Live report. Skunk Anansie – Roma, Auditorium Parco della Musica – 8/7/2025
Ci sono band che vedi una volta e ti senti appagato. Poi ci sono gli Skunk Anansie, che vedi cinque volte e ti senti ancora in colpa per non aver iniziato prima. Ieri sera, sul palco dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, Skin e compagni hanno incendiato tutto. E non è solo un modo di dire, è che quando ti trovi davanti a una delle più potenti creature da palco che la musica abbia mai prodotto, cominci a sospettare che gli dèi del rock abbiano fatto un’eccezione e l’abbiano mandata qui per farci capire qualcosa che va oltre le note, oltre le parole.
La voce di Skin non si ascolta, ti entra dentro, ti attraversa, ti scardina le sicurezze con un ruggito e un sussurro allo stesso tempo. E poi c’è la presenza scenica: tentacolare, magnetica, quasi sovrannaturale. Ti guarda, ti vede. E se hai “quel sentire”, quello vero, allora non ti basta mai. Anzi: dopo ogni performance ti resta addosso un retrogusto struggente di soddisfazione e rimpianto insieme. Ieri sera, concerto straordinario, registrato per un futuro live ufficiale. Ma più ancora della scaletta tirata, della band in forma stratosferica (Cass al basso sempre monumentale), la vera magia è stata nelle facce. Quelle degli amici che li vedevano per la prima volta. Gente che rideva e piangeva, paralizzata come davanti a un temporale che ti scoperchia il cuore. Occhi lucidi, bocche spalancate. E un’unica certezza: questa è la Catarsi.
Fino a metà set sembrava tutto “quasi” controllato. Poi è arrivata Weak, e con essa la discesa dal palco, l’immersione tra il pubblico, l’abbraccio fisico e simbolico. E a quel punto, se non ti fai portare via, è solo perché non hai più battito. Io la guardo e penso che solo Beth Hart, e per motivi completamente diversi, riesce a provocarmi lo stesso tipo di turbamento fisico e mistico. Ma Skin è un’altra cosa. È come guardare il cielo sapendo di starlo guardando, davvero, per la prima volta. Alla sesta volta che la vedi, Skin è maestra cerimoniera, dea punk, profeta tribale. E quella Voce – con la V maiuscola, sì – ti rizza il pelo anche se sei un boia in ipotermia.
Per chi c’era: che fortuna.
Per chi non c’era: recuperate.
Finché suonano, non è mai troppo tardi per farsi travolgere.
- Charlie Big Potato
- Because of You
- An Artist Is an Artist
- I Believed in You
- Love Someone Else
- God Loves Only You
- Hedonism (Just Because You Feel Good)
- Shame
- You’ll Follow Me Down
- Weak
- I Can Dream
- Twisted (Everyday Hurts)
- Animal
- Yes It’s Fucking Political
- Tear the Place Up
- Secretly
- Cheers
- Highway to Hell(AC/DC cover)
- Little Baby Swastikkka
- Lost and Found


