“Lettere da Babbo Natale”, di J. R. R. Tolkien: Il Natale raccontato dalla penna di un grande creatore di mondi
Molto prima che la Terra di Mezzo conquistasse i lettori di tutto il pianeta, J. R. R. Tolkien coltivava una tradizione domestica segreta e affascinante: ogni dicembre, per oltre vent’anni, scriveva ai suoi figli fingendosi Babbo Natale. Da questo rituale familiare nasce “Lettere da Babbo Natale“, un volume che raccoglie un immaginario ricchissimo, sospeso tra tenerezza, ironia e invenzioni narrative che solo un autore del suo calibro avrebbe potuto concepire.
Il libro non segue una trama lineare: è una collezione di lettere che Tolkien inviò ai figli tra il 1920 e il 1943, tutte firmate “Father Christmas”. Ciascuna missiva contiene un piccolo racconto ambientato al Polo Nord, dove ogni anno succede qualcosa di imprevedibile: incidenti comici, scontri inattesi, disguidi e avventure. Fra regali dispersi, renne fuori controllo e magazzini in subbuglio, si dipana una cronaca annuale che diverte e sorprende. Ogni lettera è accompagnata da illustrazioni dello stesso Tolkien, complete di francobolli immaginari e grafie elaborate, che trasformano l’esperienza di lettura in un viaggio visivo oltre che narrativo.
L’ambientazione è uno dei punti di forza del volume. Il Polo Nord immaginato da Tolkien non è un luogo idilliaco e immobile ma un mondo in attività continua, popolato da creature simpatiche, alle prese con disastri domestici e minacce inattese. La Casa di Roccia di Babbo Natale, le caverne dei goblin, il laboratorio straripante di giocattoli e il paesaggio artico illuminato da una luce quasi lunare creano un’atmosfera che combina poesia invernale e vibrazioni più cupe, come in un noir fiabesco dove dietro la neve si muove un’energia misteriosa.
Accanto a Babbo Natale, narratore colto, affettuoso e talvolta stanco del lavoro immenso che lo attende, emergono figure memorabili come l’Orso Polare, goffo aiutante che trasforma ogni buona intenzione in un disastro epico; Ilbereth e gli altri elfi, diligenti e fantasiosi, custodi dell’ordine tra le pareti del Polo Nord; una folla di piccoli personaggi, animali e creature scherzose che arricchiscono ogni episodio. La loro caratterizzazione, pur essendo giocosa, lascia intravedere la sensibilità narrativa che Tolkien svilupperà pienamente nelle sue opere maggiori.
Le lettere rimasero private fino al 1976, quando furono pubblicate per la prima volta in volume a cura di Baillie Tolkien. Da allora il libro è stato riproposto più volte, con nuove edizioni arricchite, compresa quella italiana di Bompiani tuttora disponibile. L’opera fu subito accolta come un documento prezioso non solo per gli appassionati dello scrittore, ma per chiunque cerchi un racconto natalizio diverso dai soliti cliché: intimo, brillante e sorprendentemente complesso.
Tolkien, professore universitario e appassionato di lingue antiche, mostra qui un lato inedito: non il monumentale costruttore di mitologie, ma il padre che racconta storie ai figli. Tuttavia, anche in queste lettere destinate al gioco domestico emergono i semi della sua immaginazione più vasta: la cura per le lingue inventate, l’attenzione alla coerenza interna del mondo narrato, la capacità di trasformare anche un racconto scherzoso in qualcosa di più profondo.
In un panorama saturo di libri natalizi convenzionali, “Lettere da Babbo Natale” è una boccata d’aria fresca. Un’opera che unisce la magia delle feste a un immaginario originalissimo. È un libro che si legge con il sorriso, ma che conserva un’ombra di malinconia e mistero, facendo emergere, come nelle migliori storie invernali, ciò che si nasconde sotto la superficie brillante delle celebrazioni.



