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Cinema

I registi che si credono migliori di Vanzina, e sbagliano

Matteo Vicino è regista, stroncatore, mito indiscusso e sex symbol, e nessuna di queste cose. Storia di un talento decantato e non pervenuto.

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Ho scoperto dell’esistenza di Matteo Vicino perché recentemente si è messo a fare il simpatico in un programma radiofonico condotto da Selvaggia Lucarelli, di cui non ricordo il nome. Nonostante il suo mestiere principale sia girare film brutti che non conosce nessuno, ma che vengono premiati all’estero, il suo hobby è quello di stroncare pellicole altrui, quando non viene preso a pesci in faccia dalle pagine Facebook per i suoi post da mitomane.

Nella puntata in radio che ho ascoltato di recente, Vicino si è divertito a distruggere Lockdown all’Italiana, l’ultimo film di Vanzina, “immolandosi” come dice lui, perché era convinto che il pubblico non aspettasse che il suo commento. Che poi, che te lo vai a vedere a fare un film se non ti interessa e sai che non ti piacerà? Perché fa molto ridere, forse. O almeno fa ridere il pubblico della Lucarelli, e anche lei era molto coinvolta dalla cosa. Insomma dopo questa ventina di minuti di sberleffi, ho scoperto che Vicino ha rilasciato un film lo scorso anno, e che dopo aver vinto innumerevoli premi, ora è arrivato in Italia, su Amazon Prime Video. Lo vedo, anche perché uno che per recensire Vanzina cita Gassmann e Pasolini deve essere un genio senza possibilità di freno.

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Il film si chiama ‘Lovers’ ed è girato a Bologna. Gli attori sono: Primo Reggiano, Ivano Marescotti, Luca Nucera e Margherita Mannino.

Le storie raccontate sono quattro, lineari, infilate senza interruzione nel corso dei 100 minuti di film. Il cast è sempre lo stesso, a giro si cambiano i ruoli e i personaggi tentano di darsi una rimescolata per non sembrare gli stessi della storia precedente. La prima si apre in un ufficio con la luce smarmellata, Primo Reggiano in completo gessato, grigio su grigio, che guarda il suo direttore e dice a una collega: “Sempre stato così, imperturbabile”. E uno potrebbe dire: va bene, l’inizio di un film è sempre difficile da scrivere, però poi migliora.

La prima mezz’ora, in realtà, è un incomprensibile susseguirsi di eventi: Luca Nucera è un datore di lavoro passivo e cinico ma si innamora di una libraia socialista, Marescotti fa il padre di Reggiano, che al licenziamento del figlio risponde con un infarto che il medico di base liquida come ‘malanno stagionale’, come quando ti viene il raffreddore. Muore un paio di scene dopo. Reggiano viene lasciato dalla fidanzata e decide di suicidarsi, compra una pistola da un napoletano che gliela fa a buon prezzo, e decide di spararsi in un parco (perché deve rompere le palle in un parco?).

Un’altra storia sembra un tentativo bislacco di raccontare David Foster Wallace al cinema, o Bret Easton Ellis. La riflessione sulla letteratura, sui mass media e sulla massa incolta. Vicino dice che è un episodio ‘spietato’, i critici pagati per recensire bene il film gli fanno il verso e parlano di ‘provocazione’ e di ‘episodio tagliente, brutale’. In realtà è la solita pippa sullo scrittore intellettuale che scrive romanzi molto profondi e si ritrova a fare il ghostwriter per un analfabeta. Il libro ha successo tra le ragazzine ma l’intellettuale si diverte a ridicolizzarle chiedendo se hanno mai letto “Calvino, Rodari o Pasolini”. Le ragazze rispondono di no ridacchiando.

Come un cerchio, il film si chiude com’è iniziato, ma la bella notizia è che, indipendentemente dal come, il film si chiude. Oltre alla mancanza di capacità registiche, Vicino dimostra anche zero attitudini nella scrittura. Battute chiave del film sono due inni alla banalità: “È un po’ che ci penso: vuoi passare il resto della tua vita con me?” e “Devi convincere i giovani a riavvicinarsi alla cultura”.

Veniamo al dunque: avevamo già detto che i cinepanettoni sono essenziali all’industria cinema. Cioè a quella cosa che per alcuni è arte, per altri è trasmigrazione, per altri intrattenimento, ma che in realtà è un’industria a tutti gli effetti, che macina soldi e che – come stiamo vedendo – senza soldi non vive. I cinepanettoni fanno soldi, e anche volendo considerare il loro livello medio, ogni film parla per sé e non può essere giudicato aprioristicamente, né si può pensare che qualcuno faccia una battaglia ideologica contro una commedia con Ricky Memphis, tirando in ballo vecchi biopic politici – Gassmann che fa Berlinguer – e kolossal come Non è un paese per vecchi. Come se io per criticare Vicino avessi avuto bisogno di un parallelismo con Quarto Potere, e invece mi basta Vanzina.

Lovers, contrariamente a “Lockdown all’Italiana”, è un film inutile: è brutto e si fa forte dei premi – cose come l’indipendent film festival di Pittsburg, non proprio gli Oscar – per giustificare la pietra tombale a cui è stato condannato al box office italiano. Non incassando, e non contribuendo in alcun modo a nessun percorso artistico, è un film nocivo, laddove “Lockdown all’Italiana”, nel peggiore dei casi, sarà un fallimento commerciale senza pretese.

Pescarese, classe 1998. Unico laureando in lettere a non aver ancora scritto la propria autobiografia. Interessi: le cose frivole, le chiacchiere a vuoto, gli scrittori comodi, il cinema popolare, i videogiochi. In un'altra vita è stato un discreto detective privato.

Cinema

“La banda della uno bianca”: la docuserie in esclusiva su Sky il 24 e il 25 giugno

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Questo Giovedì 24 e venerdì 25 giugno alle 21.50 andrà in onda in prima visione e in esclusiva su History Channel (canale 407 di Sky) la docuserie La banda della Uno Bianca”, con la regia di Claudio Pisano (Emanuela Orlando, il caso è aperto, La strage di Piazza Fontana). La docuserie è una produzione Stand By Me per A+E Networks Italia.

La banda della Uno Bianca è basato sul racconto delle macabre vicende che hanno insanguinato l’Emilia Romagna e le Marche tra il 1987 e il 1994. Queste verranno, però narrate da un punto di vista unico, quello dei due poliziotti che arrestarono i creatori della scia di sangue.

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Attraverso audio inediti, interviste e documenti processuali, si andrà a delineare il ritratto di una delle bande criminali più spietate che l’Italia abbia mai visto.

Leggi anche: ““Provvidenza”: in arrivo la serie tv prequel dei Promessi sposi”
SINOSSI

La docuserie di Claudio Pisano è il racconto di una lotta tragica tra bene e male e tra guardie e ladri. Una vera e propria caccia alla volpe che verrà narrata attraverso le dichiarazioni delle persone che furono coinvolte in prima persona.

Primi fra tutti, Luciano Baglioni e Pietro Costanza, i due poliziotti che furono coinvolti nel primo dei ventiquattro omicidi della banda. Questi due esponenti delle forze dell’ordine, sette anni dopo riuscirono a catturare gli assassini.

Qui verrà fuori una ancora più macabra scoperta: i cattivi della vicenda erano in realtà i loro colleghi poliziotti, i tre fratelli Savi: Alberto, Roberto e Fabio, quest’ultimo era l’unico che non faceva parte della polizia.

Oltre ai racconti e al punto di vista dei due poliziotti, ci sarà anche quello di Eva Mikula, la donna che al tempo era la fidanzata di Fabio Savi. Eva era presente al momento dell’arresto del fidanzato, il quale voltandosi verso di lei le disse “l’ho fatto per te”.

Nelle due puntate ci saranno, inoltre le importanti testimonianze del magistrato che fece arrestare la banda, del cronista giudiziario dell’ANSA, del sindaco di Rimini e di alcuni parenti delle vittime.

La banda della Uno bianca, ribattezzata così per il modello di automobile che i fratelli utilizzarono in molte delle loro azioni criminali, commise in totali centotre crimini, in particolare rapine a mano armata, uccidendo ventiquattro persone e ferendone circa centodue.

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Cinema

A Bologna torna la magia di “Sotto le stelle del cinema”

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L’estate di Bologna s’illumina di Cinema. Nella splendida cornice di Piazza Maggiore, affiancata quest’anno dall’arena alla Lunetta Gamberini, torna lo storico appuntamento con le proiezioni all’aperto di “Sotto le stelle del cinema”. L’attesa kermesse cinematografica, giunta ormai alla XXVII edizione e diventata autentica tradizione per i bolognesi e non solo, ha preso il via il 21 giugno e proseguirà fino al 14 di agosto.

E allora proiezioni, omaggi, dibattiti, incontri con registi, autori ed attori, fino alla finale dei Campionati Europei di calcio dell’11 luglio. La rassegna della Cineteca di Bologna troverà il suo fulcro, nella settimana del Cinema Ritrovato a luglio, ripercorrendo la storia del cinema tra grandi classici e autentiche rarità della settima arte.

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Spazio ai restauri di Fantozzi, La banda degli onesti, Ferie d’agosto, Febbre da cavallo, La classe operaia va in paradiso e tanti altri. Così come molteplici saranno gli omaggi: da Ennio Morricone a Gigi Proietti, fino a Pasolini, Aldo Fabrizi e Giulietta Masina. Largo anche al cinema d’oltreoceano e mondiale, con l’omaggio a Meryl Streep, i 20 anni di Mulholland Drive di David Lynch, John Ford, Romi Schneider, Billy Wilder e Wong Kar-wai. Tutti i film saranno proiettati in lingua originale con sottotitoli in italiano e/o inglese e accompagnati da musica dal vivo.

Leggi anche: Magie e rituali della notte di San Giovanni: un ponte tra passato e presente

La modalità di accesso alla manifestazione seguirà i ben noti protocolli sanitari, atti ad evitare assembramenti e la possibile diffusione dei contagi. Previa prenotazione, da effettuarsi direttamente online, i biglietti saranno sempre gratuiti e consentiranno l’accesso alle proiezioni a partire dalle ore 21:10 di ogni serata. Presso il “crescentone” di Piazza Maggiore, sono stati istituiti quattro punti d’accesso, mentre alla LunettArena si accede attraverso un unico ingresso.

Recita la Cineteca di Bologna: “È il cinema più bello del mondo. E si illumina cinquanta notti d’estate, inchiodando migliaia di occhi rapiti. Sotto le stelle del cinema è una manifestazione unica, da difendere, perché fa bene a tutti: è un bene prezioso, in uno spazio architettonico unico, con uno schermo immenso, con una qualità di proiezione eccezionale. Nell’epoca dei non-luoghi, Piazza Maggiore e questo schermo rappresentano l’emozione che nessun multiplex, nessuna proiezione a casa, nessun telefonino potranno mai restituire. L’emozione di una visione collettiva: tante persone assieme, diverse e vicine, in una piazza che si fa ancora una volta luogo d’incontro. Allo splendore della cornice centralissima di Piazza Maggiore “sotto le stelle” si affianca quest’anno la location “alternativa”, immersa nel verde e nella prima periferia cittadina, della LunettArena“.

Sul sito ufficiale, è possibile trovare tutte le info e scaricare il programma della manifestazione.

Photocredit by Cineteca di Bologna

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Cinema

“Provvidenza”: in arrivo la serie tv prequel dei Promessi sposi

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Creare un passato ai protagonisti del celebre romanzo di Alessandro Manzoni. Questo è l’intento di “Provvidenza“.

È ormai ben noto che tantissime delle serie tv che vengono proposte sono ispirate a libri e a romanzi. E da sempre questo fatto schiera molti appassionati su due fronti. Da una parte, i tradizionalisti delle opere cartacee inorridiscono all’idea di una serie tv con protagonisti i personaggi preferiti dei loro libri, quasi come fosse un tradimento verso l’idea pura e originale. Dall’altra parte, c’è chi invece non vede l’ora di vedere la personificazione sullo schermo del personaggio tanto amato.

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Ma quando si parla di trasposizioni di romanzi storici il campo si fa ancora più minato e pericoloso. L’idea, ma soprattutto il rischio, dal punto di vista dei “puristi” è quello di andare a snaturare, quasi ad insultare proprio la storia. Perlopiù se si parla di una serie tv, la quale viene associata molto spesso al puro intrattenimento e che quindi va a stridere maggiormente, rispetto ad un film, con ciò che sta alla base di un romanzo storico.

Sarebbe, ora, il caso di tornare a porsi domande sull’argomento. Il motivo? La proposta di una serie tv prequel dei “Promessi sposi”. Esatto, il romanzo storico del 1827 di Alessandro Manzoni sarà il protagonista di una trasposizione che prenderà la forma di una serie tv, la quale andrà narrare il passato dei protagonisti del romanzo dello scrittore italiano.

L’idea è venuta nientemeno che a Vince Gerardis, il co-produttore di Game of Thrones (2011-2019). Il produttore, famoso per il suo lavoro di trasposizione del ciclo di romanzi fantasy “Cronache del ghiaccio e del fuoco” di George R. R. Martin, ha deciso di cimentarsi, questa volta nel genere storico. La serie tv si chiamerà “Provvidenza” e sarà un prequel della storia che tutti conosciamo raccontata dal Manzoni.

Sarà, dunque incentrata su ciò che è accaduto prima dei fatti narrati nei “Promessi sposi” e si concentrerà sulla figura del religioso Fra Cristoforo, dell’Innominato, del cardinale Federigo Borromeo e di Lucia. Partendo circa quarant’anni prima dei “Promessi sposi”, si scoprirà il passato di Lucia legato alla stregoneria. La peste, inoltre sarà un elemento centrale che cambierà il destino di Renzo.

Leggi anche: “Tra le pagine della storia: la peste di Manzoni e i suoi dintorni…”

I produttori hanno descritto “Provvidenza” come “una tragedia dark ambientata in un mondo crudele con elementi notturni e psicologici di alcuni dei film di Batman, l’estetica carnale e spirituale dei quadi di Caravaggio ed elementi narrativi simili a Il trono di spade”.

“Provvidenza” è inoltre ispirato a un libro che è prossimo alla pubblicazione (ottobre 2021) scritto dal giovane studioso Francesco Musesti, intitolato “Ludovico”. Il titolo del romanzo rimanda a Fra Cristoforo, il quale, prima della vocazione religiosa si chiamava appunto Ludovico.

Al momento non c’è ancora nessuna certezza legata alla produzione e i creatori stanno proponendo il progetto a diversi emittenti, prediligendo piattaforme streaming.

UN’IDEA PERICOLOSA?

Di trasposizioni cinematografiche dei “Promessi sposi” ce ne sono state nel corso degli anni, ricordiamo il film del 1964 di Mario Maffei, la miniserie televisiva del 1967 di Sandro Bolchi o, più recente, il film diretto da Salvatore Nocita diviso in cinque puntate del 1989.

Nonostante ciò, questi registi nei loro lavori sono rimasti molto fedeli alle vicende e alle vite dei personaggi nati dalla penna del Manzoni. Non si sono cimentati in lavori di inventiva su un possibile passato dei protagonisti. La scelta di parlare di una vita e di eventi accaduti prima del romanzo, inevitabilmente, potrebbe portare a dare una nuova forma ai personaggi e contribuire a modificare l’idea creatasi su di loro.

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Questa dovrebbe essere esclusivamente basata sulle psicologie e sulle caratteristiche attribuite loro dal Manzoni nel proprio romanzo. Viene dunque da chiedersi, quanto sia giusto avventurarsi in un lavoro di questo tipo. Che cosa ne avrebbe pensato Alessandro Manzoni a riguardo?

Forse ci sono storie e racconti che non necessitano di un passato e di un futuro, perché proprio in questo risiede la loro potenza immortale.

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