• Musica
  • Cinema
  • Entertainment
  • Teatro
  • Speciali
  • Interviste
  • Libri
  • Attualità
  • News
  • A spasso nel tempo
  • Musica
  • Cinema
  • Entertainment
  • Teatro
  • Speciali
  • Interviste
  • Libri
  • Attualità
  • News
  • A spasso nel tempo
Home » Uncategorized

Recensione. “The Great Flood”: Seul sommersa e umanità in bilico nel disaster movie coreano

Taddeus Harris Posted On 26 Dicembre 2025
0


0
Shares
  • Share On Facebook
  • Tweet It

“The Great Flood“, uscito lo scorso 19 dicembre su Netflix e inspiegabilmente al centro di un hype entusiasta da parte di numerosissimi utenti sul web, è un film sufficiente, capace di colpire sul piano emotivo ma non sempre coerente nella scrittura. Resta comunque una visione consigliabile per chi segue con attenzione il cinema coreano prodotto dalla celebre piattaforma streaming.

Diretto da Kim Byung-woo, già autore di “The Terror Live” e “Take Point”, e prodotto direttamente da Netflix Korea, il film si affida a un cast solido e riconoscibile composto da Kim Da-mi, Park Hae-soo, Kim Kyu-na, Kim Byung-nam, Lee Dong-chan e Kim Su-kyung, volti che negli ultimi anni hanno contribuito a esportare il K-content in tutto il mondo.

La storia ci porta nell’ultimo giorno della Terra, quando un impatto asteroidale scatena uno tsunami globale che travolge Seul e trasforma un enorme complesso residenziale in una trappola verticale, con l’acqua che sale piano dopo piano e cancella ogni certezza, e qui incontriamo An-na, ricercatrice di intelligenza artificiale e madre single, svegliata dal figlio Ja-in mentre il mondo là fuori collassa senza preavviso, un dettaglio piccolo ma potentissimo che mette subito a fuoco la posta in gioco.

Leggi anche: Recensione. “Buen Camino”, cioè il Zalone che ripete sé stesso

Accanto a lei entra in scena Son Hee-jo, interpretato da Park Hae-soo, membro di una squadra di sicurezza, uomo dai contorni ambigui, mai del tutto leggibile, che diventa la loro unica possibilità di salvezza e al tempo stesso un enigma morale, perché il film suggerisce fin dall’inizio che dietro al semplice tentativo di scappare si nasconde qualcosa di più grande, legato alle competenze di An-na e a ciò che potrebbe restare dell’umanità.

“The Great Flood” non è ovviamente tratto da una storia vera, l’origine del disastro è apertamente fantascientifica, ma l’angoscia che sprigiona è profondamente reale, perché richiama immagini che abbiamo già visto nei telegiornali, tsunami, alluvioni, città sommerse, e sfrutta quella paura collettiva che oggi accompagna ogni discorso sul clima e sulla fragilità delle metropoli iperpopolate.

La prima parte del film è un disaster movie classico, fatto di scale invase dall’acqua, porte che si bloccano, persone trascinate via dalla corrente, con il palazzo che diventa una metafora evidente del nostro mondo verticale, costruito per salire sempre più in alto e improvvisamente incapace di offrire una via d’uscita, ma poi, a metà percorso, Kim Byung-woo decide di alzare la posta e sposta il racconto su un terreno più concettuale, introducendo meccanismi di ripetizione, variazioni degli eventi e suggestioni quasi da simulazione che trasformano la fuga in una riflessione sul senso stesso di ciò che i personaggi stanno vivendo.

È una svolta tipica di certo cinema coreano contemporaneo, ambiziosa ma rischiosa, perché spezza l’immediatezza emotiva proprio quando lo spettatore si aspetterebbe una progressione lineare verso il climax, e qui emergono i limiti maggiori del film, che vuole parlare di troppe cose insieme, disastro ambientale, etica dell’intelligenza artificiale, amore genitoriale, sacrificio, responsabilità collettiva, finendo per comprimere passaggi cruciali o spiegare ciò che avrebbe dovuto mostrare.

Resta però centrale il personaggio di An-na, e Kim Da-mi offre un’interpretazione credibile, fatta di paura, rabbia, stanchezza e determinazione, evitando ogni retorica sulla maternità eroica e mostrando una donna che prende decisioni terribili perché non ha alternative, mentre l’acqua diventa non solo una minaccia fisica ma un simbolo costante di distruzione e rinascita, forza che cancella il superfluo e costringe a ridefinire le priorità.

“The Great Flood” non è certamente un capolavoro e non è neppure il film più riuscito di Kim Byung-woo, ma è un prodotto perfettamente inserito nella strategia Netflix, con immagini forti, ritmo sostenuto, volti noti e un’idea semplice ma efficace, una madre contro la fine del mondo, e proprio questa chiarezza di fondo gli ha permesso di diventare in pochi giorni uno dei titoli più commentati in piattaforma, dimostrando ancora una volta quanto il cinema coreano, anche quando è imperfetto, sappia intercettare paure e desideri del pubblico globale.

Recensione. “Norimberga”: l’illusione della giustizia perfetta in un film che non osa

Correlati

0
Shares
  • Share On Facebook
  • Tweet It




You may also like
E se Stranger Things non fosse ancora finita?
7 Gennaio 2026
Netflix piglia tutto: comprerà Warner Bros. Discovery per 82,7 miliardi di dollari
5 Dicembre 2025
Recensione. Carolina Crescentini è “Mrs. Playmen”: libertà, scandalo e coraggio negli anni Settanta
22 Ottobre 2025
Dopo 5 anni arriva il sequel di Greenland con protagonisti Gerald Butler e Morena Baccarin
Read Next

Dopo 5 anni arriva il sequel di Greenland con protagonisti Gerald Butler e Morena Baccarin

  • Popular Posts

    • 1
      Dalla scienza alla cittadinanza: il genio di Franklin e l’Illuminismo americano
    • 2
      Radio2, stop improvviso a “Rock and Roll Circus”: il programma cancellato per ragioni di budget
    • 3
      Jordan Williams e quel viaggio tra radici e futuro nel nuovo disco "Playing by ear"

  • Seguici sui Social


  • Home
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Home
  • La redazione
  • Privacy Policy
© Copyright 2024 - Associazione Culturale EREBOR - Tutti i diritti riservati
Press enter/return to begin your search