Più Libri Più Liberi: cori, stand coperti e “Bella Ciao”, quando anche i libri vanno in sciopero
Ieri la Nuvola dell’EUR ha vissuto un momento surreale, con una manifestazione improvvisata che ha destato clamore (ma anche molti applausi) tale da far dimenticare che fosse in atto una fiera dell’editoria. A Più Libri Più Liberi, infatti, un gruppo consistente di editori e autori ha deciso di coprire scaffali e copertine con teli bianchi: il gesto, simbolico ma molto scenografico, era rivolto contro la presenza di Passaggio al Bosco, editore accusato di coltivare simpatie nostalgiche di quelle che, a dirla tutta, sarebbe meglio lasciare ai libri di storia e non ai banchetti della cultura contemporanea.
Nel giro di pochi minuti i corridoi sono diventati un corteo: cori contro i “fascisti in fiera”, richiami continui alla Resistenza, e la solita Bella Ciao che sbuca puntuale in ogni protesta italiana. I visitatori, spaesati, si chiedevano se sfogliare un libro o unirsi al coro.
Alla base del putiferio c’era un appello firmato nei giorni scorsi da decine di scrittori ed editori, che avevano chiesto l’esclusione di Passaggio al Bosco dal programma della kermesse. La direzione, però, si era trincerata dietro un “hanno rispettato il regolamento” che sapeva molto di lavata di mani istituzionale: la classica posizione da equilibristi, libertà d’espressione sì, ma senza troppi traumi. Come se bastasse una firma su un modulo per neutralizzare i contenuti che un editore porta con sé.
Nel frattempo scoppiava anche una seconda mini-crisi: quella che coinvolgeva Idrovolante Edizioni, accusata a sua volta di orbitare in ambienti di destra dura e pura. Loro, piccati, si sono difesi come si difendono tutti in queste occasioni: “pubblichiamo libri, non propaganda”. Una frase che nel mondo editoriale è diventata quasi un mantra, una foglia di fico tirata fuori ogni volta che si sfiora il territorio minato delle idee politiche.
E così, oltre al boicottaggio del primo stand, si è creato attorno a Idrovolante un cono d’ombra fatto di passanti che preferivano guardare altrove. Nessun assalto, per carità, semplicemente l’arma più affilata della fiera: l’indifferenza.
Dalla Fiera, il messaggio (condiviso sui social) è chiaro: “Qualunque manifestazione, se svolta nel rispetto della legalità, è chiaramente ben accolta qui: questa si è svolta in maniera pacifica e senza alcun incidente. È evidente che in questi giorni si è aperto un dibattito su un tema particolarmente delicato, che pone domande enormi che non sono solo nostre ma di tutti quelli che organizzano eventi culturali. Usiamo quello che è successo in questa edizione per aprire un confronto serio sul tema partendo da un punto fermo, che tutti condividiamo: l’essere antifascisti”.
Alla fine, tutto questo ha raccontato più di mille comunicati stampa. Ha mostrato che ogni stand, volente o nolente, è una dichiarazione politica, che la libertà editoriale non è un grande buffet dove mettere tutto nel piatto senza che nessuno ti chieda cosa stai mangiando, e che le proteste simboliche, come coprire i libri, funzionano sì, ma rischiano di diventare una pacca sulla spalla per chi le fa, più che una reale risposta al problema.
Quando poi le lenzuola vengono ripiegate e i libri tornano a respirare, resta la solita constatazione: la cultura italiana discute, litiga, si scalda, si divide, e in fondo è anche per questo che continua a essere viva.



