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Live Report. Frantic Fest 2025, Francavilla al Mare, 14-16 agosto – Tikitaka Village

Federico Bianchini Posted On 17 Agosto 2025
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Tre giorni, una comunità, un mare che fa da cornice e un cartellone che ogni anno sembra superarsi. Il Frantic Fest è ormai una certezza dell’estate italiana, non un festival mastodontico ma un tributo sincero e autentico alla musica estrema. Quest’anno, in occasione della settimana edizione dell’evento, come sempre a Francavilla al Mare (CH), il parterre di ospiti ha visto la presenza di grandi nomi storici, band di culto e nuove scoperte in un equilibrio raro da trovare altrove, per lo meno a queste latitudini e negli ultimi dieci anni.

Die Sünde e Amalekim aprono la kermesse con le loro atmosfere oscure, perfette per accogliere il pubblico che piano piano si raduna sotto il palco. La serata accelera con gli spagnoli TodoMal autori di un doom condito da sonorità spaziali prima di arrivare ai leggendari Necrodeath che si congedano dai palchi in occasione del quarantennale della band. Un addio alle scene che porta con sé una domanda: hanno avuto il successo che meritavano oppure, per strada, hanno lasciato qualcosa? Dopo di loro è la volta della follia ragionata dei Brujeria che trasformano l’arena in un carnaio di rabbia (non senza un pizzico di ironia)

Pyrrhon e la loro dissonanza math-death mettono alla prova i presenti prima che Ihsahn ipnotizzi tutti con un set ricercato tra eleganza e brutalità. Il leader degli Emperor porta con sé tutta la sua classe e la sua esperienza, alternando brani nuovi e incursioni nei territori più epici del black progressivo. Un set intenso e magnetico in cui la sua voce e la sua chitarra tessono atmosfere cupe e sofisticate, con il pubblico rapito e silenzioso nei momenti più intimi, per poi esplodere in ovazioni durante i picchi più feroci. Una performance che da sola varrebbe il prezzo del biglietto. E poi è la volta dei Sigh e del loro sound che incrocia psichedelia e black metal. Ma la chiusura appartiene agli Zeal & Ardor, che portano il loro gospel-black carico di tensione emotiva in un crescendo di canti e riff che lascia il pubblico in trance.

La seconda giornata si apre con alcune formazioni underground di grande qualità: parliamo degli Xenos A.D., Dewfall e Feral Forms, che scaldano la platea con il loro approccio ruvido e diretto. Da rivedere in un contesto tutto loro per apprezzarli a pieno. Ma è con Winterfylleth che arriva il primo momento da brividi: il loro è un black metal atmosferico che sembra specchiarsi nel cielo abruzzese. I Doomraiser portano sul palco esperienza e personalità mentre Panzerfaust e Insanity Alert incendiano il pit con suoni potenti e una presenza scenica di altissimo livello. La leggenda stoner Orange Goblin alza i calici e fa oscillare le teste, richiamando il lato più rock’n’roll del festival. Ma è con i Groza che cala un’atmosfera diversa perché il loro black metal, carico di tensione e spiritualità, ipnotizza il pubblico creando un momento di pura immersione, sospeso tra furore e contemplazione. La parte finale della giornata è pura magia: i norvegesi Leprous confermano la loro statura con un concerto denso di emozione e tecnica, accompagnato da cori del pubblico che si trasformano in un vero rito collettivo. Chiude Hexvessel, avvolgendo la notte in sonorità folk-occult: una catarsi dolceamara che sembra spegnere lentamente le luci.

Il gran finale inizia con l’oscurità di Zolfo e le tonalità malinconiche dei nostrani Invernoir. Con Brutal Sphincter e il loro grind oltraggioso il tono si ribalta. Poi il punk-hardcore dei Bull Brigade e la brutalità di Devangelic che scuote i presenti senza pietà. L’intensità cresce con Saturnus, icona del doom melodico che trasporta tutti in un vortice di malinconia. I finlandesi Galvanizer iniettano velocità e caos prima di lasciare il palco ai leggendari Buzzcocks che regalano un tocco di punk storico e nostalgico. L’apice però arriva con i Carcass: chirurgici, devastanti, inossidabili. Un’ora di death metal che sembra scolpita nella pietra, con il pubblico in visibilio e fisicamente messo a dura prova sotto al palco. A chiudere l’intero festival ci pensano The Foreshadowing, che calano il sipario con un set intenso e struggente, perfetto epilogo di tre giorni vissuti senza respiro.

Il Frantic Fest 2025 ha dimostrato ancora una volta che la grandezza non si misura nei numeri ma nella forza delle idee e nel coraggio di esprimerle. Un festival raccolto, curato e bene organizzato dove ogni dettaglio (dal cashless veloce al campeggio a un passo dal mare che, ricordiamo, è un elemento fortemente caratterizzante questo festival) contribuisce a creare un’esperienza unica. Tre giorni che hanno unito metal estremo e amicizia ma esplorato anche un’energia che difficilmente si dimentica.

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