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Dopo 50 anni il Cavallo Colossale di Antonio Canova ritrova il suo antico splendore

Francesca Massaro Posted On 27 Novembre 2025
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Dopo oltre cinquant’anni di oblio, il Cavallo Colossale di Antonio Canova torna a nuova vita attraverso un meticoloso intervento di restauro promosso dal Comune e dai Musei Civici di Bassano del Grappa. L’opera monumentale si rivelerà al pubblico dal 28 novembre all’interno di una rassegna alle Gallerie d’Italia di Milano.

Storia di un cavallo dimenticato

Il Cavallo Colossale, una delle ultime e più ambiziose imprese del maestro Antonio Canova (Possagno, 1º novembre 1757 – Venezia, 13 ottobre 1822), torna finalmente a splendere dopo cinque decenni di oblio. Concepita tra il 1819 e il 1821, questa opera colossale consisteva nel modello in gesso destinato poi alla fusione di una grande statua equestre in bronzo in omaggio a Ferdinando I di Borbone, re di Napoli.

A causa della sopraggiunta morte dello scultore nel 1822, tuttavia, si realizzò soltanto l’imponente struttura del cavallo; al modello in gesso mancava proprio la figura di Ferdinando I e, di conseguenza, la statua equestre in bronzo non vide mai la luce. Nonostante la sua natura di modello preparatorio, una simile opera vanta un immenso valore artistico, incarnando a pieno l’ideale canoviano di bellezza ed equilibrio.

Grazie alla volontà di Giambattista Sartori Canova, fratello dell’artista, il gesso fu trasferito al Museo Civico di Bassano del Grappa nel 1849. Sopravvissuto ai bombardamenti del 1945, il colosso subì un destino avverso negli anni Sessanta, poiché venne sezionato in innumerevoli frammenti e confinato nei depositi del museo. Per oltre mezzo secolo, questo capolavoro, considerato un simbolo imprescindibile delle collezioni bassanesi, è andato incontro a un progressivo deterioramento.

Antonio Canova, testa del Cavallo Colossale. © Joan Porcel Studio

Leggi anche: A Teramo la mostra “Caravaggio. La rivoluzione della luce”

Il recupero del Cavallo

Il recupero di questo imponente modello in gesso, a lungo ritenuto irrealizzabile, ha richiesto un intervento di restauro di eccezionale complessità, che ha saputo fondere l’esperienza artigianale con le più recenti metodologie. La prima fase di studio e catalogazione degli oltre duecento frammenti ha disvelato informazioni inattese, non solo sul metodo compositivo di Canova, ma anche sulle alterazioni subite dall’opera nel corso del tempo.

I restauratori hanno scoperto che durante il primo riassemblaggio ottocentesco, necessario per il trasporto da Roma a Bassano, il gesso era stato appesantito da integrazioni aggiuntive. L’interno della scultura celava, infatti, materiali eterogenei come frammenti di vasellame, pezzi di mattone, fasciame metallico e persino un piccolo frammento di un libro di fine Settecento, inglobato casualmente nell’impasto originale.

Queste aggiunte postume avevano causato un ispessimento strutturale e un aumento del peso complessivo di oltre quattrocento chilogrammi. La prima operazione ha previsto, dunque, la rimozione manuale di un così grande sovraccarico, tramite strumenti di alta precisione, permettendo al modello canoviano di ritornare alla sua superficie originale e al suo peso autentico.

Antonio Canova, testa del Cavallo Colossale, fasi di assemblaggio. © Joan Porcel Studio – Ilaria Zago

Leggi anche: Michelangelo a Palazzo Fava: 50 capolavori svelano il legame tra il genio toscano e Bologna

Riallestimento e nuova statica

Superata la fondamentale fase di alleggerimento, il recupero ha comportato il delicato riassemblaggio delle innumerevoli sezioni, un lavoro di estrema precisione che ha richiesto l’identificazione di ogni punto di contatto e la creazione di nove macro-sezioni.

I restauratori hanno provato più volte a riunire e posizionare coerentemente i pesanti blocchi, al fine di scongiurare qualsiasi difformità o dislivello e alla fine hanno conferito all’opera una struttura armonica ineccepibile. In parallelo, si è provveduto alla progettazione e alla realizzazione di una nuova struttura portante interna in metallo, obiettivo ambizioso e cruciale che è stato messo a segno grazie alla collaborazione con lo Studio R.S. Ingegneria di Padova. Tale telaio è in grado di sostenere l’intero peso della statua monumentale scaricandolo su un apposito basamento tecnologico, anziché gravare sulle fragili zampe del cavallo, rispettando così l’impianto strutturale originario di Canova.

La base, inoltre, possiede un avanzato sistema di isolamento e protezione per resistere a elevate sollecitazioni sismiche. La rifinitura estetica della superficie ha completato l’intervento; tecniche pittoriche ad acquerello e tempera hanno integrato lacune e margini per simulare l’effetto “finto bronzo”, mantenendo una sottile distinzione cromatica tra l’originale e le parti restaurate, in piena adesione ai principi conservativi del restauro contemporaneo.

Antonio Canova, Cavallo Colossale, fasi del restauro. © Joan Porcel Studio – Ilaria Zago

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il ritorno in mostra

Come ha dichiarato Barbara Guidi, direttrice dei Musei Civici di Bassano, «si tratta di un recupero storico, non solo per la difficoltà tecnica, ma perché restituisce alla comunità un tassello fondamentale dell’eredità canoviana e dell’identità culturale italiana». L’opera si collocherà in una cornice di prestigio, riaffermando l’importanza del patrimonio artistico e rilanciando la città di Bassano del Grappa come punto di riferimento culturale internazionale.

Il Cavallo Colossale sarà infatti il fulcro della mostra “Eterno e visione. Roma e Milano capitali del Neoclassicismo”, un’esposizione dedicata all’arte nell’età napoleonica che si terrà presso le Gallerie d’Italia di Milano a partire dal 28 novembre. Una volta conclusa l’iniziativa milanese, la scultura farà definitivo ritorno nella sua sede naturale per un riallestimento permanente nelle sale del Museo Civico di Bassano del Grappa.

L’operazione gode del patrocinio del Comune e dai Musei Civici di Bassano del Grappa, in collaborazione con l’Alta Sorveglianza della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Verona, Rovigo e Vicenza, coadiuvate dalla Soprintendenza per la Città metropolitana di Venezia. L’intervento si deve allo studio padovano Passarella Restauri Srl e ha ricevuto il sostegno del progetto biennale “Restituzioni” di Intesa Sanpaolo con il contributo del Venice in Peril Fund.

Antonio Canova, testa del Cavallo Colossale. © Joan Porcel Studio – Ilaria Zago

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Fonte immagini: comunicato stampa

Crediti immagini: © MBA Musei Biblioteca Archivio, Bassano del Grappa; © Joan Porcel Studio – Ilaria Zago

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