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Rendere lo spettatore parte di un sogno indefinito: l’arte di Raffaele Aprile

Redazione

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Classe 1959, nato a Tripoli ma residente ad Aprilia. Il maestro Raffaele Aprile è, ad oggi, uno dei massimi esponenti dell’arte italiana, con oltre trent’anni di esperienza sulle spalle. Il suo è uno stile molto personale che pesca a piene mani nell’Astrattismo. Lo spettatore diventa così partecipe di un sogno ad occhi aperti. In particolare, dopo gli studi statali, nel 1990 segue un corso di pittura imparando le tecniche più disparate: matita, pastello, acquerello, olio, ceramica ,tecnica mista e anatomia del corpo umano.

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Aprile è noto soprattutto nella zona di Latina, dove dal 1990 è impegnato in mostre e presentazioni della sua arte. Inoltre ha partecipato a diverse collettive ed esposizioni di piazza. Nelle sue opere non vi è nulla che possa ricondurre alla percezione della realtà. Guardare un suo dipinto significa immergersi in una sorta di viaggio onirico, nel quale le forme si dissolvono. L’ evoluzione dell’artista si fonde con la più suggestiva introspezione, e il pittore diviene l’esorcista dei fantasmi oscuri della coscienza .

Dopo l’ultima sua esposizione Spazio enigmatico, emblema nel tempo presentata nel 2010, l’artista conserva nelle sue tele il tema del ritratto femminile. Il riferimento alla donna, infatti, è palese e mette in luce come il gentil sesso sia, nel tempo, un punto di riferimento. Che si tratti di una madre, di una moglie o di una figlia, la figura femminile accompagna l’uomo durante tutto il suo sviluppo e ne determina le fasi più importanti della vita. Aprile nelle sue opere rappresenta proprio l’emozione del momento, donandolo all’eternità con le sue pennellate.

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Di lui hanno scritto molti critici del settore, tra cui la dottoressa Maria De Lorenzo, perita ed esperta di arte:

Grande alone di femminile romanticismo accompagna le tele del maestro apriliano, che lascia trapelare la sua grande sensibilità artistica e la sua estrema delicatezza sensoriale. Bellissima è la pennellata. Quest’ultima si presenta fortemente materica e a tratti quasi scultorea nell’estrema ruvidità del suo tocco. Essa si mostra ondulata e palpabile, corposa e duttile alla vista. Delicati sono i chiaro scuri, resi con ombre nette e cupe, date quasi a lievi e nette sciabolate. Sembra quasi aver timore di osservare tali dipinti, nel profondo, avendo paura di trovare quell’inconscio che ci immergerebbe nel più sofisticato sogno onirico, in cui leggiadre e filiformi chimere fan capolino da spazi  ultraterreni e atemporali

Alcune opere:

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Walt Whitman, il padre della poesia americana

Erica Ciaccia

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Walter Whitman, noto come Walt Whitman (West Hills 1819 – Camden 1892) è stato un poeta, scrittore e giornalista statunitense. Considerato il padre della poesia americana, è stato il primo poeta moderno ad utilizzare comunemente il verso libero, di cui è considerato in un certo senso “l’inventore”.

Le sue radici si rintracciano nel visionarismo profetico di William Blake, quei suoi versi lunghissimi e prosatici provengono infatti dall’influenza di quest’ultimo, anche se il poeta americano ne stempera la carica alchemico-mitica e li usa in una versione più franta, metricamente più fluida, tanto da fargli guadagnare appunto un posto tra gli iniziatori del verso libero.

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La famiglia di poeti cui Whitman appartiene e della quale è considerato il patriarca, è una famiglia che purtroppo negli ultimi decenni non ha avuto in Italia una buona reputazione: vi appartengono cantori di una americanità continentale, come Rubén Darío, Pablo Neruda, Allen Ginsberg e perfino Borges, che fu anch’egli un whitmaniano.

La sua raccolta più famosa “Foglie d’erba” fu pubblicata nel 1855 in occasione del giorno dell’Indipendenza e proprio per questo sarà un’opera destinata ad essere considerata la “Bibbia democratica americana”. Come poeta e come persona, Walt Whitman resta grande e sfuggente.

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Non si riesce a sapere, nemmeno al giorno d’oggi, la maggior parte di ciò che egli non voleva che si sapesse, malgrado i grandi sforzi di molti devoti e colti biografi. Il legame tra la sua poesia e la sua vita è molto più incerto di quanto non creda la maggior parte dei lettori. Eppure Whitman è tanto importante per noi, tanto crucial nella mitologia americana, tanto assolutamente centrale nella nostra cultura letteraria che abbiamo bisogno di progredire nel tentativo di mettere insieme la sua vita e la sua opera. 

Di seguito alcuni versi tratti da “Foglie d’erba”: 

C’è questo in me – io non so che cosa è  – ma so che è in me. 
Contorto e sudato – calmo e fresco poi diventa il mio corpo, 
io dormo – dormo a lungo.
Io non lo conosco – è senza nome – è una parola non
detta,
Non è nei dizionari, tra le espressioni, tra i simboli.
Qualcosa lo fa oscillare su più terra di me,
amica ne è la creazione, il cui abbraccio mi sveglia. 
Forse potrei dire di più, Lineamenti! Io intercedo per 
i miei fratelli e le mie sorelle.

Vedete, miei fratelli e sorelle?
Non è caos o morte – è forma, unione, progetto – è vita eterna – è Felicità.

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Per l’uomo sarà più complesso vivere su Marte oppure affrontare il viaggio di andata?

Gaetano Miranda

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Solo pochi giorni fa il rover Perseverance è arrivato su Marte. Un evento atteso, seguito in diretta televisiva e sui social network che ha lasciato tutti con il fiato sospeso. Il segnale, arrivato a distanza di 11 minuti dall’evento a causa del ritardo nelle comunicazioni fra Marte e la Terra, ha confermato il contatto col suolo. Applausi, soddisfazione alle stelle (è proprio il caso di dirlo) e la consapevolezza di aver aperto una nuova pagina nella storia dell’esplorazione spaziale.

La missione è infatti destinata a cercare tracce di vita passata e a raccogliere i primi campioni del suolo marziano che nel 2031 saranno portati sulla Terra da una staffetta di missioni nella quale l’Italia avrà comunque un ruolo importante.

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A cercare le tracce di una vita passata nel bacino di un antichissimo lago, che ora è il cratere Jazero, ci sarà proprio Perseverance. E’ il quinto rover che l’agenzia spaziale americana ha inviato sul pianeta rosso. La Nasa ha definito la manovra come “la più precisa di sempre per raggiungere il suolo marziano”.

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Ora tutti si chiedono: potrà l’uomo vivere su Marte? Sarà in grado di farlo?

Ce lo spiega il professor Gaetano Miranda, antropologo fisico con indirizzo evolutivo e palepateologico

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Lo sapevi che: perché biciclette e moto hanno il cavalletto sul lato sinistro?

Gaetano Miranda

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Cosa accomuna motociclette, biciclette, antichi romani ed età premedievale? E cosa c’entrano l’Inghilterra, i destrimani e le consuetudini di epoche passate? E quindi, perché i mezzi a due ruote hanno il cavalletto sul lato sinistro?

Le risposte a queste domande sono tutto fuorché scontate. Nella storia dell’uomo e del suo percorso evolutivo nulla accade per caso e tutto ha una spiegazione logica, spesso celata dietro strati di consuetudini secolari. Le stesse che oggi vengono magari sottovalutate oppure sottostimate perché, più semplicemente, si ignorano i passaggi ab origine della domanda.

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Vi chiederete il perché di tante contaminazioni per ciò che, agli occhi dei più, può apparire come una mera scelta tecnica, meccanica, dettata forse dalla praticità e dalla comodità per chi cavalca una sella. Ce lo spiega il professor Gaetano Miranda, antropologo fisico con indirizzo evolutivo e palepateologico. E vi chiederete il perché di tante contaminazioni per ciò che, agli occhi dei più, appare una mera scelta meccanica, dettata, chissà, dalla praticità. Ma c’è molto altro…

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Perché biciclette e moto hanno il cavalletto sul lato sinistro?

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