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Solve et Coagula, la materia come organismo pensante. La mostra di Emma Brunelli

Redazione Posted On 2 Dicembre 2025
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C’è un punto, nella storia dell’immaginario occidentale, in cui l’artificio si è imposto come alternativa desiderabile alla natura. Potremmo farlo risalire – per suggestione più che per necessità – alla Controcorrente di Joris-Karl Huysmans: una dimora fin de siècle in cui la natura viene ricostruita artificialmente, celebrata nella sua negazione, ridotta a ornamento mentale. Un secolo dopo, quel gesto appare lontano, quasi rovesciato. Nella mostra “Solve et Coagula”, Emma Brunelli affronta proprio questo slittamento.

La natura, oggi quasi espulsa dalla nostra esperienza quotidiana, rientra nelle opere solo attraverso processi chimici, reazioni materiali, dinamiche che sembrano restituirle – anche solo per un istante – la possibilità di farsi guida, matrice, presenza. Non è più un modello da imitare, ma un campo di forze che usa l’artificio come proprio veicolo: lo investe di simboli, lo permea di qualità alchemiche, lo trasforma in un linguaggio.

I materiali scelti dall’artista non aspirano a simulare un organismo: ne assumono piuttosto i comportamenti, le logiche interne. Si stratificano, reagiscono, generano processi. Chiedono allo spettatore di verificarne lo stato, la temperatura, la densità. Sono materia viva non perché organica, ma perché attiva. In questo modo le opere non producono immagini, ma continuità: la forma simbolica si espande nello spazio, diventando ambiente, costellazione, sistema.

La vegetazione, dunque, non è rappresentata: è evocata come struttura relazionale. Le installazioni si dispongono come una giungla o una foresta non illustrativa, bensì come un insieme di presenze che definiscono una grammatica dello spazio. All’opposto, altre opere emergono come deserti mentali: paesaggi scarnificati in cui ogni elemento sembra un reperto, un frammento di archeologia futura che porta in sé un potenziale di trasformazione.

Dentro questo scenario la materia non è più un dato statico, ma un dispositivo. Ogni elemento attiva processi di occupazione, erosione, sedimentazione. L’organico e l’inorganico non compaiono come categorie separate: si allineano lungo una stessa traiettoria, come varianti di una sostanza in transito, esposta al continuo mutare delle sue condizioni.

Con “Solve et Coagula”, Emma Brunelli mette in scena un laboratorio della percezione, un luogo in cui la materia – sciolta e ricomposta – diventa un organismo pensante. Qui natura e artificio non si oppongono: collaborano, si smentiscono, si trasformano. E, soprattutto, generano nuovi modi di abitare lo spazio e il pensiero.

Bio:
Emma Brunelli nasce a Roma nel 2000. Nel 2023 consegue la laurea triennale in Scultura presso la
Rome University of Fine Arts. Successivamente si sposta a Londra, dove nel 2025 ottiene il Master of
Arts in Art and Science presso la University of the Arts London. Attualmente vive e lavora a Roma.

Riguardo la ricerca e la mostra, spiega:

“Definisco la mia un’arte ecologica, intesa non come la manifestazione di un problema, quanto la
proposizione di alternative. Ricerco, quindi, modalità per mettere in discussione la posizione della
specie umana, ribaltandone la percezione convenzionale come apice di una gerarchia naturale. Nel
mio lavoro le entità umane e non umane possiedono pari valore ontologico, e vivono in una natura
rappresentata come orizzontale ed entropica, in cui tutta la materia è interconnessa in uno stato di
movimento costante e incessante, in cui tutto esiste in tutto. Questi incontri materiali raccontano un
movimento universale: una fusione fisica, chimica, alchemica e spirituale”.

In mostra sono presenti 4 opere:

Solve et coagula
2025
Polvere di ostriche, carbonato di calcio,
Limatura di ferro, ossido di ferro.

Studio anatomico di una mano
2021
Marmo bianco di Carrara.

Mareggiata
2025
Ferro, sabbia, acqua, ostriche, ceramica, osso

De-Natura
2024
Ferro, ostriche, vaso di vetro, acqua.

I lavori insieme presentano una continuità materica, concettuale e formale. Il tema centrale è quello
dell’esaltazione della trasformazione e della metamorfosi: forme che mutano, racconti di una materia
intrisa di storie, di scomposizione e riunificazione. C’è l’acqua, purificatrice, prima artefice dell’azione di perdita di unità: trascina, sposta, cambia
l’aspetto delle cose.

C’è il carbonato di calcio, presente in forme diverse: è conchiglia, ossa, foglia (marmo), polvere.
C’è il ferro, come parte strutturale ma anche come conseguenza dell’azione dell’acqua su esso nella
forma di ossido di ferro. Rossa, la ruggine è testimonianza esplicita delle pratiche trasformative della natura. Gli oggetti, sintesi tra ciò che comunemente viene associato all’”artificiale” e al “naturale”, appartengono a una realtà quasi post naturale dove i confini sfumano e il possibile entra nel campo
d’indagine.

Riguardo la mostra Fabrizio Pizzuto scrive:
[…]
I materiali che un tempo simulavano un organismo oggi ne assumono le funzioni, si stratificano come
elementi reattivi, generano processi, ci chiamano a verifica, si solidificano di realtà, essendo realtà e
non finzione. Non producono un’imitazione, ma una continuità: un simbolo/allegoria espanso si
trasforma in una distribuzione spaziale, un’espansione. In questo passaggio la costruzione artificiale di una vegetazione non opera più come rappresentazione. Ciò che appare nasce dall’unione di proprietà chimiche e di codici simbolici del materico, producendo, appunto, pensiero spaziale.
[…]
In questo quadro, la materia non è un dato statico ma un dispositivo. Gli elementi non si sommano
per definire un’immagine della natura, ma per attivare processi di occupazione, di erosione, di
sedimentazione. L’organico e l’inorganico si dispongono lungo un’unica linea, come variazioni della
stessa sostanza in transito.

A Teramo la mostra “Caravaggio. La rivoluzione della luce”

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