“L’altro ispettore”: competenza ed empatia per tutelare la sicurezza dei lavoratori sul posto di lavoro
«Un ispettore senza pistola, che per risolvere i suoi casi non usa la violenza, ma la gentilezza, la competenza, lo studio, l’intelligenza, l’empatia»: così la regista Paola Randi descrive il protagonista dell’innovativa serie TV “L’altro ispettore” che andrà in onda stasera 09 Dicembre su Rai Uno per l’ultimo appuntamento. Il ruolo è affidato ad Alessio Vassallo, che interpreta l’ispettore del lavoro Domenico Dodaro, noto agli amici come Mimmo.
La serie, coprodotta da Rai Fiction-Anele-RaiCom e scritta da Salvatore De Mola, Andrea Valagussa, Paola Randi ed Emanuela Rizzuto, è liberamente tratta dai romanzi di Pasquale Sgrò, che ricopre anche il ruolo di consulente. La narrazione pone al centro i temi del lavoro e della cultura della sicurezza.
Al fianco del protagonista, il cast include: Cesare Bocci, nel ruolo dell’amico di famiglia Alessandro, un mental coach in sedia a rotelle sopravvissuto all’incidente in cui, anni prima, ha perso la vita il padre di Domenico; Francesca Inaudi, nei panni della PM Raffaella Pacini, ex compagna di liceo di Mimmo con cui si ritrova a collaborare nelle indagini di puntata e la piccola Angelica Tuccini, che interpreta la figlia, Mimì.
Arricchiscono ulteriormente il cast: Silvia Mazzieri (Eleonora Lagonegro, primo amore di Mimmo); Rosanna Gentili (Carla, la madre di Mimmo); Matilde Bernardi (la sorella Lucrezia); Massimiliano Galligani (il carabiniere Mariotti); e Barbara Enrichi (l’archivista Vincenzina).
Ambientata a Lucca, tra i suoi vicoli medievali e le aree circostanti della campagna toscana, la serie segue il protagonista, impegnato quotidianamente a garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro e a indagare sui casi in cui questa è venuta meno.
La serie è liberamente ispirata a fatti realmente accaduti, le cosiddette “morti bianche”. Questo forte aggancio alla realtà conferisce un peso emotivo e una rilevanza sociale immediata, spingendo il pubblico a riconoscere l’emergenza fuori dallo schermo. Mimmo cerca di scoprire le reali dinamiche e le responsabilità con uno sguardo umano e imparziale, avvalendosi della collaborazione di tutte le parti in causa: dai lavoratori agli imprenditori, ai sindacati, fino alle istituzioni.
C’è un esplicito intento di rendere omaggio alle vittime di incidenti sul lavoro (è stata, ad esempio, menzionata Luana D’Orazio), sottolineando che dietro i numeri si nascondono vite spezzate e famiglie distrutte.
La serie accende un faro su un tema di grande attualità, sensibilizzando a una riflessione collettiva sul lavoro e sulla cultura della sicurezza come valore universale. Lo fa attraverso una figura inedita per il pubblico televisivo: un ispettore “senza pistola” – l’altro ispettore, appunto – che usa come armi la competenza, l’intelligenza e l’empatia.
Come lo ha descritto Alessio Vassallo in conferenza stampa: «È un personaggio che non interroga, ma pone domande, si prende cura dell’altro, ascolta. E la prima frase che dice arrivando sul luogo dove si è verificato un incidente sul lavoro è: ‘Siamo qua per voi’».
Mimmo è definito un supereroe “con il mantello bucato”, e per questo molto umano. Nella vita privata inciampa continuamente ed è totalmente analogico, spostandosi in bici e lavorando con lavagna e Post-it. Si tratta di un ispettore completamente diverso dagli altri, che non cerca risposte, ma domande. Vassallo ritiene sia un modo rivoluzionario di fare serialità: «Oggi siamo tutti impegnati a prenderci cura di noi stessi, ma Mimmo si prende cura di tutti, ed è un messaggio potente».
La trama orizzontale lega la morte sul lavoro a una ferita personale del protagonista (la perdita del padre in un incidente sul lavoro anni prima), dimostrando che il problema della sicurezza riguarda tutti e ha impatti che durano nel tempo.
La serie porta in prima serata ambienti di lavoro spesso ignorati dalla fiction (cavedi, capannoni, orditoi, reparti produttivi), mostrando in modo concreto come avvengono gli infortuni. Un elemento significativo è l’uso di veri operai e lavoratori del posto come comparse, aggiungendo autenticità e permettendo un confronto diretto tra cast, troupe e la realtà lavorativa.
L’obiettivo dichiarato della produzione Rai è quello di stimolare una riflessione collettiva e costruire una coscienza civile sulla cultura della sicurezza come “valore universale”. La serie affronta anche problematiche meno visibili, come il lavoro nero, la precarietà esasperata e i silenzi omertosi che spesso circondano le carenze nella sicurezza, portando alla luce la “catena di responsabilità” che va oltre il singolo errore.
In sostanza, “L’altro ispettore” utilizza la formula avvincente del crime drama per educare ed emozionare, trasformando il verbale di un ispettore del lavoro nel mezzo per la ricerca della verità e della giustizia sociale.
Per il suo alto valore di servizio pubblico, la serie ha ottenuto il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e di Inail, e la collaborazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri-Ministro per le Disabilità, dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro e del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri.
La realizzazione è stata possibile anche grazie al contributo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo del Ministero della Cultura-Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, con il contributo del “PR FESR Toscana 2021-2027 – bando per la concessione di sovvenzioni a fondo perduto per la produzione di opere cinematografiche e audiovisive-Anno 2023” della Regione Toscana, con il sostegno della Città di Lucca, della Fondazione Banca del Monte di Lucca e della Fondazione Giuseppe Lazzareschi e con la collaborazione della Toscana Film Commission.
Articolo di Daniela Di Genova
Foto: monginicomunicazione.



