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Manuel Agnelli senza freni: “Il governo Meloni non mi piace da nessun punto di vista”

Redazione Posted On 20 Novembre 2025
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Il giudizio di Manuel Agnelli sul governo Meloni? Negativo, senza appello, sotto tutti i punti di vista. Non è la prima volta che il cantante e chitarrista meneghino esprime il proprio dissenso nei confronti di una certa politica rea di scarse attenzioni verso il mondo culturale tricolore e stavolta, intervenuto alla trasmissione Otto e Mezzo su La7, alla domanda della giornalista Lilli Gruber sul gradimento per l’attuale esecutivo, il leader degli Afterhours ha risposto: “No, da nessun punto di vista. In campo culturale per ora è un vero disastro. I tagli al cinema hanno provocato una situazione tremenda, per cui agli stati generali dello spettacolo si è stabilito che il 1 marzo, con questi tagli, il cinema si ferma completamente, si blocca, per cui non ci saranno più produzioni. Questa è una cosa tremenda. Nella musica va ancora peggio“.

Con riferimento alla categoria, infatti, ha spiegato: “Avevamo una legge già approvata sulla discontinuità, cioè su quei mestieri, quei lavori che non sono identificabili così facilmente ma che servono a fare la nostra attività. Per fare un concerto bisogna scrivere le canzoni, fare le prove, studiare le scenografia. C’era una legge che riconosceva un coefficiente che poteva essere aggiunto a integrare questo tipo di attività. Questa legge doveva attuarsi in decreti attuativi ma è diventata una sorta di mancetta, trasformata tale dal Governo. Praticamente era un fondo lavoratori che non soddisfa affatto il mio ambito”.

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Precisa: “Non sto parlando di me, intendiamoci bene, ma delle maestranze, dei facchini, dei fonici, dei tecnici, dei musicisti aggiunti. Tutte persone che fanno fatica ad avere rappresentanza, che sono lavoratori come tutti gli altri e dovrebbero avere gli stessi diritti degli altri lavoratori”. Categorie che, tutti ricorderemo, nei terribili mesi della pandemia e del lockdown erano in balia degli eventi senza alcun tipo di garanzia sul loro futuro e sulla loro occupazione. Dopo cinque anni il problema persiste, sebbene con un altro scenario, in un mondo, quello culturale, dove le prospettive di lavoro sono sempre più esigue.

Durante il suo contributo, Agnelli è tornato anche a lodare le centinaia di migliaia di giovani che, nelle settimane addietro, sono scese in piazza per protestare contro la Guerra in Palestina e partecipare agli scioperi generali. “Questa è una grande speranza che sto vivendo dappertutto. Il popolo più giovane si rimotiva da solo e ora non va a votare perché non sta trovando dei punti di riferimento. Credo che alla fine questo tipo di manifestazioni siano l’esempio perfetto dell’infelicità che stanno vivendo queste generazioni che, molto probabilmente, saranno le prime nella storia recente a vivere peggio dei propri padri. A vivere una società che è peggiore di quella che hanno vissuta dai loro genitori”.

“Questo malessere, che poi è stato alimentato dalle promesse di internet che hanno buttato un sacco di pressioni in più sull’essere perfetti, efficienti, sull’essere sempre vincenti. Tutto questo malessere non è razionalizzato in qualcosa, però inizia ad esprimersi. I ragazzi non stanno più in casa a schiacciare bottoncini pensando di partecipare alla vita sociale e politica del Paese, scendono in piazza perché l’unico modo è metterci la faccia ed essere presenti. E così, infatti, fanno pressione e lo si è visto. Credo che chi riuscirà a individuare questo tipo di risorsa diventerà un punto di riferimento per loro”.

Prima di concludere, Agnelli ha poi affermato: “Voglio aggiungere una cosa: la risposta più concreta che possiamo dare è supportare un’altra legge che è sulla valorizzazione degli spazi pubblici come i live club, i teatri e gli spazi ibridi che non vogliamo che passino dal Parlamento. Vogliamo fare una proposta di legge su iniziativa popolare. Vogliamo riconoscere questi posti come spazi culturali.

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