Live Report. The Black Keys – Roma, Ippodromo delle Capanelle 16/7/2025
I Black Keys sono tornati a Roma e, stavolta, hanno fatto le cose per bene: all’Ippodromo delle Capannelle è andato in scena un’ora e mezza di concerto solido, senza cali, con un impatto sonoro finalmente degno del loro nome. Una performance che conferma quanto la band di Dan Auerbach e Patrick Carney sia ormai ben più di un fenomeno da playlist: il loro rock blues essenziale, potente e senza troppi fronzoli ha una firma precisa, riconoscibile, che non teme il passare degli anni ma che, anzi, viene a contraddistinguersi come personale e ben riconoscibile.
Ad aprire la serata ci hanno pensato i Jet. La band australiana, tornata in attività dopo un lungo periodo di silenzio, ha scaldato gli animi dei presenti sotto al palco (già leggermente surriscaldati dai 38 gradi del pomeriggio) con una scarica di hard rock e attitudine garage che hanno ricordato i tempi d’oro della band. E infatti, oltre al frontman Nic Cester, la formazione è apparsa in grande forma e, nel suonare i brani che li hanno resi celebri, è sembrato che il tempo, dai loro esordi, non fosse mai passato. Oltre ai classici, è stato eseguito anche un omaggio che ha lasciato il segno: una cover di “Un’avventura” di Lucio Battisti, eseguita con rispetto e trasporto ma che, diciamolo apertamente, non ha proprio convinto.
Con un leggero ritardo sui tempi di marcia dichiarati, sono saliti sul palco i Black Keys, dapprima nella formazione classica (in due) e poi accompagnati dai musicisti di supporto. Per chi li aveva visti nello stesso luogo una decina di anni fa lo show si era rivelato piuttosto deludente per durata e volume, ma questa volta no, è stata una rivincita meritata ma, soprattutto, attesa. Da una band con questa classe e qualità ci si aspetta qualcosa di più del compitino. Originari di Akron, Ohio, attivi dal 2001, Auerbach e Carney hanno costruito una carriera fatta di dischi coerenti e successi trasversali, capaci di muoversi tra il rock da classifica e l’integrità di un suono artigianale, sempre fedele alle radici blues e con un groove accattivante sul palco. La setlist del concerto romano ha pescato a piene mani dai loro album più amati: “El Camino”, “Brothers”, “Turn Blue”, fino ai lavori più recenti.
Il pubblico è esploso su “Howlin’ for You” e “Gold on the Ceiling”, “I Got Mine“, “Psychotic Girl“. Auerbach non è certamente un esempio di loquacità ed empatia con il pubblico, ma poco importa, è lì per suonare e proporre la propria musica, ed è esattamente quello che ha fatto. Nessuna frase di circostanza, niente di superfluo, nessun discorso di presentazione di un brano oppure di riferimento all’attualità. Solo musica, note, schitarrate e presenza scenica. Un concerto intenso e privo di fronzoli, accompagnato da scenografie che hanno dato un tocco di colore a un palco spoglio ed essenziale. La chiusura, affidata a “Little Black Submarines” e “Lonely Boy”, pezzo-manifesto, ballato da tutti i presenti, hanno sugellato un concerto di altissima qualità e di grande impatto musicale. Non c’è bisogno di orpelli scenici quando hai il suono. E loro ce l’hanno: valvolato, rotondo, muscolare eppure mai sovraccarico. Il segreto? Una formula semplice, suonata come si deve. Il resto viene da sé, e resta nel tempo.
SETLIST
- Thickfreakness / The Breaks / I’ll Be Your Man
- Your Touch
- Gold on the Ceiling
- Fever
- Wild Child
- I Got Mine
- Everlasting Light
- Next Girl
- Lo/Hi
- Weight of Love
- Psychotic Girl
- Tighten Up
- Man on a Mission
- On the Road Again
- No Rain, No Flowers
- Heavy Soul
- Howlin’ for You
- She’s Long Gone
- Little Black Submarines
- Lonely Boy



