Un cinepanettone può salvarci la vita?

Alla notizia del nuovo cinepanettone – ‘Natale su Marte‘, regia di Neri Parenti – ho pensato che sì, finalmente sarei tornato al cinema. Ed è ora di dirlo, questo cinepanettone sarà diverso dagli altri: un po’ perché sarà forse l’ultimo della coppia scoppiata Boldi-De sica, vecchi, evidentemente stanchi, ormai poco affiatati; un po’, soprattutto, perché è un cinepanettone che esce al termine di un anno nefasto.

Ci siamo così affezionati al catastrofismo che ridere sembra diventato un piacere proibito, da tenere nascosto nelle proprie quattro mura. Per questo il 2020 adesso è anche l’anno di due gruppi sociali ben distinti: quelli che torneranno al cinema con il Tenet di Nolan e quelli che avranno il coraggio di aspettare il cinepanettone non ironicamente.

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La cosa desta già malumori nell’ambito cinefilo, che non vede nella comicità popolare la cultura estrinseca e lo slancio educativo dell’arte. Sembra insomma che non solo una completa alfabetizzazione non possa passare per certi canali – vanno bene i cinema all’aperto con Godard in lingua originale, non vanno bene le commedie vernacolari – ma anche che il processo di regressione culturale dovuto ai cinepanettoni sia reversibile: un buon film, un buon libro ci rendono persone migliori.

Per la rieducazione civile il cinema dovrà aspettare l’epifania e incrociare le dita per il prossimo anno, ma i più attenti avranno già colto l’unica lezione che la quarantena ci ha silenziosamente lasciato. Dopo mesi in cui tutti hanno citato i promessi sposi e la peste manzoniana per analogia con la pandemia globale dovremmo renderci conto che non sarebbe migliore un mondo dove tutti leggono, perché leggere non basta.

Bisogna capire l’opera, indipendentemente dalla sua natura e dalle sue pretese, prenderne anche le distanze al di là del gusto comune, perché ci sia un progresso culturale. È evidente che molti di noi, pur leggendo, sono destinati a rimanere un gregge. Lo stesso si dica per il cinema.

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Alberto Mutignani
Pescarese, classe 1998. Unico laureando in lettere a non aver ancora scritto la propria autobiografia. Interessi: le cose frivole, le chiacchiere a vuoto, gli scrittori comodi, il cinema popolare, i videogiochi. In un'altra vita è stato un discreto detective privato.

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