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Villa Ada Festival, il ritmo travolgente di James Senese sotto il cielo di Roma. Live report

Redazione Posted On 6 Agosto 2022
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L’incredibile suono del sax di James Senese al Villa Ada Festival di Roma: il sassofonista partenopeo incanta la platea. Nel parco capitolino, lo storico artista dei Napoli Centrale porta sul palco l’ultimo lavoro discografico: “James is back”. Ad accompagnarlo, la sua band composta dal batterista Freddy Malfi, dal bassista Rino Calabritto e il tastierista Alessio Busanca.

In una gremita folla, quella di ieri, il ‘maestro’ del sax e ‘figlio della guerra’ dà ancora prova del suo talento mai domo e di quell’inconfondibile sfumatura sonora e passionale che ha caratterizzato la sua lunga produzione artistica che unisce musica napoletana, rock, jazz, soul e funk.

Fede e speranza

James Senese, dall’alto sei suoi settantasette anni, non perde lo smalto dei tempi migliori con i Napoli Centrale e trascina la band in brani come “Dint ‘o core” e “O’ sanghe” (2016) – tratto dall’omonimo disco e Premio Tenco in cui “Prego ‘o signore nu miracolo overo / prego ‘o signore che ferma ‘sta terra / quanta sanghe dinto ‘a terra lacrime d’a gente”. Testo venato di fede e speranza in cui dà voce alla gente, ‘agli ultimi’, ‘ai senza casa’: tematiche queste, che ricorrono spesso nei suoi testi, in cui si interpone come megafono della coscienza del perché di tanta sofferenza nella nostra società.

Leggi anche “Popoli Sound, 40+1 anni di commistione di generi musicali”

Non manca l’omaggio a Pino Daniele con “Chi tene o’ maree” e i vecchi successi con i Napoli Centrale, dove il musicista riporta i fasti del passato: “É na bella jurnata“, (“’Ngazzate nire” 1994), “Acquaiò l’acqua è fresca”, “Jesceallah” (1992) contro i ‘signori potenti’: “Signori potenti, sono contento / mmiez ‘a sta festa che fanna parè / Vuje ‘n’o ssapite chi tene ragione /’O popolo mio che soffre ‘e dulore”.

Canto popolare e protesta

James Senese riprende i solchi del primo vinile del 1975 Napoli Centrale e strega il pubblico con la lunga suite “Campagna“- canzone simbolo contro lo sfruttamento dei braccianti agricoli – che fonde prog, fusion e jazz e rappresenta il divario arcadico tra ‘padrone’ e ‘contadino’ costretto al lavoro se “chiove o aiesce o sole”. Famoso è il testo del brano in cui emerge con forza la sofferenza dei lavoratori vittime del caporalato:“Campagna, campagna, còmme è bella ‘a campagna, ma è cchiù bella pe’ ‘o padrone, ca se ènghie ‘e sacche d’oro, e ‘a padrona sua signora, ca se ‘ngrassa sempre e chiù, ma chi zappa chesta”.

Abile miscelatore di atmosfere partenopee, impronte progressive e divagazioni jazz, James Senese con principio e rivolta, continua a portare in scena il suo estro musicale, a dar voce ai vinti con un linguaggio che coniuga passione, evasione e protesta.

di Sara Rotondi

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