“The Gunman”: un action sovraccarico e senza identità
Parliamo di “The Gunman“, film che rappresenta un passo falso nella carriera di Sean Penn, attore che, negli anni, ci ha abituati fin troppo bene.
Di certo, non a questo genere di inciampi. Jim Terrier (Sean Penn) è un ex contractor con un passato ingombrante. Anni prima, in Congo, ha preso parte all’assassinio di un ministro, eseguendo gli ordini di una multinazionale interessata alle ricchezze minerarie del Paese. In quell’occasione ha dovuto lasciare Annie (Jasmine Trinca), medico di una ONG e grande amore della sua vita, nelle mani del rivale Felix (Javier Bardem). Otto anni dopo lo ritroviamo volontario in un progetto umanitario, ma il suo passato torna a bussare alla porta: un commando tenta di eliminarlo e lo costringe a fuggire tra Africa ed Europa per difendersi e scoprire chi vuole la sua morte.
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Pierre Morel, regista di “Io vi troverò”, costruisce un thriller che mescola geopolitica e sparatorie, cercando di mantenere insieme l’action hollywoodiano e un sottotesto di denuncia. Le ONG sfruttate come copertura, i contractors che agiscono al servizio dei grandi interessi privati, il neocolonialismo che devasta l’Africa: sono temi potenzialmente forti ma sviluppati in modo abbozzato e sacrificati alla spettacolarità delle sequenze d’azione. A complicare la parabola di Jim c’è anche la malattia – una forma precoce di Alzheimer – che vorrebbe fungere da metafora della memoria corrotta, ma resta un espediente narrativo sfruttato in modo meccanico.
Sean Penn, oltre a interpretare il protagonista, è anche produttore e co-sceneggiatore. Si è ritagliato il ruolo dell’eroe tormentato e fisicamente imponente, ma il suo impegno finisce per trasformarsi in narcisismo. Bardem appare sottotono, mentre Idris Elba e Ray Winstone rimangono relegati a personaggi di contorno. A emergere davvero è Jasmine Trinca, capace di dare ad Annie autenticità e intensità emotiva, regalando la sola interpretazione pienamente convincente del film.
“The Gunman” puntava a essere un action maturo, capace di riflettere sui rapporti oscuri tra politica e multinazionali senza rinunciare all’intrattenimento. Ne risulta invece un ibrido poco riuscito, convenzionale nelle scene d’azione, superficiale sul piano politico, privo della tensione che avrebbe potuto renderlo memorabile. Per Sean Penn, attore di talento e intelligenza rara, si tratta di un passo falso evidente.



