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“La poesia non deve elevare, ma rivelare ciò che siamo”: l’eredità di Montale a 39 anni dalla morte

Sopraffino, elegante, intenso, passionale, costantemente alla ricerca della condizione esistenziale dell’uomo, spesso mediante simboli e immagini come quella degli Ossi di seppia

Licia De Vito

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Raccontare la vita e le opere di Eugenio Montale è complesso. Non perché non vi sia qualcuno in grado di estrapolarne un quadro sincero, corretto e profondo ma perché, più semplicemente, egli è stato tra i più grandi. E, analogamente a chi, come lui, condivide l’essenza di essere uno tra gli autori più celebrati, apprezzati e discussi del Novecento, spesso un quadro, per quanto sincero, corretto o profondo che sia, appunto, rischia di essere comunque leggero, non esaustivo o del tutto completo.

Nel campo poetico, la sua, è stata tra le stelle più luminose. Sopraffino, elegante, intenso, passionale, costantemente alla ricerca della condizione esistenziale dell’uomo, spesso mediante simboli e immagini come quella degli Ossi di seppia. “La poesia non deve elevare, ma rivelare ciò che non siamo”, era solito affermare.

Petrarca, D’Annunzio e Dante le scintille che hanno acceso in lui l’amore per la scrittura, coltivata da autodidatta. Aderì così al simbolismo letterario.

L’amore, nella sua vita, ha avuto un peso specifico. Non fondamentale per la sua lirica, ma indispensabile per ispirare “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale“, poesia dedicata a Drusilia Tanzi. La sua morte, per Montale, fu uno shock fortissimo. Di lei, infatti, scriverà molto, richiamandola in più occasioni. Musa ispiratrice, inoltre, fu la sua terra d’origine, la Liguria, che svelò al poeta la magnificenza dell’indispensabilità, della fierezza degli elementi naturali e dell’essenza della vita. Anche luogo, però, dove si manifesta la rottura tra l’uomo e il mondo.

Nel settembre del 1917 viene arruolato nel 23° fanteria a Novara e, dopo il corso per allievi ufficiali a Parma, ottiene il grado di sottotenente di fanteria. Viene inviato al fronte. Nel 1920, dopo due anni di combattimenti in trincea, viene congedato con il grado di tenente. L’esperienza della Grande Guerra sveglierà in lui una profonda coscienza sociale, oltre all’attivismo politico. Nel 1925, insieme a Benedetto Croce, firma il “Manifesto degli intellettuali antifascisti“.

L’attività politica è limitata mentre quella culturale e intellettuale è costante. Il non prendere la tessera del partito gli costerà l’espulsione dal Gabinetto scientifico letterario G.P.V Visseux.

Il pessimismo, il futuro “male di vivere“, verrà portato a galla non esclusivamente dai risvolti politici e quindi sociali del regime mussoliniano, oltre che dalle conseguenze del nazifascismo, ma anche e soprattutto da una società culturalmente a pezzi. Nell’intellettualità e nella formazione di coscienze in grado di elevare l’antifascismo, Montale intravvedeva una possibilità su cui edificare la nuova società italiana.

La bufera e altro“, raccolta di poesie pubblicata nel 1956, esprime il disagio del poeta nel trovarsi di fronte a un’assenza di rappresentatività politica. Otto anni prima, nel 1948 per la precisione, Montale si trasferì a Milano dove diventò redattore per il Corriere della Sera. Scriveva di letteratura straniera. Nel 1967 venne nominato “senatore a vita” e il 12 dicembre del 1975 fu il quarto autore italiano a vincere il Nobel per la Letteratura per “… la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni “.

Archeologa, nata e cresciuta in Abruzzo, vive a Roma dal 2009. Dopo la laurea magistrale conseguita presso l’Universita “La Sapienza” di Roma ha proseguito gli studi frequentando la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dello stesso ateneo. Appassionata di storia e viaggi, avrebbe voluto essere Lara Croft, è diventata un “Ummarell”.

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Il David Bowie inesplorato: Paolo Madeddu racconta i primi 12 anni di carriera del Duca Bianco

redazione

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David Bowie è un personaggio immenso e ingombrante per la cultura rock, che copre sei decenni e vanta una discografia monumentale. Orientarsi nel suo mondo non è semplice, serve un libro come questo, primo volume di due, perché per spiegare nel dettaglio le centinaia di canzoni del “Duca Bianco” e le sue molteplici mutazioni occorrono non meno di un migliaio di pagine.

Leggi anche: Il viaggio introspettivo tra le stelle di David Bowie: “Stardust” riscrive il concetto di biopic?

Qui si parte dagli anni ‘60, dall’imberbe Davey Jones che è ancora un personaggio in cerca di autore, e si arriva al 1976, dopo i tentativi nel mondo beat e folk, dopo le prove teatrali con il grande mimo Lindsay Kemp, dopo che David è diventato Ziggy Stardust, re della musica glam.

Una straordinaria cavalcata nel “classic rock” scandita da canzoni epocali come “Space Oddity”, “Changes”, “Life On Mars?”, “Starman”, raccontando come è regola nella serie la genesi, la storia, la fortuna o sfortuna di tutte le canzoni, con aneddoti poco raccontati e, soprattutto, con le dichiarazioni del loquace egocentrico protagonista.

Leggi: David Bowie, nuovo Ep e biografia a fumetti

PAOLO MADDEDDU è nato a Milano, scrive prevalentemente di musica. Attualmente collabora con Rolling Stone, TRX Radio, www.aMargine.it, Link, Riders Magazine, HvsR, Fondazione Symbola.

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Nuovo Dpcm, Conte: è il momento del sacrificio, ognuno deve fare la sua parte

Antonella Valente

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È il momento di alzare l’asticella dell’attenzione. È il momento del sacrificio. È il momento di tenere duro. Si è da poco conclusa la conferenza stampa del presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte che ha spiegato le novità più salienti del nuovo decreto mirato a contrastare il diffondersi del coronavirus. “Dobbiamo conciliare salute ed economia. I numeri dei contagi sono seri e preoccupanti, dobbiamo intervenire“.

Riguardo ristoranti e attività enogastronomiche il limite è fissato a sei persone per tavolo. “E’ fatto obbligo per gli esercenti di esporre all’ingresso del locale un cartello che riporti il numero massimo di persone ammesse contemporaneamente nel locale medesimo, sulla base dei protocolli e delle linee guida vigenti”.

Stop a sport dilettantistici, proseguiranno solo quelli individuali ma rispettando le distanze. Le palestre avranno una settimana di tempo per adeguarsi alle disposizioni di sicurezza, altrimenti chiuderanno. Bloccate fiere e sagre e convegni. I sindaci potranno chiudere strade, piazze e zone ampie a partire dalle 21 qualora dovessero verificarsi circostanze di assembramento.

Possibilità di turni pomeridiani per le scuole. Nell’ambito della PA le riunioni potranno avvenire a distanza, salvo fatto eccezioni e casi particolari. Lo stesso vale per le Camere.

La curva dei contagi è salita troppo, oggi quasi 12mila contagi. “Siamo consapevoli che porremo sacrifici economici agli imprenditori e operatori che subiranno queste misure. Li ristoreremo. All’inizio della pandemia ci siamo scoperti privi di attrezzature sufficienti per la terapia intensiva, non avevamo mascherine né potevamo fare controlli. Ora abbiamo raddoppiato posti in terapia intensiva e subintensiva“.

Ogni giorno produciamo 20 milioni di mascherine. Siamo tra i pochi paesi al mondo a distribuire mascherine gratuite per studenti, ospedali, forze di polizia e residenze per anziani. Abbiamo distribuito più di un miliardo di dispositivi di protezione personale. Siamo consapevoli che abbiamo diverse criticità da affrontare. Siamo arrivati a fare sino a 160mila tamponi al giorni ma dobbiamo evitare file di ore per effettuare prove tampone. Nona abbiamo mai abbassato la guardia”.

“Questa strategia che stiamo attuando muove da un’analisi dettagliata del quadro epidemiologico al fine di avere chiarezza su come impegnarci per tutelare salute ed economia, agendo con proporzionalità e adeguatezza. Ma la misura più efficace rimane la responsabilità: igiene personale, mascherina e distanziamento”.

“Siamo più vulnerabili quando incontriamo parenti e amici. Soprattutto in queste situazioni occorre precauzione. Ci vorrà qualche giorno per vedere i risultati di queste misure, ma dobbiamo impegnarci. Prestiamo e continueremo a prestare massima attenzione alle persone con disabilità e alle loro famiglie. Siamo consapevoli delle difficoltà che stanno affrontando, saremo sempre vicini alle loro esigenze”

La situazione è critica, il governo c’è, ma ognuno deve fare la sua parte. Solo così potremo superare le criticità“, ha concluso Conte prima di passare alle domande della stampa.

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“The People I Like” di Giovanni Gastel: 40 anni di carriera fotografica

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L’autunno romano si riempire di mostre. Nella speranza che non ci sono restrizioni come quelle della primavera che ci siamo lasciati alle spalle. Dal 15 settembre al 24 novembre il Maxxi ospita la mostra di uno dei più grandi ritrattisti italiani contemporanei: Giovanni Gastel con la sua “The People I Like”.

Gastel espone i volti di quelle persone che, a sua detta, gli hanno insegnato e trasmesso qualcosa durante i suoi 40 anni di carriera fotografica. “Fotografare è una necessità e non un lavoro. Rendere eterno un “incontro” tra due anime, mi incanta e mi fa sentire parte di un tutto”.

Modelle, attrici, artisti, operatori del settore, vip, cantanti, musicisti, politici, giornalisti, designer, cuochi fanno parte del caleidoscopio di fotografie esposte senza un ordine preciso, o un’appartenenza ad un determinato settore o categoria. Come lo stesso Gastel afferma: “The people I like racconta il mio mondo, le persone che mi hanno trasmesso qualcosa, insegnato, toccato l’anima“.

Sono più di 200 ritratti sparsi in un labirinto in cui è possibile ritrovare i volti di personaggi dello spettacolo, dalla musica alla politica, dalla danza alla moda; tra questi troviamo Barack Obama, Fiorello, Zucchero, Tiziano Ferro, Vasco Rossi, Marco Pannella, Roberto Bolle, Bebe Vio, Bianca Balti, Luciana Littizzetto, Franca Sozzani, Miriam Leone, Monica Bellucci, Mara Venier, Carolina Crescentini e moltissimi altri.

Foto di Laura Aurizzi

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