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Teatro

Un campo da tennis diventa la scenografia di “Doppio Misto” in scena al Teatro Golden

A deliziare lo show la partecipazione straordinaria di Claudio Gregori, in arte Greg, che presta la voce alla narrazione dello spettacolo

redazione

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Luna (Giulia Todaro) è una nascente stella del tennis e tutta la sua vita è stata pianificata al fine di realizzare il suo grande sogno. Ma il desiderio di diventare una grande tennista raccoglie in sè i frammenti dei fallimenti e delle delusioni del padre Giulio (Marco Fiorini) e del suo allenatore Armando (Danilo De Santis), amici e tennisti professionisti mancati. Nonostante tutto, la giovane sportiva non è felice. Non si sente compresa dalla madre Mara (Milena Miconi), nè dal padre che sembra essere ossessionato dal desiderio di successo di sua figlia. Luna raggiunge così la posizione numero 697 del tennis mondiale, ed oggi scenderà in campo per disputare una partita di doppio misto insieme al suo allenatore e ai suoi genitori. Ma quella che doveva essere una giornata di festa, si trasforma in un vero e proprio dramma familiare. Una commedia sul tennis, sull’amore, amicizia e sulla tendenza a realizzare i propri sogni attraverso i figli. Ma quando la partita sembra finita…

Doppio Misto” sarà al Teatro Golden di Roma fino al 12 gennaio 2020. Una commedia esilarante che affronta il tennis come esempio di vita e mette in risalto la tendenza compulsiva di molti genitori a riversare sui figli le frustrazioni dei propri insuccessi.

A deliziare lo show la partecipazione straordinaria di Claudio Gregori in arte “Greg“, nei panni anche di produttore, che presta la voce alla narrazione anche mediante alcuni contributi video per uno spettacolo ideale per gli sportivi e non.

Foto FIT

Teatro

Teatro Off Limits, sospesa la stagione di prosa. Si valuta il recupero estivo

redazione

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Salvo successive e ulteriori disposizioni governative con riferimento all’emergenza sanitaria dovuta al Covid 19, il Teatro Off Limits di Avezzano (AQ) rende noto che i tre spettacoli conclusivi della stagione 2019/2020 (“Solo di Passaggio” di Alessandro Izzi, “Croce e Delizia Signora Mia… “di e con Simona Marchini, “Follia d’ufficio” di Alessandro Martorelli) verranno recuperati prima dell’inizio della stagione 2020/2021.

Per tutti gli abbonati è previsto ovviamente l’ingresso gratuito agli spettacoli suddetti. Probabilmente, sempre nel rispetto delle normative attuali, alcuni di essi verranno inseriti nella programmazione estiva della seconda edizione di “Alba Off” prevista ad Alba Fucens durante il mese di agosto. L’organizzazione fa sapere che comunicherà quanto prima le date ufficiali della messa in scena degli spettacoli sospesi.


Per ulteriori informazioni è possibile contattare il numero 366/6555303 o scrivere all’indirizzo e-mail : teatroffavezzano@gmail.com

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Teatro

Al Marconi di Roma va in scena Coppie felicemente infelici: feste di divorzio e humour piccante

Federico Falcone

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Torna al teatro Marconi la compagnia UAO Spettacoli. Dal 6 all’8 marzo in scena un esilarante vortice di emozioni con “Coppie felicemente infelici”. Una commedia “sui generis”  che vede protagonisti Federico Perrotta e Valentina Olla  sulle “montagne russe della vita di coppia, nella quale si prendono di mira le piccole insopportabili abitudini che minano l’amore. Un divertente mix delle umane fragilità firmato Claudio Insegno che strizza l’occhio a Tarantino e Scola. Una cena tra due coppie di amici diventa una “festa” di divorzio, occasione nella quale emergono le caratteristiche comiche e grottesche dei quattro protagonisti.

Dai fallimenti personali ai fallimenti della vita matrimoniale stessa, dalle valutazioni sbagliate agli errori concreti, ed ecco che questa analisi delle circostanze si trasforma nella nuova esilarante produzione di Uao Spettacoli.

Federico Perrotta e Valentina Olla consolidano il sodalizio artistico con Andrea Carli e Sabrina Pellegrino, alla quale affidano anche la scrittura del nuovo progetto. In scena anche Marco D’Angelo e Giulia Perini. Scene e costumi sono di Graziella Pera, il disegno luci di Marco Laudando.

La serata di “festeggiamenti “ per il divorzio si trasforma in un vero e proprio viaggio nel tempo per le due coppie di amici: vengono ripercorsi alcuni momenti delle loro storie d’amore, durante questo cammino si cerca di capire, se possibile, qual è stato il momento in cui tutto si è distrutto a tal punto da diventare una gioco al massacro anche nell’ incolpare il proprio partner delle presunte o reali mancanze ed esagerazioni, forse anche per trovare finalmente un punto di incontro, se esiste!

L’unica cosa che ne uscirà fuori sarà una serie di divertenti e grottesche situazioni, dove l’amore romantico sembra un parametro irraggiungibile, dove l’uomo e la donna si scontrano per non incontrarsi mai, dove la vita di coppia è sostenibile ma solo da single ed in “Coppie felicemente infelici” i quattro capiranno che ciò che l’amore ha unito, il matrimonio può separare. Cosa li salverà alla fine dei giochi? Una sana risata!

A parlare di questa produzione è lo stesso regista Claudio Insegno che spiega: “E’ divertente vedere come una coppia nasce, muore e poi rinasce in qualche maniera; si osserva la storia di una coppia vissuta nel divertimento totale anche con un po’ di amarezza alla fine poiché si cerca di capire cos’è che fa allontanare, in altri casi si capisce che forse è meglio stare da soli piuttosto che in coppia. Però il punto di vista è sempre divertente, quindi secondo me la cosa più bella in questo spettacolo è proprio la storia di queste due coppie che attraversano tante fasi, ma c’è sempre una speranza”.

Momenti altalenanti, dunque, discussioni, incomprensioni: la scena sarà dominata da fasi di una vita quotidiana la cui consequenzialità sarà alterata da colpi di scena.

Un tuffo, poi, nella parte tecnica che come racconta il regista colpisce proprio per l’esplosione di istanti: “Mi sono divertito tantissimo perché è stato bello raccontare nel tempo la storia di una coppia che va avanti, indietro, nel mezzo, alla fine, per poi tornare all’inizio, è come se allo spettatore consegnassimo un telecomando: in questo modo ha la possibilità di vedere cosa succede a seconda anche dei suoi gusti e distruggiamo un pò i canoni della linearità della storia.”

L’impeto delle emozioni è padrone indiscusso di una scena che si riempie anche del ricordo di tanti momenti vissuti infatti per Insegno “..è come mettere due coppie sulle montagne russe e vedere cosa succede, non si sa mai quand’è che si sale e quand’è che si scende quindi c’è sempre un momento di sorpresa: sono proprio delle montagne russe d’amore”.

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Teatro

Ridere per sopravvivere, la comicità di Gabriele Cirilli alla costante ricerca di nuove sfide

Ho sempre desiderato essere un artista a 360 gradi, esattamente come diceva il grande Gigi Proietti. Mi considero molto all’americana e ho sempre tratto ispirazione da mostri sacri come Steve Martin o Dan Aykroyd

Federico Falcone

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“Mi piace il palcoscenico, il rumore delle assi di legno che cigolano sotto i miei passi. Mi piace il momento in cui sto per entrare in scena in cui il panico si mescola con la scarica elettrica della sfida che sto per affrontare. Mi piace sentire a fine spettacolo ‘Che bello, mi sono divertito tantissimo. Ho riso per due ore‘”.

Gabriele Cirilli, comico e attore abruzzese amatissimo dal pubblico italiano di tutte le età, è in questi giorni in giro per l’Italia con lo spettacolo “Mi piace…di più” con il quale getta la maschera e svela apertamente le sue intenzioni e ambizioni: far ridere, il più possibile, il pubblico presente in sala.

La risata è la migliore medicina per i tempi che viviamo?

Come diceva Charlie Chaplin, “un giorno senza un sorriso è un giorno perso“. E se lo diceva lui, allora possiamo crederci. Nella nostra vita e nella nostra quotidianità ridere è fondamentale, anche perché è scientificamente provato che fa bene alla salute, dalla pressione arteriosa all’umore. E inoltre si, in un periodo come questo è sicuramente la migliore medicina possibile. Di disgrazie ne abbiamo tante e se non ci concediamo almeno due ore di tranquillità è finita.

Con riferimento allo spettacolo sono rimasto colpito da un particolare della descrizione che recita “ogni replica è un debutto”. E’ davvero così?

Come sostengono i più grandi, da Benigni a Proietti, è importante avere un canovaccio da seguire. Io ne ho uno, adoro averlo. Quest’anno ho costruito uno spettacolo che segue la scia di quello dell’anno scorso chiamato semplicemente “Mi piace”. Questa evoluzione, appunto, si chiama “Mi piace…di più”. Ogni sera abbiamo un pubblico diverso con il quale dialogare. E adoro adattarmi a esso. Ieri, a Torino, dal niente è nato uno sketch che ha coinvolto il pubblico presente in sala, in particolar modo una coppia di sposi. Tutto improvvisato, tutto molto bello. E’ uno one man show a tutti gli effetti, quando togli una quarta parete. Senza interazione col pubblico lo show sarebbe diverso e quindi, per farla breve, non sarebbe parte di quel canovaccio che ho elaborato.

Oltre ai punti cardine della tua comicità, da cosa trai spunto per evolvere lo show e portarlo tutte le sere in una dimensione diversa?

Nella vita c’è sempre qualcosa di nuovo da esplorare. Lo spettacolo, infatti, si adegua molto al posto dove mi trovo, tanto da concedermi spunti dalla giornata ivi trascorsa. Mi aspetto sempre cose nuove come, ad esempio, in Puglia, a Lecce, dove mi sono divertito a parlare del mare di Otranto. Cosa che, per ovvie ragioni, non posso fare quando vado a Torino o Verona. L’ispirazione arriva dal territorio, questo si. Voglio anticiparti una novità: l’anno prossimo porterò in scena uno spettacolo che avrà la regia di Arturo Brachetti e si chiamerà “Se rinasco non ci casco”. Ho sempre desiderato mettere sul piatto un qualcosa di diverso rispetto al mio trascorso e parlare delle cosiddette sliding doors.

Come è cambiata la tua comicità in questi anni?

Sono abbastanza pop, la mia comicità è costruita in maniera tale che funzioni in tutta Italia. Ci sono cose esilaranti in una regione che in un’altra, invece, magari non scalfiscono il pubblico. E’ un fatto di cultura e appartenenza. Ad esempio, se sto facendo un pezzo sul mare, magari funziona di più in posti dove il mare non c’è. E’ una cosa strana ma interessante e indicativa di come la reazione del pubblico possa essere imprevedibile. La comicità, per funzionare, deve possedere un certo grado di musicalità. Lo spettacolo comico deve essere una musica, se leggi bene lo spartito e fai una bella jam session lo spettacolo funziona, in caso contrario esce fuori un bruttissimo concerto.

E’ questa la chiave del tuo successo?

Ho sempre desiderato essere un artista a 360 gradi, esattamente come diceva il grande Gigi Proietti. Mi considero molto all’americana e ho sempre tratto ispirazione da mostri sacri come Steve Martin o Dan Aykroyd, artisti eclettici e, per questo, estremamente completi. Provo sempre a cimentarmi in diverse forme d’intrattenimento che possano reinventarmi. In Italia apprezzo tantissimo Lillo e Greg, conosciuti al tempo in cui erano Latte e i Suoi Derivati. Una sera, parlando con Claudio Cecchetto, siamo però arrivati alla conclusione che un certo tipo di comicità in Italia trova spesso delle difficoltà.

Quali possono essere le ragioni? Anche la stand up comedy, sempre più apprezzata dal pubblico internazionale, in Italia fatica ad attecchire…

E’ una bella domanda. Anche io mi sono chiesto perché la stand up comedy e la comedy central qui da noi non funzionino. In gran parte degli States è considerata la comicità per eccellenza ma in Italia non riesce a prendere piede. Credo sia un problema culturale. Se non la conosciamo bene – e non la conosciamo – non sappiamo come affrontarla, come creala e a chi rivolgerla. Ecco perché è complesso farla attecchire. Il pubblico l’apprezza, ma non la comprende fino in fondo. E’ difficile da spiegare. Eddie Murphy ha fatto cose fortissime, usando un linguaggio anche molto duro. In Italia ha portato spettacoli (ovviamente in inglese e quindi a esclusivo appannaggio di pochi) che non hanno avuto successo. Angelo Duro mi piace e sta riscuotendo molto successo. Si porta il suo pubblico ma sta andando bene con la sua stand up comedy.

E’ un problema di moralismo?

Sicuramente anche questo fattore contribuisce in negativo. La stand up comedy è dura e aggressiva per definizione. Vengono dette cose che tutti pensano ma che nessuno ha il coraggio di dire. Quindi spaventano e scatenano reazioni contrastanti.

Credi che in questi anni sia cambiato l’approccio italiano alla comicità??

La comicità non cambia mai, semmai muta il modo di affrontarla. Prima, per far ridere le persone, bisognava avere cabaret e locali predisposti per spettacoli a tema. Oggi invece serve un video su youtube, magari sperare che diventi virale, per arrivare immediatamente alla gente. Il ragazzo di oggi non va al cabaret come facevo io alla sua età. Ma mi sto adeguando ai tempi che cambiano e sto cercando di utilizzare i mezzi moderni per arrivare a un pubblico più vasto. La tecnologia non può essere arrestata, tanto vale portarla dalla propria parte.

Foto: Chiara Basile Fasolo

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