictēcacihuātl. Mictēcacihuātl, o Signora della Morte, era la divinità azteca che regnava sull’Oltretomba. Regina di Mictlan, l’inferno degli Aztechi.

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Dalla feste in onore di Mictēcacihuātl deriva il famoso Dia de Muertos la festività messicana in cui si ricordano gli amici e i parenti defunti e si compiono cerimonie e processioni proprio in onore della Morte. Celebrato fra il 31 ottobre e il 1 novembre – proprio come Halloween e Ognissanti – quest’evento è uno dei più folkloristici e conosciuti di tutto il Messico.

Secondo la leggenda, il culto della Santa Muerte (come noi lo conosciamo) ha origine negli anni ’60.

Proprio in quel periodo infatti la “Madonna Morte” apparve a un qualunque peòn di Veracruz, chiedendogli di diffondere nel resto del Messico il culto. La scelta di un semplice popolano come latino Mosè non è sicuramente un caso, quello della Santa Muerteinfatti è un culto fortemente popolare, privo di organizzazione, gerarchia e sacerdoti

Fa però decisamente fatica ad attecchire nello Stato cattolico, sia per la sua natura apertamente pagana sia per le posizioni eretiche: il culto della Santa Muerte ammette l’aborto, gli anticoncezionali, l’omosessualità e ammette tra le sue fila i tansessuali e i travestiti.

L’iconografia classica della Nuestra Señora de la Santa Muerte la vuole solitamente rappresentata come uno scheletro vestito con abiti femminili antichi, secondo le canonica iconografia cattolica della Madonna e delle altre sante. Gli abiti della Signora si distinguono per colori, ad ogni nuance corrisponde un potere  rosso per l’amore; verde per il lavoro, giallo per i soldi ecc…). La morte porta di solito una bilancia e una falce ma in alcune cerimonie di carattere più soterico è possibile trovarla rappresentata con una clessidra e una marionetta. Chiare allusioni al suo potere sulla vita, sulla  morte, sull’esistenza umana, è sull’ inevitabile scorrere del tempo.

Estremamente vendicativa, gelosa e lunatica, la Santa Muerte non viene mai invocata a cuor leggero. Votarsi a lei senza un valido motivo, o invocarla senza la giusta volontà (occhio alla preghiera a inizio articolo), può portare sfortuna e castighi. La punizione massima è ovviamente la morte, può colpire sia colui che è direttamente colpevole che un parente privo di colpe.

Proprio questa sua natura estremamente violenta ha contribuito a far avvicinare numerosi narcotrafficanti al culto della Santa Murte.

Il più famoso e importante santuario della Nuestra Señora si trova a Città del Messico, nel quartiere povero di Tepito, un barrio popolare considerato tra i più pericolosi della città. Qui i devoti portano in dono qualunque oggetto: soldi, sigarette, caramelle, tutto per rendere omaggio alla Signora Nera.

Certo è che al di là dei collegamenti coi narcos e la criminalità organizzata, quello della Santa Muerte è sicuramente un culto profondamente legato a tutte quelle persone che solitamente vivono ai limiti della società. Emarginati, Ex Criminali, ex tossici, clochard, galeotti, ragazze madri. Buona parte dei suoi adepti sono persone rifiutate dal mondo ma consapevoli di avere un’ amica ancora accanto, la Morte.

Oggi sei tra le braccia della vita ma domani sarai nelle mie. Quindi vivi la tua vita. Ti aspetto. Distinti saluti, La Morte (cartello anonimo).

Foto: Nefthali Flores

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Licia De Vito
Archeologa, nata e cresciuta in Abruzzo, vive a Roma dal 2009. Dopo la laurea magistrale conseguita presso l’Universita “La Sapienza” di Roma ha proseguito gli studi frequentando la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dello stesso ateneo. Appassionata di storia e viaggi, avrebbe voluto essere Lara Croft, è diventata un “Ummarell”.

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