Speciale James Dean: il ricordo di un mito a 65 anni dalla morte

È il pomeriggio del 30 settembre 1955 quando Ron Nelson, agente della California Highway Patrol (i CHiPs di “Poncharelliana” memoria) sta consumando la sua pausa in una caffetteria nei pressi di Cholame (CA), a 1 Km dalla Faglia di Sant’Andrea. Viene raggiunto da una chiamata della Centrale che gli ordina di recarsi con urgenza presso l’incrocio tra la U.S. Route 466 e la Route 41, direzione ovest, per un grosso incidente stradale.

Nelson è un sopravvissuto allo scontro di Pearl Harbor e non è persona da scomporsi facilmente; ma lo spettacolo che gli si para di fronte appena giunto sul luogo dell’incidente, come dichiarerà lui stesso in un’intervista al Los Angeles Times anni più tardi, ha dell’incredibile: un impatto violentissimo ha coinvolto una Ford Custom Tudor coupé bianca e nera del 1950 e una Porsche 550 Spyder. Sull’ambulanza giace, privo di sensi, James Dean.

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IL SUCCESSO E LA GIOVENTU’ BRUCIATA

James Dean nasce l’8 febbraio del 1931 a Marion, nell’Indiana, da famiglia quacchera di origini inglesi, tedesche e gallesi. Inizia ben presto a capire quanto la vita possa colpire duramente, quando perde la madre a soli nove anni. Il padre decide quindi di mandarlo a vivere con i parenti in una fattoria dell’Indiana, dove cresce ricevendo una educazione quacchera. Negli anni del liceo, si appassiona al teatro decidendo di intraprendere la carriera artistica. Questa scelta lo porterà a scontrarsi così duramente con la propria famiglia, tanto da dover abbandonare la casa paterna.

Dopo piccole e non accreditate apparizioni in numerosi film, il successo esplode repentino grazie al ruolo da protagonista ne “La valle dell’Eden”, indimenticata pellicola di Elia Kazan sul conflitto generazionale padre-figlio.

La definitiva consacrazione, però, arriva con il suo film più rappresentativo: quel “Gioventù Bruciata” di Nicholas Ray, che fa di James Dean, il simbolo dell’oppressa e sofferente gioventù dell’epoca. Nel 1956 esce postumo “il Gigante”, una feroce saga familiare dove componenti quali il razzismo e il bigottismo trovano il loro apice. Sarà l’ultimo film in cui il divo dell’Indiana comparirà.

La sua tormentata storia d’amore con la giovane attrice italiana Annamaria Pierangeli funge da preambolo alla sua tragica e prematura scomparsa. Follemente innamorato della diva italiana, a seguito dell’annuncio delle nozze della stessa, Dean entrerà in un profondo stato depressivo che lo porterà a partecipare a folli corse automobilistiche e su due ruote e ad affogare i suoi dolori nell’alcool.

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L’INCIDENTE E IL TRAGICO EPILOGO

Ecco perché non desta particolare attenzione la sua decisione di partecipare all’ennesima corsa automobilistica, in quel maledetto 30 settembre del 1955. Ed è proprio in quel venerdì pomeriggio che l’attore e il suo meccanico di fiducia, Rolf Wütherich, si dirigono verso Salinas per prendere parte alla gara. James decide di sedersi al volante della Porsche, ribattezzata “Little Bastard”, per prendere maggior confidenza con la stessa, prima della corsa.

I dati della stradale raccontano di una multa per eccesso di velocità, rimediata dallo stesso Dean, a pochi Km dal luogo dell’incidente ma, quello stesso Ron Nelson che fu tra i primi ad arrivare sul posto, riferì che: “…il relitto e la posizione del corpo di Dean hanno indicato chiaramente che l’auto procedeva entro i limiti stabiliti”.

È questione di attimi quando la Ford Tudor guidata da Donald Gene Turnupseed, studente ventitreenne, attraversa la carreggiata su cui procede la Spyder di Dean, nel tentativo di imboccare la Route 41. L’impatto frontale è inevitabile e tremendo. James viene trasportato d’urgenza all’Ospedale Paso Robles, dove morirà per le gravissime conseguenze dell’incidente, pochi istanti dopo.

IL MITO ETERNO

Primo attore a ottenere una nomination postuma al Premio Oscar, per i film “La valle dell’Eden” nel 1956, e “Il Gigante” nel 1957, nella categoria “Miglior Attore Protagonista”, James rappresenta più di chiunque altro la figura dell’adolescente ribelle e ostracizzato, che così tanto ha influito sulle future generazioni di attori.

Personaggio dalla potenza mediatica e carismatica fuori dal comune, attore non convenzionale e personificazione della maschera tragica e tormentata per eccellenza, James Dean è ancora oggi, a 65 anni dalla sua morte, una delle stelle più luminose del firmamento Hollywoodiano.

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I soli tre film in cui ha preso parte e la sua prematura scomparsa, così come lo stile di vita orientato alla sua personale interpretazione del carpe diem latino, hanno contribuito ad accendere la fiamma della rivalsa in quella disillusa generazione giovanile del feroce “sogno americano”. E se ci domandiamo cosa sia un grande attore o un grande uomo, è lo stesso James Dean a fugare ogni dubbio, con una delle sue più emblematiche espressioni:

Se un uomo può colmare il vuoto tra la vita e la morte, se riesce a vivere anche dopo che è morto, allora forse è stato un grande uomo. L’unica grandezza dell’uomo, è l’immortalità”.

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Riccardo Colella
Ha visto cose che voi umani non potreste immaginarvi, francamente se ne infischia e la sera non va a letto presto. Pensa in fretta quindi parla in fretta, dal Daily Planet a The Walk of Fame, per un’offerta che non poteva rifiutare e la vita è una questione di riflessi. Ogni tanto dà la cera e toglie la cera ma nessuno può chiamarlo fifone. È un bravo ragazzo, beve Martini agitato, non mescolato e la vanità è decisamente il suo peccato preferito.

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