“Storia di una Capinera”, Tripodo rilegge Verga
(Girodivite.it) Due sedie accostate sulla sinistra del palco, una leggermente spostata a destra. Una penombra che odora di preludio, che lascia allo spettatore il gusto dell’attesa. Il silenzio che incombe sulla sala, sinonimo di una tragedia che la trama del libro di Giovanni Verga, fin troppo conosciuta, da oltre centocinquanta anni ha stuprato le notti degli studenti che lo hanno affrontato.
Quando il buio si impadronisce della scena, lo schermo alle spalle delle sedie sul palco si anima e un breve video ci introduce in questo nuovo lavoro teatrale del regista. Si ha la sensazione dalle prime immagini, che riproducono un cartone animato con la capinera, metafora di una libertà spezzata dentro una gabbia, di essere già protagonisti della trama.
La canzone in sottofondo, My body is a cage degli Arcade Fire e cantata nella versione di Peter Gabriel, crea la giusta suggestione di chi da questa trasposizione teatrale deve assorbire la metafora della vita e delle tante gabbie che l’ipocrita morale della società impone.
Assistere a questo dramma teatrale, scritto e diretto da Tripodo, è una sequenza continua di metafore che il regista consegna allo spettatore per una ritrovata libertà interpretativa. Lo stile narrativo del regista messinese affiora nella sua interezza, riprendendo un concetto molto a lui caro. Quel senso di oppressione che avvolge lo spirito libero per ricondurlo ad un’uniformità dell’individuo che, per colpa di dogmi culturali, a volte educativi, non consentono di esprimere l’unicità di un pensiero, riduttivamente, definito rivoluzionario.
Tripodo, in questa sua ultima rappresentazione teatrale, attualizza la drammaticità del personaggio Maria del romanzo verghiano. Lo fa utilizzando, appunto, una metafora. Prende a prestito la strumentalizzazione del dolore dei moderni talk-show ed inscena la storia della suora più conosciuta della letteratura italiana creando un attuale personaggio Maria, con le stesse paure, insicurezze e debolezze davanti ad una crudeltà, così tangibile da condurre ad una scelta di autodistruzione, non così lontana dalla realtà vissuta dalla protagonista del romanzo di Verga.
In quarantacinque minuti di rappresentazione, attraverso la conduzione del talk-show di un “bravo presentatore”, come lo definirebbe Nino Frassica, l’intervento in studio di un luminare della psicologia e una suora, palesemente contro le regole imposte dalla dottrina monacale, il regista ci conduce con ironica intensità nelle contraddizioni del mondo moderno. I rapporti sociali, costruiti su una convenzionalità a volte arrogante. Le regole del quieto vivere, destinate ad essere disattese nel sogno di uno stile di vita alternativo. La voglia di riscatto contro una globalizzazione mentale che finisce per annullare qualsiasi forma di distinzione.
Si ha la sensazione, dopo avere assistito a questa rappresentazione, di avere assorbito una presa di coscienza, distrattamente sottovalutata fino al quel momento. La consapevolezza, forse neanche intenzionale del regista, di regalare allo spettatore un messaggio subliminale che invita a liberarsi delle tante gabbie, verrebbe da dire muri, ispirandosi all’opera The Wall dei Pink Floyd, che una società moderna, non troppo diversa da quella ottocentesca di Verga ci costruisce intorno, annullando di fatto la nostra libertà di scelta, giusta o sbagliata che sia.
È doveroso sottolineare che, nella superstizione popolare, il canto della capinera è sinonimo di morte e si crede che, se ipoteticamente in una casa vi è un malato grave, nell’eventualità che una capinera si posa sulla finestra a cantare, di lì a poco il malato morirà.
Prendendo spunto dalla trama del libro di Verga, che ha ispirato questo dramma di Vincenzo Tripodo, ci viene in mente un’altra metafora, stavolta cinematografica, tratta dal film Il mio nome è nessuno del 1973, pronunciata da Terence Hill che recita: non sempre chi ti copre di “merda”, lo fa per il tuo male e non sempre chi ti tira fuori dalla “merda”, lo fa per il tuo bene.
di Piero Buscemi per Girodivite.it



