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Nessuno può mettere Dirty Dancing in un angolo, neanche nel 2020

La pellicola uscita più di trent’anni fa, nel 1987, esercita tutt’ora un fascino sulle vecchie e sulle nuove generazioni

Eleonora Lippa

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“Dirty Dancing- Balli probiti” è il film che inaugura a ritmo di ballo il palinsesto delle prime serate del 2020, in onda questa sera su Italia 1 alle 21.20.

La pellicola uscita più di trent’anni fa, nel 1987, esercita tutt’ora un fascino sulle vecchie e sulle nuove generazioni, grazie ad una storia d’amore semplice e a due protagonisti memorabili come il coinvolgente Patrick Swayze e la dolce Jennifer Grey.

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Pietra miliare dei film anni ‘80, racconta le vicende che si snodano all’interno di un villaggio vacanze dove soggiornano Baby e la sua famiglia. Qui, l’equilibrata vita della ragazza, viene stravolta dall’incontro con un ballerino ( Johnny Castle) che intrattiene i clienti durante le serate della bella stagione. A suon di “Hungry Eyes” e “Cry to Me” tra i due nascerà un forte legame d’amore ostacolato dal padre della ragazza poiché Baby proviene da una famiglia facoltosa e rispettata, mentre Johnny è un’anima libera e ribelle ma nobile. Il tutto si concluderà con l’ormai storica frase “Nessuno può mettere Baby in un angolo” sulle note di “(I’ve Had) The Time of My Life” che sancirà la liberazione di Baby come giovane adulta dalla presa tenace della famiglia.

Con un movie soundtrack di tutto rispetto, all’interno del film è presente anche una canzone scritta ed interpretata dallo stesso Patrick Swayze per la colonna sonora, She’s like the wind”, originariamente composta per il film “1984 Bulldozer” per il quale venne però scartata.

Foto: syndromemagazine.com

Studentessa di traduzione editoriale, innamorata della Spagna, del cinema italiano e delle parole di Alberto Moravia, coglie al volo la possibilità di uscire dalla suo comfort zone e visitare tutto ciò che è possibile. Gingerness e arrosticini come unico credo.

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Titanic, storia di sogni e amori spezzati

Federico Rapini

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Titanic DiCaprio

Il Titanic, transatlantico costruito a Belfast, affondava alle 2:20 del 15 aprile del 1912.

Formalmente RMS Titanic, nacque per essere una nave inaffondabile. Costruito in tempi record nel più grande cantiere navale della capitale dell’Irlanda del Nord,l’Harland & Wolff, rientrava nel progetto di costruire tre grandi e lussuose navi gemelle: l’Olympic, il Titanic e il Gigantic (chiamato in seguito Britannic).

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Era considerato uno dei migliori risultati del positivismo tecnico di matrice ottocentesca: grande, lussuoso, con saloni arredati nello stile di antiche dimore romane patrizie. Ma non solo. Colonne dorate, pannelli in legno pregiato e inserti di madreperla. Per i passeggeri di prima classe inoltre vi era una piscina coperta, la palestra, il bagno turco, bar. Costoro, ignari di quanto avrebbero affrontato, ebbero un trattamento diverso dagli altri anche per quanto riguarda il menù dell’ultimo pasto servito a bordo il 14 aprile. La cena fu infatti composta da circa 10 portate. Grande varietà di piatti a base carne e pesce pregiato, “bologna sausage”, formaggi come il Camembert, Cheddar e Gorgonzola.

I ceti presenti in seconda e terza classe dovettero invece accontentarsi di zuppa di riso, roast beef, mais e patate bollite.

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IL BREVE VIAGGIO DEL TITANIC

La nave partì da Southampton, in Inghilterra, l’11 aprile 1912 e nello stesso giorno fece tappa prima a Cherbourg, in Francia e poi a Cobh in Irlanda. Lasciò così l’Europa navigando nell’Oceano Atlantico.

Tutto ciò senza aver completato le “prove in mare”. Gli armatori avevano fretta e volevano battere la concorrenza. Il comandante Edward John Smith, infatti, aveva dato ordine di spingere le macchine al massimo nel tentativo di attraversare l’Atlantico in tempi record. Il giorno dell’incidente era in programma un’esercitazione per simulare una situazione d’emergenza. Ma il capitano decise di annullarla considerandola “superflua”.

Il Titanic bruciava circa 600 tonnellate di carbone al giorno spalate nelle sue fornaci da 176 uomini. Quasi 100 tonnellate di cenere venivano espulse nel mare ogni giorno.Per due giorni il viaggio andò avanti rapidamente e senza problemi. Il 14 aprile, però, cominciarono ad arrivare, attraverso la stazione radio di bordo, i primi segnali riguardo la presenza di iceberg.

Alle ore 23,40 le vedette, che nel caos della rapida partenza non erano dotate di adeguati cannocchiali, avvistarono a occhio nudo un enorme iceberg e lanciarono l’allarme.

William Murdoch, ufficiale di guardia, ordinò l’indietro tutta (ma su questo comando ci sono ancora dei dubbi) e una virata. La nave era però troppo veloce, circa 22 nodi. La montagna di ghiaccio era a poco meno di cinquecento metri di distanza. Fu fatto il tentativo di passare a sinistra dell’iceberg, sfiorandolo con il fianco destro. Il risultato fu tragico. Il Titanic colpì l’iceberg che squarciò circa 90 metri del fianco. Studi recenti hanno calcolato che lo schianto avrebbe potuto essere evitato se si fossero avute notizie sull’iceberg 30 secondi prima. 

Alle ore 00,15 del 15 aprile venne lanciato l’SOS (recente innovazione per l’epoca) ricevuto da molte navi, la più vicina delle quali, il Carphatia, era a quattro ore di navigazione. 

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L’INABISSAMENTO

Il Titanic iniziò ad imbarcare acqua nei compartimenti di prua inclinandosi in avanti e sollevando la poppa. La nave si inclinò cosicché la pressione esercitata spezzò lo scafo in due tronconi: la parte di prua, più pesante, affondò subito e poco dopo toccò alla parte di poppa, che prima tornò al suo posto, poi si innalzò verticalmente per inabissarsi. Il transatlantico andò sotto le onde a circa 400 miglia dalle Grand Banks di Terranova. 

La mancanza di preparazione peggiorò la situazione. La prima scialuppa disalvataggio fu messa in mare solo un’ora dopo aver dato l’allarme. Le scialuppe, già insufficienti, non furono utilizzate a pieno carico ma vennero calate in acqua mezze vuote.

Le primissime notizie dell’incidente non parlarono di vittime. Solo dopo due giorni venne pubblicata la vera notizia. I morti furono circa 1500 mentre i sopravvissuti solo 706. Tra questi un uomo di nome Charles che riuscì a nuotare quasi per due ore nelle gelide acque dell’Atlantico. I medici sostennero che riuscì a salvarsi grazie alla grande quantità di whisky bevuta quella notte, che regolò la sua temperatura corporea.

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LA TRAGEDIA AL CINEMA

La vicenda del Titanic sin dagli inizi del ‘900 ha ispirato film e fiction. Il primo è Salvata dal Titanic (Saved from the Titanic), un film muto americano di Etienne Arnaud con Dorothy Gibson, sopravvissuta al naufragio. La pellicola è però andata perduta durante un incendio.

Anche il regime nazista, tramite il ministro della propaganda Goebbels produsse un film a riguardo che però, paradossalmente, ebbe grande successo nel dopoguerra in Unione Sovietica in chiave anticapitalista..

Nel 1996 viene pubblicata la miniserie Il Titanic di Robert Lieberman, con Peter Gallagher, Eva Marie Saint e Catherine Zeta-Jones.  Il capolavoro è stato sicuramente il colossal Titanic con Leonardo DiCaprio e Kate Winslate nel 1997, scritto, diretto e prodotto da James Cameron. Ad oggi detiene ancora il record di 11 vittorie ai Premi Oscar. Primato condiviso con Ben-Hur e Il Signore degli Anelli – Il ritorno del Re.

Con un budget di 200 milioni di dollari per la realizzazione e di 85 per la promozione, Titanic fù il film più costoso mai realizzato fino ad allora. Le riprese, iniziate nel Settembre del 1996 durarono solo 6 mesi. Il film, della durata di 3 ore e 15 minuti ebbe come colonna sonora la canzone My Heart Will go on di Céline Dion, diventata uno dei singoli più venduti di tutti i tempi.

La storia della tragedia è raccontata tramite i ricordi di Rose DeWitt Bukater, una superstite ormai anziana. La donna rivive i momenti in cui conobbe l’irlandese Jake (DiCaprio), le difficoltà nell’avere dei rapporti con un ragazzo di lignaggio inferiore. Ricorda nei minimi dettagli gli attimi che li portarono ad innamorarsi, tanto da farsi ritrarre nuda. Una storia d’amore che non ebbe il lieto fine. Proprio come il sogno della “nave più sicura del mondo”.

Il Titanic affondò portando con sé anche Ida e Isidor Straus, proprietari del Macy’s di New York, la coppia anziani abbracciati sul letto durante l’affondamento della nave nel film di Cameron. I due sono veramente esistiti. La loro fu una storia di vero amore. Ida rifiutò il posto sulla scialuppa per restare accanto al marito. “Abbiamo vissuto insieme, moriremo insieme”. 

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Guy Fawkes e la congiura che fece tremare Re Giacomo I

Federico Rapini

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Guy Fawkes Londra

Guy Fawkes. Magari il suo nome potrà non dirvi molto. Così come la congiura delle polveri. Questo personaggio storico, nato il 13 aprile del 1570 nello Yorkshire in Inghilterra, fu un reazionario cattolico che tentò di uccidere re Giacomo I.

La congiura ordita da Fawkes, noto anche con lo pseudonimo di John Johnson, doveva realizzarsi in quella che in Inghilterra viene ricordata come “Guy Fawkes Night”. Il 5 novembre del 1605 l’attentatore inglese, insieme ad un gruppo di cattolici, tentò di realizzare un attentato dinamitardo durante lo State Opening of Parliament, la cerimonia di inaugurazione del Parlamento presso la camera dei Lord.

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Guy Fawkes tra film e fumetto

Questo gesto di terrorismo forse potrà dirvi qualcosa di più. Perché è ciò da cui prende spunto il personaggio V del film “V per Vendetta”, ripreso dall’omonimo fumetto di Alan Moore e David Lloyd.
Il protagonista del film ha come caratteristica proprio quella di avere il volto coperto da una maschera con i tratti di Guy Fawkes. Quella maschera usata in lungo e largo da manifestanti, hacker, ribelli e chi più ne ha più ne metta, nelle manifestazioni e attacchi vari contro politici, politicanti e governanti.

Nella pellicola di James McTeigue del 2005, con Hugo Weaving e Natalie Portman, V si aggira nella Londra del futuro. Uno sfondo che sembra quasi quello che si è vissuto(e ancora stiamo vivendo) in questa pandemia. La diffusione di una malattia, il St. Mary’s virus, terrorizza la popolazione britannica. I morti sono 100.000, la paura è alta. È in mezzo a questo caos che Adam Sutler, supportato dal partito Fuoco Norreno, assume pieni poteri facendosi elevare Alto Cancelliere. È la fine per la libertà.

Passano 14 anni, il virus è debellato, la sicurezza è ripristinata, sembra quasi tutto tornato alla normalità. Quasi perché la libertà ha cessato di esistere: il Fuoco Norreno regna incontrastato. È in questo universo dispotico che le vicende di V, guardiano della libertà che si cela dietro una maschera di Guy Fawkes, hanno luogo nel film V per Vendetta.

Meritevole di ben altra attenzione è la trasposizione fumettistica del personaggio, avvenuta tra il 1982 e il 1985 ad opera di Alan Moore e David Lloyd. Una storia spaventosa e potente, appunto sulla perdita della libertà e dell’identità, ad opera di un regime totalitario agghiacciante e diabolicamente orwelliano. V per vendetta rappresenta una delle più alte vette del panorama fumettistico mondiale. Universalmente riconosciuto come uno dei migliori (se non il migliore) della storia del fumetto, V per vendetta è ambientato in un futuro distopico, dove un’immaginaria Inghilterra è soggiogata dalla dittatura e trasformata dalla guerra nucleare.

Il protagonista, il vendicatore V nascosto dietro la maschera sogghignante di Guy Fawkes, attacca il potere tra una citazione di Shakespeare e un attentato al cuore del regime. Un personaggio a tratti romantici, che spesso si esprime in pentametri giambici.

Una figura un po’ oscura che affonda le sue radici appunto nel tentativo di uccidere il re e i lord inglesi il 5 novembre del 1605. La cosiddetta “congiura delle polveri”.

Le motivazioni storico-religiosi della congiura

La cospirazione cattolica che mirava a far saltare in aria il parlamento era frutto di anni di conflitti religiosi.
L’instabilità politica e religiosa seguita alla Riforma luterana aveva provocato una contrapposizione tra cattolici e protestanti in tutta Europa. L’Inghilterra in particolare fu una vera e propria polveriera. Re Enrico VII negli anni venti del ‘500 cominciò a pensare di far invalidare il suo matrimonio con Caterina d’Aragona, ormai in menopausa ed impossibilitata a dargli l’erede maschio.

Il Re incaricò così il suo cancelliere, il cardinale Thomas Wolsey, di occuparsi dell’annullamento del suo matrimonio, per poi convolare a nozze con Anna Bolena, una giovane dama di compagnia della regina della quale Enrico si era innamorato.

Papa Clemente VII rifiutò però di invalidare il matrimonio con Caterina e di legittimare la nuova unione, in quanto aveva dei problemi con l’imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V, del quale Caterina era la zia.

Fu però il nuovo arcivescovo di Canterbury Cranmer, il 28 maggio del 1533, a dichiarare nullo il matrimonio tra Caterina d’Aragona ed Enrico VIII, affermando come false le dichiarazioni di lei sulla consumazione o meno del suo primo matrimonio. Cinque giorni dopo validò il matrimonio tra il sovrano e Anna Bolena, avvenuto qualche mese prima. Il Papa Clemente VII rispose a tutto ciò con la scomunica ad Enrico VIII e a Cranmer nel luglio del 1533.

Il 3 novembre del 1534 il parlamento promulgò l’atto di supremazia, con cui veniva dichiarato che il sovrano era l’unico Capo supremo sulla terra della chiesa d’Inghilterra e la corona avrebbe goduto di tutti gli onori, le dignità, le superiorità, le giurisdizioni, i privilegi, le autorità, le immunità, i profitti, e i beni derivanti dalla suddetta dignità. Nacque così, da questo scisma, la Chiesa Anglicana.

I conflitti religiosi inglesi però non terminarono. Avevano portato nel 1558 all’ascesa al trono di Elisabetta I. L’anno seguente la regina e i suoi consiglieri decretarono un “compromesso” religioso. Tale atto prevedeva una chiesa nazionale protestante, alla cui guida c’era la stessa sovrana inglese, ma che manteneva alcuni tratti cattolici nell’organizzazione.

Molti cattolici inglesi rifiutarono il compromesso del 1559. Nell’Europa di quel periodo era comunemente accettato il principio secondo cui tutti i sudditi di uno stato dovevano aderire alla sua religione ufficiale (cuius regio eius religio). Per raggiungere questa uniformità, il regime elisabettiano proibì quindi il culto cattolico. L’obbligo era di rinnegare il potere del papa e prestare giuramento a Elisabetta come capo della Chiesa.

Ne seguì una bolla papale del 1570 che, dichiarando Elisabetta illegittima, incoraggiò difatto i sudditi alla ribellione.

Dopo la morte di Elisabetta I, nel 1603, in molti speravano che il suo successore, Giacomo I (che aveva governato in Scozia con il nome di Giacomo VI), inaugurasse una nuova epoca di pace. Il figlio della cattolica Maria Stuarda era però protestante. Aderì al compromesso del 1559 e la prosecuzione di politiche intolleranti convinse molti della necessità di avere un monarca cattolico. Uno di questi era Robert Catesby, rampollo di una famiglia della gentry cattolica del Warwickshire (Midlands). Anche se oggi è meno conosciuto di Guy Fawkes, fu in realtà lui a organizzare quella che sarebbe diventata nota come la Congiura delle polveri.

Catesby aveva una personalità forte e carismatica,con cui riuscì a promuovere e a far accettare l’idea che solo un evento violento e spettacolare potesse giocare a loro favore. L’idea di usare polvere da sparo gli venne in mente nel 1603 e all’inizio del 1604 iniziò a reclutare complici. Il piano era di far saltare in aria il parlamento e re Giacomo I con i suoi eredi.

Fawkes, che all’epoca si faceva chiamare Guido, combatteva nelle Fiandre a fianco degli spagnoli cattolici. Intelligente, tenace e calmo proveniva da una famiglia di protestanti inglesi, ma in seguito si convertì al cattolicesimo grazie al patrigno. Entrò in contatto con uno dei congiurati grazie alla sua nomea di esperto di polvere da sparo. Nel maggio del 1604 alcuni di questi uomini si incontrarono nella locanda Duck and Drake di Londra, dove fecero un giuramento di lealtà e di segretezza. L’attentato prese forma nei mesi successivi. Fawkes, con lo pseudonimo di John Johnson, fingeva di essere il suo servitore di un altro dei cospiratori che nel frattempo andò a vivere in una casa vicino al parlamento. 

Nel novembre 1605 tutto era pronto. I complici erano sorprendentemente riusciti a mantenere il segreto, per lo meno fino a quando lord Mounteagle non ricevette una lettera anonima in cui veniva rivelato il piano. Ancora oggi è dibattuta l’identità dell’autore. Molti convengono, senza troppe prove, sul cognato di Mounteagle, Francis Tresham, facente parte anche lui del complotto. Resa nota la lettera scattarono le ispezioni. Guy Fawkes fu arrestato e condotto alla torre di Londra nelle prime ore del 5 novembre.

Guy Fawkes nell’immaginario odierno

Guy Fawkes, torturato e costretto a raccontare piano e complici, è entrato nell’immaginario collettivo come uno dei simboli della ribellione al totalitarismo e alle oppressioni governative. 

Nonostante questa odierna mistificazione del suo personaggio, in passato in Inghilterra, in particolare nei tre secoli successivi alla congiura, Guy Fawkes fu oggetto di scherno. Oggi invece secondo lo storico Lewis Call  è “un’icona considerevole nella cultura politica moderna”.

Quanto (non) successo quel 5 novembre è oggi molto noto ed è ricordato da questa filastrocca recitata dai bambini durante la “Guy Fawkes Night”, in cui si accendono dei falò:

“Remember, remember the Fifth of November,

Gunpowder Treason and Plot,

I see of no reason

Why Gunpowder Treason

Should ever be forgot.

Guy Fawkes, Guy Fawkes, t’was his intent

To blow up King and Parliament.

Three-score barrels of powder below

To prove old England’s overthrow;

By God’s providence he was catch’d

With a dark lantern and burning match.

Holloa boys, holloa boys, let the bells ring.

Holloa boys, holloa boys, God save the King!”

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Caterina de’ Medici: un’italiana alla corte di Francia

Licia De Vito

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È una delle più famose donne della storia d’Italia. Potente, abile politica, ancora oggi figura controversa. Scopriamo insieme chi era veramente Caterina de’ Medici, regina di Francia.

La vita

Nata a Firenze il 13 aprile 1519, Caterina “la duchessina” de’ Medici, rimase praticamente in fasce orfana sia di madre che di padre. Figlia di Lorenzo II de’ Medici duca d’Urbino, la sfortuna la perseguita e in tenera età viene presa come ostaggio dai nemici della sua famiglia quando diviene pontefice Clemente VII, suo parente, alleato con i francesi e contro l’imperatore Carlo V. Questo portò al Sacco di Roma e a numerose rivolte a Firenze contro lo Stato Pontificio. Le violenze di quegli anni segnano profondamente la giovane Caterina che per tutta la vita si porterà dietro quel dolore.

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A 14 anni, sempre per volere del Papa – che nel frattempo l’aveva portata a Roma e fatta educare da principessa- viene data in sposa a Enrico d’Orléans, secondogenito del Re di Francia, Francesco I. Nonostante fosse molto amata dal re, era molto meno cara a suo marito Enrico, Caterina è colpevole di essere sterile e lui si circonda di amanti. Nel 1536, con la morte del primogenito del re, Francesco di Valois, Enrico e Caterina divennero gli eredi al trono di Francia. Alla fine Caterina resta incinta e nel 1544 nasce suo figlio, anche lui Francesco.

Nel 1547 muore il re Francesco I e Enrico II e Caterina salgono al trono. Nel 1549, da orfanella che era, viene finalmente incoronata regina. Il marito muore nel 1559 mentre sta prendendo parte a una giostra cavalleresca e Caterina, che pare lo amasse molto, ne resta sconvolta. Decide così di indossare abiti neri per tutta la vita. Fu lei a introdurre il colore nero per le occasioni funebri, all’epoca infatti il colore del lutto era il bianco. Cambiò anche il suo stemma: una la lancia spezzata con sopra il motto latino Lacrymae hinc, hinc dolor, ovvero “Da qui le mie lacrime, da qui il mio dolore”. 

Caterina sarà da questo momento in poi regina reggente e gestirà di fatto il potere alla corte di ben tre dei suoi figli. Sarà testimone di eventi tragici come la notte di S. Bartolomeo, tra il 23 e il 24 agosto 1572, quando migliaia di protestanti vennero uccisi a Parigi e in tutta la nazione. Fu molto il sangue che inondò le strade francesi sotto il “regno” di Caterina e molti sono i dubbi sulla natura dei mezzi scelti dalla fiorentina per raggiungere i suoi scopi. Per questo la sua figura è ancora oggi avvolta nel mistero.

Strega o abile stratega?

Viene definita dai suoi coetanei “tracagnotta”, “bruttina”, pallida e con gli occhi a palla, tratto caratteristico della famiglia Medici. Fu anche chiamata “grassa bottegaia” quando arrivò in Francia per la prima volta per prendere parte al suo matrimonio. Si racconta di lei che ricorse al veleno per sconfiggere i suoi nemici, che avesse addirittura avvelenato l’amato suocero, col solo scopo di diventare regina. Alcuni pensano che fu lei la mandante della strage di S. Bartolomeo.  

Considerata da tutti sterile, fu accusata di aver usato la magia nera quando rimase incinta per la prima volta: la si poteva vedere girare per il palazzo con appeso al collo un sacchetto contenente ceneri di rana e testicoli di maiale. Fu, anzi, proprio definita “la regina nera”, complice il fatto di aver messo al mondo 10 figli di cui solo 7 superarono l’infanzia. Il suo ottavo figlio invece, era affetto da nanismo. Oggi appare molto più sensato pensare che Caterina fosse un’abile stratega, regina potente e capace di barcamenarsi magistralmente tra gli intrighi di corte, riuscendo in tal modo a preservare negli anni e nonostante gli eventi la propria posizione.

Innovatrice e dal gusto impeccabile

Sappiamo che Caterina era una brava cacciatrice e amante dell’equitazione, spesso infatti accompagnava il suocero nelle sue uscite. Parlando proprio di moda equestre la sua innovazione più famosa è stata certamente l’uso delle mutande. Non fu lei a inventarle, probabilmente fu Isabella d’Este e già usate da Lucrezia Borgia. Ma spetta sicuramente a Caterina il merito di averle introdotte in Francia, rendendole famose in tutta Europa. Le donne di allora cavalcavano stando sulla “sambue una seduta imbottita posta su un lato del cavallo su cui la dama si sedeva lateralmente: per questo poteva andare solo al passo.

Per permettere anche alle signore di concedersi galoppo e cavalcata, Caterina fece fabbricare un apposito sedile, una specie di sella che consentiva di stare in groppa al cavallo tenendo comunque entrambe le gambe da una parte sola. Ma salire e scendere da questa nuova sella per le donne era complicato. Potevano mostrare le gambe o addirittura le parti intime. Fu a questo punto che la Medici introdusse l’uso delle mutande. “(Dis)grazie” coperte, scandalo scongiurato.

Leggendaria è inoltre la passione della nobildonna per il cibo. Fu lei infatti a illuminare la Francia, abituata a tavole ancora rustiche e spartane, con raffinatezze tipiche della cucina delle corti italiane. Portò a corte alcuni tra i migliori cuochi fiorentini, permettendo così per la prima volta che si differenziassero i piatti salati e piatti dolci. I suoi abilissimi pasticceri getteranno le fondamenta per la creazione di alcuni tra i più noti dolci dell’attuale tradizione francese. Fu lei inoltre a portare all’attenzione dei nobili francesi la forchetta, introducendoli al moderno e tanto caro “bon ton”.

Una storia importante, segnata dal dolore e dalla perdita fin dai primi anni di vita. Un’esistenza per nulla semplice tra giochi di potere, guerre, tradimenti. Possiamo immaginare che per superare tutto questo non servissero né magia né superstizione ma solo grade forza e notevole intelligenza. Sicuramente queste erano caratteristiche insolite per le donne dell’epoca a cui, meno che le doti, mancavano le occasioni.

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