“Thelma & Louise”: 30 anni fa iniziava il viaggio di libertà diretto da Ridley Scott

Era il 24 maggio del 1991 quando il regista di Alien (1979), Ridley Scott, presentava al mondo la storia e il viaggio di Thelma & Louise. Pellicola che l’anno successivo si aggiudicò l’Oscar per la miglior sceneggiatura originale di Callie Khouri (ancora oggi situata alla 72° posizione tra le 101 migliori sceneggiature di Hollywood) e si accaparrò un numero non indifferente di nomination.

Un viaggio formativo, di speranza e di amicizia che vede protagoniste due donne che decidono di dire no alla mediocrità della vita. Una vita che molto spesso schiaccia e aliena e che non ripaga. Forse frutto di scelte sbagliate, di matrimoni troppo avventati e di uomini che alle volte, purtroppo, si rivelano essere i peggiori carnefici. 

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Siamo in Arkansas. Louise (Susan Sarandon), donna forte e determinata quanto alienata da una vita monotona e piatta, lavora come cameriera in una tavola calda e ha una relazione non soddisfacente e piena di alti e bassi con Jimmy (Michael Madsen). Thelma (Geena Davis), personaggio decisamente più ingenuo e fragile, vive nella piccola bolla che il marito sessista e geloso Darryl (Christopher McDonald) ha costruito per lei.

Le due donne decideranno di fuggire, almeno per un week-end, dalla monotonia della loro piatta e triste esistenza. Saltate a bordo di una Ford Thunderbird, partiranno alla volta di una casa in montagna. Non ci arriveranno mai. Durante una sosta in un locale country, Thelma verrà avvicinata da un uomo che successivamente tenterà di abusare di lei. Salvata in extremis dall’amica, le due inizieranno la loro fuga lungo le strade più sperdute degli Stati Uniti, con un omicidio che cercheranno di lasciarsi alle spalle mentre decidono il da farsi.

Inizierà qui il viaggio di Thelma e Louise. Con la polizia alle calcagna e personaggi che tenteranno in ogni dove di mettere i bastoni tra le ruote, tra cui un giovanissimo Brad Pitt nel ruolo di un autostoppista tanto affascinante quanto malfattore, la strada diviene la loro nuova casa. Una strada che odora di libertà. Una libertà che per la prima volta potranno respirare a pieno. E come un uccellino in gabbia, quando la assapori non puoi più tornare indietro.

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Le due donne arriveranno al cosiddetto punto di non ritorno e si troveranno davanti alla più difficile delle scelte. Tornare in gabbia, questa volta non solo in senso figurato, o continuare ad andare avanti, a correre per abbracciare quel poco di libertà e di vita vera che gli è sempre stata negata?

Con una meravigliosa fotografia di Adrian Biddle, che ci porta fino allo spettacolo del Grand Canyon, ci possiamo sentire protagonisti anche noi di un viaggio on the road che porta con sé, ancora oggi, tante tematiche attuali. Quali la violenza sulle donne, la paura di alzare la testa davanti a uomini violenti e manipolatori, ma anche la forza insita in ognuna di noi che forse, come Thelma, non sapevamo di avere.

Dopo trent’anni Thelma & Louise è ancora un vero e proprio inno alla libertà, alla forza e all’amicizia. Un’amicizia e una complicità che possono salvare. Nel corso degli anni c’è stato chi, con estrema superficialità, ne ha parlato come una mera denuncia femminista. Ma basti ricordarsi di uno dei fotogrammi finali, ormai storia, in cui vediamo il sorriso della Sarandon e della Davis per capire che l’intento di Ridley Scott altri non è che quello di un’affermazione potente della dignità umana. Né femminile e né maschile. Solo umana.

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Malaika Sanguanini
Ok, amo il cinema. Fin da quando, da bambina, restavo a bocca aperta davanti al Gladiatore o al Frankenstein di Mary Shelley mentre gli altri si entusiasmavano per i cartoni animati. Dopo una laurea in Scienze dell’educazione e anni di lavoro nel settore, ho lasciato tutto dopo la seconda laurea in Scienze della comunicazione per fare ciò che amo di più: scrivere di cinema. Tarantino, l’enfant prodige Xavier Dolan e l’aura onirica di David Lynch sono punti di riferimento. Amo la scrittura perché, Bukowski docet, “scrivere sulle cose mi ha permesso di sopportarle”.

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