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Tra noir e romanticismo: al Museo della Permanente di Milano ottanta opere di Jack Vettriano

Francesca Massaro Posted On 13 Novembre 2025
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Jack Vettriano, The Singing Butler, 1992, ©Jack Vettriano

Dal 20 novembre 2025 al 25 gennaio 2026, il Museo della Permanente di Milano accoglie una grande retrospettiva sul pittore scozzese Jack Vettriano. Un percorso di ottanta opere trasporta i visitatori tra figure danzanti, atmosfere noir e una sensuale malinconia.

Vettriano tra noir e romanticismo

Eleganti signore in abiti da cocktail, distinti galantuomini in giacca e cravatta, maggiordomi silenziosi e impeccabili, sguardi sensuali e atmosfere sospese, quasi oniriche. Simili elementi hanno reso Jack Vettriano (Fife, 1951 – Nizza 2025) uno degli artisti contemporanei più apprezzati di tutti i tempi, una vera icona della cultura di massa. La capacità di ricreare sulla tela personaggi universali, che ammiccano alla commedia romantica e ambienti malinconici dallo stile noir, catapultano l’osservatore in una dimensione cinematografica, nella quale tutto può accadere.

Milano desidera rendere omaggio all’affascinante pittore scozzese, scomparso lo scorso marzo, con una grande retrospettiva. A tal proposito, dal 20 novembre 2025 al 25 gennaio 2026, il Museo della Permanente accoglierà oltre ottanta opere in un percorso espositivo completo, volto a illustrare vita e carriera.

 I visitatori potranno pertanto ammirare celebri oli su tela, una selezione di lavori su carta a tiratura unica, il ciclo di fotografie scattate da Francesco Guidicini nello studio dell’artista, e un video in cui Vettriano stesso ripercorre la sua singolare formazione. L’iniziativa, promossa per la prima volta in Italia, restituirà così al pubblico il forte impatto visivo e la dimensione narrativa della sua arte.

Jack Vettriano, The Singing Butler, 1992, ©Jack Vettriano

Leggi anche: “I tre grandi di Spagna”: Picasso, Dalí e Miró conquistano la Fabbrica del Vapore a Milano

La sorprendete vita di Vettriano

La vicenda umana di Vettriano, al secolo Jack Hoggan, nato nella contea scozzese di Fife, assomiglia a un racconto simbolico di resilienza e tenacia. Originario di una famiglia legata all’industria carbonifera, Jack contribuì fin da ragazzo alle finanze domestiche e abbandonò la scuola a soli sedici anni per lavorare come apprendista tecnico minerario.

Il suo approccio al mondo dell’arte fu atipico e tardivo: scoprì infatti la pittura soltanto a ventun anni, grazie a un inatteso regalo di compleanno, un semplice set di acquerelli e pennelli. Da quel momento, l’artista iniziò a dipingere da autodidatta nel tempo libero, studiando gli antichi maestri e l’Impressionismo.

Scelse inoltre Il cognome d’arte “Vettriano” in onore della madre, discendente da un emigrante italiano della provincia di Frosinone, una variazione che segnò la sua ascesa. Il debutto ufficiale avvenne nel 1988 alla Royal Scottish Academy di Edimburgo e comportò la vendita immediata di entrambe le sue opere esposte, dando quindi l’avvio a una carriera sorprendente che condusse l’artista a esporre con successo anche in grandi capitali come Londra, Hong Kong e New York.

Jack Vettriano, Dance me to the end of love, 1998, ©Jack Vettriano

Leggi anche: “Un pittore in viaggio”: i Musei Reali di Torino accolgono le opere di Orazio Gentileschi

Uno stile ispirato a Edward Hopper

Il linguaggio pittorico di Vettriano è caratterizzato da una cifra distintiva che fonde un realismo meticoloso con un romanticismo crepuscolare. Tale stile figurativo non accademico assorbe la forte influenza della pittura americana di Edward Hopper e delle atmosfere intense del cinema classico noir degli anni Cinquanta.

Le sue composizioni, spesso dominate da una luce artificiale calda e contrastata, evocano un senso di nostalgia e mistero, presentando figure umane sospese in momenti di seducente attesa o desiderio trattenuto. Ne è un esempio celeberrimo The singing butler (1992), opera elevata a icona contemporanea raffigurante una coppia in abiti eleganti che danza su una spiaggia sotto la pioggia battente, assistita da camerieri e un maggiordomo muniti di ombrelli. Nel 2004, questo dipinto fu battuto all’asta da Sotheby’s per quasi 750.000 sterline, a conferma del successo straordinario dell’artista.

Altre opere di profondo fascino, quali ad esempio Dance me to the end of love (1998) e The Billy Boys (1998), mostrano la sua versatilità nel tradurre la complessità delle relazioni e delle dinamiche sociali in immagini evocative, che assottigliano il confine tra immaginazione e realtà.

Jack Vettriano, The Billy Boys, 1998, ©Jack Vettriano

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Tra consenso popolare e scetticismo accademico

Il percorso artistico di Vettriano è stato costantemente affiancato da un acceso dibattito: se da un lato il pubblico lo ha amato incondizionatamente per la sua immediatezza emotiva e per l’estetica riconoscibile e accessibile, dall’altro la critica ufficiale ha spesso guardato alla sua pittura con sospetto, etichettandola come troppo popolare o persino “pop erotica“, assolutamente priva di profondità concettuale. Nonostante lo scetticismo da parte del mondo accademico, il pittore ha tuttavia continuato a godere di un successo eccezionale, culminato nel 2004 con il documentario a lui dedicato dal titolo Jack Vettriano: the people’s painter; inoltre, nello stesso anno, l’artista ha ottenuto l’onorificenza OBE (Ordine dell’Impero Britannico) conferitagli dalla Regina Elisabetta II per i servizi resi alle arti visive.

Simili riconoscimenti, uniti al record di visitatori a ogni retrospettiva (clamorosa quella a Glasgow nel 2013), sottolineano l’importanza di un artista che, pur operando ai margini delle istituzioni ufficiali, ha di fatto unito le generazioni legittimando visivamente l’universalità delle passioni e delle emozioni umane. La mostra milanese offre dunque un’occasione preziosa per ripercorrere questa traiettoria e riflettere su come l’accessibilità narrativa possa rappresentare un valore unificante e aggregativo nella società contemporanea.

Jack Vettriano, The last great romantic, 2010, ©Jack Vettriano

Leggi anche: Restituzioni 2025: a Palazzo delle Esposizioni di Roma la mostra sulle opere restaurate tra il 2022 2 e il 2025

L’organizzazione della mostra

La mostra Jack Vettriano al Museo della Permanente di Milano, è a cura della dottoressa Francesca Bogliolo e vede l’organizzazione della società Pallavicini s.r.l. (con Chiara Campagnoli, Deborah Petroni e Rubens Fogacci), in collaborazione con Jack Vettriano Publishing, coadiuvati dal coordinamento di Beside Arts. Il catalogo ufficiale, edito da Pallavicini s.r.l., sarà disponibile per l’acquisto in loco.

Per ulteriori informazioni su prenotazioni e orari dell’esposizione, è possibile collegarsi al sito web ufficiale: www.palazzopallavicini.com/events/jack-vettriano-milano.

Jack Vettriano, Nigh-Time Rituals, 2012, ©Jack Vettriano

Leggi anche: “Le forme dell’umanità”, al Mattatoio di Roma la mostra di Keisuka Matsuoke

Copyright immagini: ©Jack Vettriano

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