Recensione. “143”: non è troppo amore, è violenza
“143” è un numero che racconta storie di vite strappate da mani gelide, spesso apparentemente innocenti. Avvicinarsi a questo libro, firmato da Al.Fa., significa rinunciare fin da subito all’idea di una lettura leggera e distratta, di quelle che servono a evadere dalla realtà. “143” è l’esatto opposto: una doccia fredda, una caduta libera dentro ciò che accade, e può accadere, ogni singolo giorno nella vita di una donna.
Martina, la protagonista, è una giovane donna attraversata da una passione travolgente per l’arte. Sogna di studiarla, di viverla nei suoi luoghi d’eccellenza, di mettere radici altrove per sconfinare dai limiti che l’hanno accompagnata fin dall’infanzia. Il suo desiderio di futuro è limpido, impegnato, necessario. Ma il vento del mondo soffia nella direzione opposta, chiedendole di restare, di ridimensionarsi, di rinunciare a sogni considerati inutili, a false speranze.
Accanto a Martina c’è Lorenzo: un ragazzo con un mondo in tempesta dentro, un lavoratore all’apparenza innocuo, profondamente innamorato. Un amore che però non libera, ma lega. Che non sostiene, ma stringe. Un amore che amore non è. Uno di quei sentimenti che per anni hanno abitato la narrazione culturale del nostro Paese, tradotti come passione, dedizione, sacrificio. Uno di quei racconti che tornano sempre uguali, soprattutto dopo: “Non ce lo saremmo mai aspettato da lui. Era un così bravo ragazzo”.
La forza di “143” sta nel suo sguardo lucido e spietatamente umano. Non cerca mostri, non costruisce caricature. Non esaspera le storie fino a renderle irriconoscibili, ma le restituisce nella loro inquietante normalità.
Racconta il pericolo quando è ancora invisibile: la sua crescita silenziosa, la sua capacità di mimetizzarsi nelle parole, nei gesti, nelle paure non affrontate. Non nel gesto estremo, ma molto prima. Nei silenzi punitivi. Nei ricatti emotivi mascherati da amore. Nelle fragilità non riconosciute che diventano rabbia.
È una storia che obbliga a porsi domande scomode. Una su tutte: quando comincia davvero il pericolo? “143” è una provocazione: Martina non esiste, eppure esisterà finché non si smetterà di giustificare la violenza con il troppo amore.



