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The Drugs Don’t Work: cosa nasconde il testo della canzone dei The Verve?

Uscita il giorno dopo la morte della Principessa Diana, il brano fu capace di catturare l’attenzione e l’umore della gente e della popolazione britannica

Antonella Valente

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Ogni canzone ha una storia a sè. E’ il caso anche di “The Drugs Don’t Work” della band britannica “The Verve”, pubblicata il 1 settembre del 1997, il giorno dopo la morte di Lady Diana.

Ma per capire a pieno l’essenza di questo brano bisogna tornare indietro nel tempo. Era il 1995 e Richard Ashcroft, Nick McCabe, Simon Jones e Peter Salisbury erano sull’orlo della crisi. Infatti, a distanza di poco, nel luglio del 1996 il frontman avrebbe sciolto per la prima volta il gruppo. Lo stesso Ashcroft stava vivendo un momento particolare. Il cantautore scrisse il pezzo dopo la morte del padre, scomparso a causa di un cancro, ma allo stesso tempo faceva un uso costante di droge, pare che prediliggesse l’ecstasy.

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«C’è una nuova canzone che ho scritto. Fa ‘la droga non funziona, non fa che rendermi peggiore e so che vedrò di nuovo la tua faccia. È così che mi sento adesso. Mi ha reso peggiore, amico. Ma la prendo ancora. Per sfuggire dalla noia e dalla frustrazione ti butti in qualcos’altro.»

Secondo singolo estratto dal terzo album del gruppo, “Urban Hymns“, The Drugs Don’t Work”, raggiunse la prima posizione della classifica britannica dei singoli, il migliore risultato per un singolo della band nel Regno Unito.

Nel 1997 i The Verve erano all’apice del loro successo ma non mancavano i contrasti interni, soprattutto tra Richard Ashcroft e Nick McCabe. Il cantante e frontman del gruppo oscillava continuamente tra uno stato di profonda inquietudine e la depressione, che ha cercato di contrastare con il Prozac, senza avere gli effetti sperati. “The drugs don’t work“, per l’appunto. Perché in inglese “drugs” può voler indicare le droghe ma anche i farmaci e in entrambi i casi Ashcroft non trovava alcun giovamento. “They make you worse“, dice il brano, ovvero “Ti rendono peggiore”.

Solo dopo due anni la canzone venne inserita nel nuovo album e pubblicata. La versione originaria era molto più personale. Uno dei versi del testo diceva in riferimento alle droghe “Mi rendono peggiore”. Il cantante, però, decise di modificare la prospettiva e di non rivolgerlo solo alla sua esperienza diretta. Infatti anche il pensiero del padre malato, le cui medicine non fecero effetto durante la malattia, era al centro del testo. La canzone rispecchia lo stato di confusione emotiva del cantante, che in un’intervista la definì una “canzone d’amore”, sebbene risulti piuttosto malinconica, pessimista e non disdegni l’idea del sucidio ( “‘Cause baby, ooh, if heaven calls, I’m coming, too / Just like you said, you leave my life, I’m better off dead” ).

Uscita il giorno dopo la morte della Principessa Diana, il brano fu capace di catturare l’attenzione e l’umore della gente e della popolazione britannica. Brano cult degli anni ’90, “The drugs dont’ work” è stata oggetto di cover di numerosi artisti. Le versioni più illustri e intense sono sicuramente quella di Skin e di Ben Harper.


Laureata in Giurisprudenza e Giornalista Pubblicista dal 2018, ama il teatro, il cinema, l'arte e la musica. Appassionata di recitazione, si diletta a salire su un palco di tanto in tanto. In altre sedi, anche Avvocato.

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L’Ultimo Concerto? Il silenzio della musica dal vivo che accende i riflettori sulla realtà

Antonella Valente

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Vi aspettavate di vedere un concerto e invece vi siete trovati davanti a un muro di silenzio. Non vi abbiamo preso in giro. Questa è la situazione in cui ci troviamo. Con questo sapore amaro in gola, vi chiediamo tutto il supporto e la comprensione di cui abbiamo bisogno.” Queste parole sono apparse alle oltre 100mila persone che ieri sera intorno alle 21 si sono collegate sul sito www.ultimoconcerto.it per l’iniziativa gratuita in diretta streaming L’ Ultimo Concerto organizzata da oltre 130 liveclub uniti per offrire una serata live ad un pubblico chiuso in casa, che da un anno non può ascoltare la musica dal vivo.

La data del 27 febbraio 2020, infatti, rimarrà alla storia perchè è il giorno in cui dodici mesi fa si procedeva alle prime chiusure dovute alla situazione di emergenza sanitaria.

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L’obiettivo primario della serata originaria era quello di porre l’attenzione sull’assoluta incertezza e instabilità in cui versano attualmente realtà come club, circoli o locali che ospitano da sempre la musica dal vivo. Lo scopo, però, è stato centrato in pieno, anche in questo modo. La provocazione del settore è rimbalzata sul web facendo chiasso, rumore e sbattendo la realtà delle cose in faccia allo spettatore.

Tantissimi gli artisti annunciati da Diodato ai Subsonica, da Manuel Agnelli con Rodrigo D’Erasmo a Ghemon, Lo Stato Sociale, i Marlene Kuntz. Ma ancora Brunori Sas, i Pinguini Tattici Nucleari, I Ministri, Zen Circus, Marina Rei, Fast Animal and Slow Kids e ancora molti altri.

Alle 21 precise, al termine di un breve countdown e video preregistrato, il silenzio assoluto. Solo un messaggio su sfondo nero: “Nessun concerto. Ecco, lo avete capito anche voi. Qui è dove siamo adesso: la realtà che viviamo oggi, che rischia di essere anche il nostro domani. L’Ultimo Concerto? L’avete già vissuto, nel 2020. Il Prossimo? Noi vogliamo che ci sia! Dateci voce, ci mettiamo la passione e i palchi!”.

Gli stessi ideatori in un comunicato hanno spiegato perché la scelta di spegnere ancora una volta la musica: “Non si tratta di un brutto scherzo. Questo silenzio rappresenta la voce dei live club, e questo è il nostro modo di supportarli. Spazi che lottano per stare a galla e disegnare delle prospettive sempre più incerte. Luoghi da cui siamo passati e in cui abbiamo incontrato molti di voi”. Perché, spiegano “un concerto senza musica non è un concerto. Un live club in silenzio non è un live club“.

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Gli Epica pubblicano Omega e svelano il primo brano, Skeleton Key

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Skeleton Key” è il nuovo singolo degli Epica, di cui è stato da poco rilasciato anche un videoclip. La band olandese, guidata dalla cantante Simone Simons, ha selezionato questo brano come primo estratto dal nuovo album Omega, pubblicato il 26 febbraio su Nuclear Blast. Il disco è stato prodotto da Joost Van Den presso i Sandlane Recording Facilitiers a Rijen, in Olanda.

“Benvenuti nel mondo dei sogni a più livelli Skeleton Key. Non dimenticare di portare la tua Skeleton Key per svelare tutti i segreti dentro di te! Spero che questa canzone ti perseguiterà finché non ci rivedremo”, ha dichiarato la frontwoman in sede di presentazione dell’ultimo full-lenght. Alle sue parole hanno fatto eco quelle del chitarrista Mark Jansen: “sono molto orgoglioso di questo album, poiché sono convinto che abbiam fatto un lavoro molto ben bilanciato anche dopo così tanti anni sulle scene”.

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“La nostra forza è che abbiamo molti grandi cantautori nella band. Siamo riusciti a combinare le qualità reciproche per selezionare le migliori canzoni. È stato un periodo fruttuoso da trascorrere del tempo insieme per lavorare come una squadra su quei brani. Penso che questo ha fatto la differenza più grande rispetto ai nostri album precedenti. Usando ancora i vantaggi di inviare comodamente file tramite Internet l’un l’altro, ma combinandoli con il ritrovarsi fisicamente insieme per lavorare su tutte le tracce. “

“Qualunque cosa stia accadendo nella società, noi, come musicisti, come artisti, siamo un po’ uno specchio di ciò che si sta verificando. Il riscaldamento globale è un argomento importante in uno dei miei testi. Quello che sta accadendo in tutto il mondo è un argomento. Ma soprattutto, questo album è un album molto spirituale. È l’album più profondo e maturo nella storia degli Epica“.

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Tracklist di Omega:

1. Alpha – Anteludium
2. Abyss Of Time – Countdown To Singularity
3. The Skeleton Key
4. Seal Of Solomon
5. Gaia
6. Code Of Life
7. Freedom – The Wolves Within
8. Kingdom Of Heaven prt 3 – The Antediluvian Universe
9. Rivers
10. Synergize – Manic Manifest
11. Twilight Reverie – The Hypnagogic State
12. Omega – Sovereign Of The Sun Spheres

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Folclore e sentimento, “Le Solite Scuse” è il nuovo disco di Grecale

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Le Solite Scuse, il primo disco del cantautore pugliese Grecale, è un viaggio personale che va alle origini dell’uomo e dell’artista, delle sue origini e delle sue tradizioni, profondamente legato ad una Puglia calda, sacra e rigogliosa. Nel breve album è centrale il concetto di tradizione, un dogma religioso che permea il terreno e che si scontra con una contemporaneità che non ne accetta la durezza, un eterno rapporto conflittuale, dolce e amaro, folclore e sentimento.

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Sette brani dalla gestazione lunga e travagliata che insieme rappresentano un percorso nel ricordo di ciò è si perso nel tempo, di tutto quello a cui non si è mai detto Addio.  Un’esperienza di scrittura emotivamente importante in cui il passaggio al cantato in italiano, dopo il  precedente progetto di Grecale in inglese Party Animal, ha definito una vera e propria messa a fuoco del pensiero dietro ogni composizione.

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Tutti i pezzi sono stati composti con chitarra e voce ma nella produzione si è voluto sottolineare il legame geografico. Il collante dei pezzi è la presenza di campioni delle marce funebri tradizionali dei riti pasquali della settimana santa. La tromba presente in Gelsi è un campione estrapolato della marcia funebre “Jone” mentre in Venerdì sono presenti clarinetti trattati come fossero dei synth.

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