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“This is Not a Drill”: il live a Praga di Roger Waters arriva al cinema: un manifesto musicale tra denuncia, memoria e spettacolo

Redazione Posted On 18 Luglio 2025
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Roger Waters torna al cinema con “This Is Not A Drill – Live from Prague The Movie“, diretto da Sean Evans e distribuito in Italia da Nexo Studios dal 23 al 30 luglio 2025. Ma non è un semplice film-concerto, bensì un’epopea visiva e sonora, girata in 8K con audio ad alta definizione, che unisce passato e presente, musica e militanza, memoria e urgenza politica. Un’opera dirompente, ideologicamente esplicita, che attribuisce al concerto una veste di Resistenza come fosse un grido contro l’indifferenza del nostro tempo.

Dalle riprese dei due concerti tenuti a Praga il 24 e 25 maggio 2023, Waters costruisce il suo atto finale (così l’ha definito), il suo primo e probabilmente unico vero tour d’addio. E lo fa con la coerenza intellettuale e l’ambizione narrativa che hanno sempre contraddistinto il suo percorso. Sullo schermo si dispiega una sinfonia visiva fatta di grafiche, testimonianze, laser, animazioni e droni, mentre venticinque brani – venti tratti dai Pink Floyd, cinque dal suo repertorio solista – si susseguono come capitoli di un’unica lunga invettiva poetica, personale e, soprattutto, politica. Le posizioni di Waters sono note a chiunque lo segua.

Leggi anche: Live Report. The Black Keys – Roma, Ippodromo delle Capannelle 16/7/2025

“This Is Not A Drill” è un viaggio immersivo nella coscienza critica di Waters. L’incedere è teatrale, il tono militante. Non c’è spazio per il disimpegno perché ogni canzone è un tassello di un messaggio più ampio. Dal sostegno a Julian Assange alla solidarietà con la Palestina, passando per la condanna delle oligarchie economiche, delle guerre, della repressione globale, Waters incalza lo spettatore con una densità simbolica che sfida le convenzioni dello spettacolo rock. La scenografia – una massiccia struttura a croce sospesa sopra il palco – ospita proiezioni martellanti, slogan, volti, statistiche. È un impianto scenico di forte impatto, quasi una cattedrale laica in cui il pubblico viene chiamato non solo a ricordare, ma a prendere posizione. L’effetto è a tratti destabilizzante, ma mai gratuito. E quando la voce registrata sussurra “Resisti”, non è una posa: è un appello esistenziale.

Accompagnato da una formazione di musicisti straordinari – tra cui spiccano Jonathan Wilson, Dave Kilminster, Jon Carin e Joey Waronker – Waters rilegge i classici dei Pink Floyd con uno sguardo nuovo. “Comfortably Numb”, ad esempio, perde il celebre assolo di Gilmour e si trasforma in un canto corale doloroso e introspettivo, mentre Sheep viene potenziata da immagini distopiche e motti rivoluzionari.

C’è spazio anche per l’inedito “The Bar”, che fa da cornice emotiva all’intera opera: un brano confessionale, quasi narrativo, in cui Waters si racconta con struggente onestà. I fan storici troveranno pane per i loro denti anche in spezzoni da “The Wall”, nell’esecuzione integrale del lato B di“The Dark Side of the Moon“, e in passaggi toccanti di “Animals“. Ma il merito più grande del film è quello di non indulgere nella nostalgia: Waters riattualizza ogni nota, ogni parola, ogni eco del passato.

Il cuore pulsante del film è politico. Waters non ha paura di schierarsi, anche quando il prezzo è alto. Accusato di antisemitismo per l’uso provocatorio di simboli e per il parallelo tracciato tra Anna Frank e la giornalista palestinese Shireen Abu Akleh, il musicista risponde con fermezza: entrambe, dice, “sono vittime della violenza di Stato e vanno ricordate”. Non è un film per anime timorose. È pieno di immagini scomode, come quelle dei civili massacrati in Iraq, ed è impossibile non provare disagio. Non si esce dalla sala con un senso di leggerezza, ma con una consapevolezza maggiore. “L’indifferenza è il vero crimine”, sembra sussurrare ogni inquadratura.

Leggi anche: Il martirio silenzioso del soldato Palla di Lardo: la metamorfosi di Vincent D’Onofrio in Full Metal Jacket

A 81 anni, Waters non smette di interrogare sé stesso e il mondo. Il suo racconto si intreccia con memorie intime – l’amico Syd Barrett, il fratello scomparso, l’amore per la moglie Kamila – in un mosaico umano che arricchisce la narrazione senza indulgere nell’autocompiacimento. C’è ironia, c’è rabbia, c’è compassione. E c’è quella malinconia lucida che solo chi ha visto molto può permettersi di esprimere. “This Is Not A Drill – Live from Prague” non è docufilm musicale ma una dichiarazione d’intenti. È un film che chiede allo spettatore di ascoltare, ma anche di guardare. Di ricordare, ma soprattutto di scegliere da che parte stare. E nel farlo, restituisce senso a una musica che non si è mai accontentata di essere solo intrattenimento. Una visione obbligata per gli appassionati, ma anche per chi cerca ancora nella musica una voce capace di scuotere le coscienze.

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