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Con “Nebbia” Olita ha trovato la sua dimensione artistica

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Nebbia”, il nuovo singolo di Olita. Cosa succede quando mescoli la malinconia indie al cantautorato di Fabrizio De Andrè? Nasce “Nebbia”, il terzo singolo di Olita. Nel 2020 il cantante ha trovato la sua forma di espressione migliore nella musica indie. I suoi brani raccontano di riflessioni e tormenti interiori, tutte storie tratte dalla sua vita.

“Nebbia” è accompagnata da semplici fraseggi di chitarra con questo cantato intenso ed entusiasmante e a tratti delicato e vellutato. Un sound che richiama molto Fabrizio De Andrè, ma che rimane moderno e attuale. Altrettanto di impatto è il testo che diventa una vera e propria poesia. Olita conquista l’ascoltatore con immagini che evocano un teen drama in cui molti di noi possono rispecchiarsi.

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Olita si muove tra il vintage e il moderno. Mescola due stili simili, ma allo stesso tempo molto diversi tra loro. Un ragazzo anni ‘90 che ha trovato il mezzo di comunicazione più adatto per parlare anche alle nuove generazioni. Un cantautorato indie che colpisce e si differenzia dalla maggior parte degli artisti del momento.

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“Ora è nebbia e non Ci vedo più”, uso “Ci” con un doppio significato: non ci vedo più perché c’è nebbia e non si vede la strada che si sta percorrendo e non Ci vedo più, non vedo più noi due in questa vita.

Nella seconda parte della seconda strofa c’è un barlume di speranza e di passione, mi piace sempre pensare che in qualcosa che finisce o che è finito ci sia una scintilla che possa riaccendere un incendio, e in questo caso è una battuta che libera un sorriso sul viso di lei e sembra che “si accende il mondo”.

Nebbia è una canzone tenera e tormentata allo stesso tempo, una delle mie preferite e una delle Mie che preferisco. Parla come me e di me, anche se la storia che racconta non è la mia», così Olita descrive il proprio brano.

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Biografia

Olita, nome d’arte di Marco Olita, nasce a Castrovillari (CS) il 9 Settembre 1987. Calabrese di nascita, romano d’adozione. La sua passione musicale nasce da un passaggio generazionale. Suo padre lo “battezza” facendogli ascoltare i grandi cantautori italiani e pionieri della musica americana come De Andrè, Dalla, Elvis Presley, Chuck Berry, BB King, Ray Charles e Eric Clapton.

Inizia gli studi nel 2002, partendo da scuole private romane come la storica Cherubini e la Pensagramma, finché non approda al Saint Louise College School of Music. Successivamente, continua gli studi da autodidatta e comincia a comporre, in italiano e in inglese. In questo periodo Marco incontra una figura che si rivelerà importante per la sua carriera: Gabriele Roia, oggi bassista di Gazzelle e Réclame. Grazie a Gabriele Marco si mette in gioco e crea la sua Marco Olita Band. Il gruppo è formato inizialmente da i tre fratelli Roia e Alessandro Pollio alle tastiere. Successivamente entrerà nel gruppo anche Danilo Ombres come batterista.

Il progetto si chiude quando Marco decide trasferirsi in Belgio con la sua compagna. Se la band chiude i battenti, i rapporti con i membri del gruppo rimangono sempre forti. Nella sua parentesi belga Marco trova nuovi compagni di viaggio con i quali parteciperà a uno street tour in giro per l’Europa (Germania, Polonia, Italia) e prenderà parte per due volte allo Strassen Musik Festival di Ludwigsburg, ottenendo il terzo posto nel 2018 e il secondo posto nel 2019.

Nonostante i riscontri positivi all’estero, la voglia di tornare a casa è forte. In tutto questo tempo Marco si mantiene informato sulla scena musicale italiana. Gabrielle Roia spinge il cantautore verso una nuova direzione: l’indie. In questa forma musicale Marco trova la sua dimensione. Nel 2020 torna alla conquista dell’Italia e pubblica i suoi primi due singoli sotto il nome di Olita: “Vuoi Vedere” e “Forse No”. A febbraio 2021 pubblica “Nebbia”, il suo terzo singolo.

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Måneskin feat Iggy Pop, in uscita l’inedita collaborazione

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Måneskin Iggy Pop Måneskin Iggy Pop i wanna be your slave

I Måneskin, tra i 13 artisti più ascoltati al mondo su Spotify con più di 51 milioni di ascoltatori mensili e oltre 2 miliardi e mezzo di streaming totali su tutte le piattaforme digitali, annunciano un’inedita, straordinaria versione di “I wanna be your slave” in collaborazione con la leggenda del rock Iggy Pop in uscita venerdì 6 agosto 2021. Contemporaneamente alla release digitale, uscirà anche un vinile 45 giri in edizione limitata contenente “I wanna be your slave” with Iggy Pop (lato A) e la traccia originale (lato B).

Victoria, Damiano, Thomas e Ethan collaborano con uno dei più trasgressivi e iconici personaggi della storia della musica contemporanea, che con la band The Stooges è entrato nella gloriosa Rock’n Roll Hall Of Fame e che di recente ha ricevuto un Grammy Award per la sua eccezionale carriera.

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Iggy Pop vanta negli anni sodalizi indimenticabili come quello con David Bowie e con altre pietre miliari della musica dei più diversi generi, dai Simple Minds ai Green Day, da Alice Cooper ai New Order, Ryuichi Sakamoto e Queens of the Stone Age.

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Afferma Iggy Pop «Måneskin gave me a big hot buzz».

«È stato un onore lavorare con Iggy Pop» raccontano i Måneskin «Sentirlo cantare “I wanna be your slave”, sapere che gli piace la nostra musica e vedere un artista del suo calibro così disponibile nei nostri confronti è stato emozionante. Siamo cresciuti ascoltando le sue canzoni ed è anche merito suo se abbiamo deciso di formare una band. È stato bellissimo avere avuto la possibilità di conoscerlo e fare musica insieme».

La traccia originale di “I wanna be your slave” è contenuta nell’album “Teatro d’Ira Vol.1”. Il videoclip ufficiale. Pubblicato il 15 luglio con una première mondiale su YouTube, ha ottenuto 22 milioni di visualizzazioni in una settimana.

Per quattro settimane alla prima posizione della Top 50 Global Chart di Spotify con il brano “Beggin’”, i Måneskin – prima band italiana della storia con due singoli contemporaneamente nella UK Singles Chart, attualmente alla posizione #5 e #7 – hanno appena annunciato il sold out del loro primo tour nei principali palazzetti italiani. Si aggiunge il concerto-evento di sabato 9 luglio 2022 al Circo Massimo, realizzato in collaborazione con Rock In Roma www.rockinroma.com. Durante l’estate 2021 e quella del 2022 saranno in tour nei più importanti Festival europei.

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La magia di Einaudi incanta l’Abruzzo: il concerto sul lago di Campotosto passerà alla storia

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Incantevole. Per quanto parole ed espressioni possano spesso risultare indicative di un’emozione, di fronte a un concerto di Ludovico Einaudi è difficile trovarne di adatte. A volte sono perfino sminuenti. Se poi c’è una cornice d’eccezione, come quella del lago di Campotosto (Aq), a fare da sfondo a uno tra gli eventi più attesi dell’estate abruzzese, gli elementi per definire come indimenticabile ciò a cui si è assistito ci sono tutti, e sono straordinari. L’attesa, inutile dirlo, era tanta. Il concerto, rientrante nell’ambito della rassegna Abruzzo dal Vivo, è andato sold out in poche ore e, normative anticovid alla mano, era difficile fare meglio. Un concerto riservato a mille persone agiate sulla riva del lago, di fronte a una piattaforma sospesa in acqua. Sopra di essa, il pianoforte Stenway & Sons di Einaudi e gli sgabelli per Federico Mecozzi al violino e Redi Hasa al violoncello e alla viola. Sullo sfondo, le verdi montagne della Regione verde d’Europa.

“In questo tour siamo partiti dal nord per scendere pian piano verso sud, suonando in tutti luoghi bellissimi, ma questo è veramente unico. Sarà difficile tornare nei teatri, dopo aver suonato in questi posti dove si mescola tutto, la musica insieme alla natura, al tramonto, a questo vento che ci accompagna. Basta coi teatri viva questi posti“, ha detto Einaudi dal palco.

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Alle 18.45 il maestro è salito sul palco. Un cenno, un garbato saluto ai presenti e subito ha preso il via il concerto la cui setlist è stata prevalentemente incentrata su Seven Days Walking, album del 2019 ispirato alle meraviglie della natura, di cui Einaudi è profondo amante e ammiratore. In ognuna delle composizioni suonate sono percepibili gli elementi caratterizzanti le tipiche passeggiate in solitaria nei boschi, laddove i raggi di luce filtrano tra il fogliame degli alberi ondulati dalle carezze della brezza ad alta quota. In quel di Campotosto, in una cornice suggestiva immersa nella natura tanto amata dal nipote di colui che fu presidente del Repubblica, le note di pianoforte, violino e violoncello dei tre musicisti hanno cullato i sogni e le fantasie dei presenti.

Perché un concerto di Ludovico Einaudi è esattamente questo, un viaggio introspettivo, un salto nella fantasia più intima e onirica, laddove speranze, immagini e sogni prendono vita. La musica dell’artista piemontese è un inno alla vita e alla purificazione dell’anima, ma anche un disperato grido di dolore per rivendicare i diritti della natura che troppo spesso viene offesa e violentata dalla mano dell’uomo. Gli incendi di questi giorni sono qui, purtroppo, a ricordarcelo.

Gli occhi lucidi degli spettatori, i loro abbracci, i silenzi, gli sguardi fissi su un trio di musicisti stellari, capaci di creare atmosfere dalle suggestioni tipicamente cinematografiche. E’ proprio questa una delle considerazioni più diffuse tra il pubblico, quella di essere parte di un film, la cui colonna sonora viene suonata in diretta lì, di fronte a loro, in quel preciso istante.

Al calare del sole dietro Campotosto, le ultime note che accompagnano il pubblico sono quelle di Experience, tra i brani più conosciuti di Einaudi. Una composizione carica di pathos e di emotività, resa ancora più coinvolgente dall’ambiente circostante dove l’uomo, l’arte e la natura hanno creato uno splendido legame fino a fondersi in un unico elemento. La musica di Ludovico Einaudi è anche questo, cioè magia che crea il nuovo e modella il vecchio. Un concerto che passerà alla storia ma che avremmo voluto non finisse mai.

Foto di Antonella Valente

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Diodato fa cantare L’Aquila: tra melodie e aneddoti al via la rassegna della “Barattelli”

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È stato Diodato ad aprire la terza edizione di “Nell’Ombra della Musica Italiana”, rassegna della Società Aquilana dei Concerti “B. Barattelli” dedicata alla canzone d’autore.

Con il suo live tour, che si concluderà all’Arena di Verona il 19 settembre, Antonio Diodato è approdato a L’Aquila con la sua musica e i suoi testi, portando con sè, però, anche una ventata di simpatia e divertimento.

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Nella Scalinata di San Bernardino il cantautore tarantino ha proposto alcune delle sue hit più famose come “Un’altra estate”, “Fino a farci scomparire”, “L’uomo dietro il campione”, colonna sonora del film su Roberto Baggio, “Fai Rumore”, con cui ha trionfato al Festival di Sanremo 2020 o “Che vita meravigliosa”, brano che si è aggiudicato tra l’altro il David di Donatello e il Nastro d’Argento. Ma c’è stato spazio anche per “Babilonia”, portata a Sanremo nel 2014, o per omaggiare due eccellenze della musica italiana quali Lucio Dalla e Fabrizio De André.

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“Abbiamo tutti attraversato dei momenti molto particolari, in cui abbiamo compreso quanto fosser speciali le cose che davamo per scontate e abbiamo capito anche quanto pesa la solitudine imposta – commenta Diodato prima di accennare “Solo” – Spesso ce la imponiamo da soli ma quando arrivano situazioni così assurde senti davvero quel peso”.

Durante la serata, però, l’artista ha mescolato ai singoli di più successo anche brani appartenenti ad un repertorio meno conosciuto, come “Gli alberi”, che ha suonato riproponendo l’atmosfera intima che ha vissuto durante la sua recente permanenza a Roma con un pianoforte e il calore degli amici più vicini.

Diodato, insieme ai suoi musicisti, ha entusiasmato la platea presente nel capoluogo abruzzese non solo con le sue melodie e vocalità, ma anche con simpatia e aneddoti che hanno fatto sorridere tutti gli spettatori. Costante il ringraziamento al pubblico che l’artista ritiene parte integrante di un concerto e che ha coinvolto quasi in ogni canzone.

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L’esibizione di Diodato è stata arricchita dal supporto di una band d’eccezione che ha visto la presenza di Rodrigo D’Erasmo, al violino, Andrea Bianchi alle chitarre, Alessandro Commisso alla batteria, Gabriele Lazzarotti al basso, Lorenzo Di Blasi alle tastiere, Beppe Scardino, sax, baritono e fiati, e Stefano “Piri” Colosimo alla tromba e gli ottoni.

La rassegna “Nell’Ombra della Musica Italiana” proseguirà il prossimo 5 agosto con il chitarrista e cantautore Alex Britti sul palco con il trombettista jazz Flavio Boltro.

Foto Domenico Gualtieri per Società Aquilana Concerti

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