Michelangelo a Palazzo Fava: 50 capolavori svelano il legame tra il genio toscano e Bologna
Fino al 15 febbraio 2026 Palazzo Fava ospita Michelangelo e Bologna, il genio e la città, innovativa mostra a cura di Cristina Acidini. Cinquanta opere tra bassorilievi, sculture e disegni indagano l’importante legame tra il grande artista e il capoluogo emiliano.
Michelangelo a Bologna
A 550 anni dalla nascita di Michelangelo Buonarroti (Caprese, 6 marzo 1475 – Roma, 18 febbraio 1564), Bologna dedica un’imponente retrospettiva al maestro rinascimentale, indagando il fondamentale periodo in cui soggiornò nel capoluogo emiliano. Intitolato Michelangelo e Bologna, il genio e la città, l’evento si snoda attraverso le magnifiche sale di Palazzo Fava ed è accessibile ai visitatori fino al 15 febbraio 2026.
Promossa nell’ambito del vasto progetto culturale Genus Bononiae, l’esposizione proietta uno sguardo inedito sul rapporto che legò il giovane scultore all’urbe felsinea. Non tutti sanno infatti che l’artista vi soggiornò ben due volte: la prima in veste di fuggiasco e la seconda come personalità di spicco; un aspetto questo poco indagato dalla storiografia, che però ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo dello stile michelangiolesco. D’altro canto, la presenza rivoluzionaria del genio toscano ha reso Bologna un vivace crocevia di scambi culturali e innovazioni artistiche consolidando gli stilemi del Rinascimento anche nel nord della Penisola.
Cinquanta pregiate opere originali, unite a rari documenti e lettere, illustrano pertanto il processo bidirezionale e osmotico che ha valorizzato artisticamente sia lo straordinario scultore che la città stessa.

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La ricerca di Michelangelo sulla monumentalità
Il percorso espositivo, suddiviso in sei sezioni tematiche, prende avvio con un segmento interamente dedicato all’apprendistato del Buonarroti a Firenze.
Qui viene celebrata la straordinaria precocità del suo talento, evidente già nel bassorilievo marmoreo della Madonna della Scala, scolpito tra il 1490 e il 1491. Accanto a tale capolavoro, concesso in prestito eccezionale dalla Fondazione Casa Buonarroti, spicca un disegno originale raffigurante la Madonna con Bambino eseguito intorno al 1525, che evidenzia le ripetute riflessioni dell’artista sull’iconografia sacra della maternità.
La rassegna inoltre pone l’accento sull’arte dei maestri toscani e padani che influenzarono il giovane scultore, con un focus particolare sul lavoro di Jacopo della Quercia. A riguardo, sono esposti i calchi del celebre Tondo Ludovisi databile tra il 1425 e il 1434 e di una Madonna con Bambino proveniente dall’Oratorio di San Bernardino a Siena, opere che segnarono l’inizio di una ricerca su una nuova, potente monumentalità scultorea destinata a emergere nelle opere della maturità.

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La protezione di Giovan Francesco Aldovrandi
Il cuore dell’allestimento si concentra sul primo soggiorno di Michelangelo a Bologna nel 1494. Costretto a lasciare Firenze in seguito alla cacciata dei Medici, l’artista ventenne trovò rifugio nella città emiliana e venne introdotto in un ambiente intellettualmente vivace e cosmopolita. Fu ospite privilegiato di Giovan Francesco Aldrovandi, esponente di rilievo della corte della potente famiglia Bentivoglio.
Proprio in questo fertile contesto il Buonarroti ricevette l’importante commissione per completare le sculture dell’Arca di San Domenico. Le opere realizzate, ad esempio le statue di San Procolo (1494), l’Angelo reggicandelabro (1494) e San Petronio (1494), rappresentano le sue prime dimostrazioni pubbliche e sono testimonianza tangibile del suo precoce genio e del suo confronto diretto con la tradizione plastica emiliana.
Per delineare il contesto artistico dell’epoca, l’itinerario espositivo include anche opere di maestri coevi come Ercole de’ Roberti, Francesco Francia, Lorenzo Costa e Amico Aspertini.

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La sfida di Papa Giulio II
L’ultima sezione del percorso è dedicata al secondo soggiorno bolognese, collocabile tra il 1506 e il 1508. In questa fase, l’artista è ormai celebre ma ancora animato da una profonda inquietudine creativa. Michelangelo venne convocato a Bologna da papa Giulio II, dopo l’assoggettamento della città allo Stato della Chiesa.
Il pontefice gli commissionò la realizzazione di una colossale statua bronzea destinata alla facciata della Basilica di San Petronio, opera purtroppo perduta. La genesi e la breve vita di tale imponente scultura riflettono il rapporto complesso e ambizioso tra l’artista e il potere, un tema ricorrente nella sua intera esistenza.
Il percorso documenta questa fase attraverso l’esposizione di alcune lettere autografe facenti parte del carteggio michelangiolesco. Simili preziosi documenti, indirizzati anche al fratello Buonarroto, raccontano le difficoltà tecniche e personali dell’artista, complicate dall’aggravamento dell’epidemia di peste. Ad arricchire la sezione c’è anche un disegno originale, studio preparatorio per la tomba dello stesso Papa Giulio II.

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L’organizzazione della mostra
L’omaggio a Michelangelo non si esaurisce nell’esposizione delle opere: un ricco programma di attività didattiche è stato concepito per diverse fasce di pubblico favorendo un incontro diretto e approfondito con il lavoro del maestro.
L’iniziativa, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna e prodotta da Opera Laboratori, è a cura di Cristina Acidini (Presidente della Fondazione Casa Buonarroti e dell’Accademia delle Arti del Disegno) e Alessandro Cecchi (Direttore della Fondazione Casa Buonarroti). Il progetto ha inoltre ottenuto il patrocinio della Regione Emilia-Romagna, del Comune di Bologna, dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna e dell’Accademia di Belle Arti di Bologna.
I curatori, in merito all’eredità artistica di Michelangelo hanno rilasciato la seguente dichiarazione: «Michelangelo non è un monumento immobile ma un artista vivo, in continuo dialogo con il proprio tempo e con la tradizione. In questa prospettiva, a cinquecentocinquant’anni dalla nascita, l’omaggio a Michelangelo assume il valore di un’indagine storica e critica sul suo percorso e sulla sua eredità, restituendo il senso profondo di un dialogo, quello fra l’artista e Bologna, che seppe incidere con forza nella storia dell’arte moderna».
Per ulteriori informazioni su orari e biglietti è possibile visitare il sito web: www.genusbononiae.it oppure inviare una mail a prenotazioni@operalaboratori.com .

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Fonte immagini: Wikipedia



