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Cinema

Natale su Disney +, quali film vedere in streaming

Natale è alle porte. Quali film vedere? Su Disney +, un’ampia scelta tra grandi classici e imperdibili novità.

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Natale è alle porte, e ci prepariamo per la prima volta a viverlo in casa senza grandi tavolate e parenti che urlano ambo al primo numero della tombola. Niente panico, c’è Disney + in nostro aiuto. La piattaforma streaming dell’omonima, immortale, plurimiliardaria e in continua espansione azienda americana ha infatti una categoria interamente dedicata ai suoi film natalizi, per trascorrere le vacanze stesi sul divano, davanti alla tv.

Fata madrina cercarsi

Diretta da Sharon Maguire (Il diario di Bridget Jones), la novità di Natale in casa Disney è una commedia degli equivoci interpretata da Jillian Bell (The Master, Vizio di forma, Crazy Night): Madrinaland è una terra immaginaria dove avviene la formazione delle fate madrine. Di fronte alla crisi di questa figura ‘professionale’, in un mondo che smette progressivamente di credere nella loro figura, una di loro, Eleonor, decide di aiutare la piccola Mackenzie (Isla Fisgher), una ragazzina che aveva visto infranti i suoi desideri, per poi scoprire che la ragazza è diventata una donna, che a seguito di spiacevoli eventi ha smesso di credere nel magico lieto fine. Compito di Eleonore sarà quello di riconquistare la sua fiducia, e far tornare Mackenzie a credere nel proverbiale ‘Vissero felici e contenti’.

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Lego Star Wars: Christmas Special

42 anni dopo l’ultimo speciale di Natale, arriverà sulla piattaforma Disney una nuova avventura per i personaggi di Star Wars in formato ‘Lego’. La storia sarà ambientata subito dopo gli eventi di Star Wars: l’Ascesa di Skywalker. Rey saluta i suoi amici e parte in compagnia di BB-8 per sperimentare il suo uso della Forza e acquisirne nuovi poteri. All’interno di un tempio Jedi, però, Rey troverà una chiave che le permetterà di viaggiare nel tempo. Nel passato, incontrerà i personaggi più iconici delle precedenti trilogie della saga: un giovanissimo Luke Skywalker, ma anche Darth Vader e Palpatine, Obi-Wan, il maestro Yoda e tanti altri.

Lego Star Wars: Christmas Special sarà l’occasione perfetta, per tutti gli amanti della saga più longeva di sempre, per festeggiare il natale con gli indimenticabili personaggi di Guerre Stellari. Divertitevi a trovare easter egg, omaggi e auto-citazioni in questa nuova avventura firmata ‘Lego’.

Mamma ho perso l’aereo

Oltre alle novità, la piattaforma Disney offre l’opportunità di rivivere alcune delle pagine più divertenti del cinema a tema ‘natale’, veri e propri classici impossibili da dimenticare. Il primo tra questi è ‘Mamma ho perso l’aereo’, film del 1990 diretto da Chris Columbus. Macaulay Culkin è il giovane Kevin, dimenticato a casa dai genitori il giorno della partenza per Parigi, e alle prese con due ladri da strapazzo (Joe Pesci e Daniel Stern) che si fanno chiamare ‘i ladri del rubinetto’. Tra gag e geniali stratagemmi, il film è diventato immediatamente un cult, un film per tutti da guardare in famiglia con il camino scoppiettante.  


Nightmare before Chrstimas

Diretto da Henry Selick, ma erroneamente attribuito da tutti a Tim Burton – che invece firmò solo il soggetto –, Nightmare Before Christmas è uno dei film di natale più amati dal giovane pubblico. Uscito nel 1993, è un film d’animazione in stop-motion incentrato sulla figura di Jack, re della città di Halloween, che ogni anno si impegna a celebrare con fastosità l’omonima ricorrenza. Dopo aver scoperto l’esistenza di un mondo parallelo interamente dedicato al Natale, se ne innamora e decide di proporre questa nuova festa ai suoi concittadini, ritenendola più allegra e colorata, ma gli esiti non saranno quelli previsti.

High School Musical – Speciale di natale

High School Musical: Lo Speciale di Natale vedrà Joshua Bassett, Olivia Rodrigo, Matt Cornett, Sofia Wylie, Larry Saperstein, Julia Lester, Dara Reneé, Frankie Rodriguez, Joe Serafini, Mark St. Cyr e Kate Reinders coinvolti nel ricordo delle vecchie vacanze di natale con le loro famiglie. Riemergeranno dal passato i regali più imbarazzanti, i momenti più belli e le tradizioni famigliari di ognuno di loro. Questa la lista dei brani dello speciale:

“This Christmas (Hang All The Mistletoe)” – interpretata da Sofia Wylie
“The Perfect Gift” – scritta e interpretata da Joshua Bassett
“Feliz Navidad” – interpretata da Frankie Rodriguez e Joe Serafini
“The Hanukkah Medley” – interpretata da Julia Lester
“Last Christmas” – interpretata da Matt Cornett
“White Christmas” – interpretata da Larry Saperstein
“Little Saint Nick” – interpretata da Joshua Bassett e Matt Cornett
“Believe” – interpretata da Dara Reneé
“What Are You Doing New Year’s Eve” – interpretata da Kate Reinders e Mark St. Cyr
“River” – interpretata da Olivia Rodrigo
“Something In The Air” – interpretata dal cast della seconda stagione di High School Musical: The Musical: La Serie
“That’s Christmas To Me” – interpretata da Frankie Rodriguez, Kate Reinders, Julia Lester e Joe Serafini
“Christmas (Baby Please Come Home)” – interpretata da Dara Reneé


Topolino e la magia del natale

Direttamente dal 1999 un film di natale targato Topolino, che insieme ai suoi indimenticabili amici ci fa rivivere le più longeve e affascinanti storie e leggende sul Natale. La risposta alla domanda che vi state facendo è No: non è il film con Paperon de’ Paperoni e gli spiriti del natale passato, presente e futuro. ‘Canto di Natale’ è inspiegabilmente assente sulla piattaforma Disney, nonostante una candidatura ai premi Oscar nel 1984. Inspiegabile, vero?

Miracolo sulla 34° strada

Diretto da Les Mayfield, il film è il remake dell’omonima pellicola del 1947. La storia è semplice: Kris Kringle viene assunto da Macy’s, un grande magazzino, con il compito di distribuire doni ai bambini. L’immediato successo e la prontezza con cui Kris svolge il suo compito lo portano gradualmente a convincersi di essere il vero Babbo Natale. Kringle è interpretato qui da Richard Attenborough, già premio Oscar per il film Ghandi nel 1983.

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Pescarese, classe 1998. Unico laureando in lettere a non aver ancora scritto la propria autobiografia. Interessi: le cose frivole, le chiacchiere a vuoto, gli scrittori comodi, il cinema popolare, i videogiochi. In un'altra vita è stato un discreto detective privato.

Cinema

Space Jam 2, è polemica sul film: bocciato dalla critica americana

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Da semplice voce di corridoio a realtà sempre più tangibile. Quello di Space Jam 2 o Space Jam: New Legacy è stato un percorso travagliato, fatto per lo più di rumors e dicerie varie. Ma alla fine è successo, ed il 16 luglio nelle sale americane (in Italia il 23 settembre) è uscito il secondo capitolo del celebre film del 1996 con Michael Jordan. Questa volta, dopo ben 25 anni, è toccato alla superstar dell’NBA LeBron James il ruolo di protagonista, affiancato come di consueto dai Looney Tones capeggiati da Bugs e Lola Bunny

Un sogno per tutti i ragazzi nati negli anni ’90 che finalmente hanno potuto immergersi nuovamente in quelle fantastiche animazioni, dove realtà e finzione si incrociano in quello che all’epoca fu una pellicola generazionale. Ma, ahinoi, non è tutto oro quel che luccica, soprattutto se trailer e pubblicità in generale presentavano un prodotto che al contrario si è rivelato essere un flop. Quantomeno per la critica. Dopo nemmeno una settimana dall’uscita negli USA, Space Jam 2 è stato letteralmente stroncato dai maggiori siti e critici, compreso il celebre Rotten Tomatoes:

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«Despite LeBron James’ best efforts to make a winning team out of the Tune Squad, Space Jam: A New Legacy trades the zany, meta humor of its predecessor for a shameless, tired exercise in IP-driven branding» (Nonostante l’impegno di James nel far vincere la Tune Squad, Space Jam 2 sostituisce lo humor demenziale del primo capitolo con un vergognoso e sfiancante esercizio di branding).

Ed è proprio la parola “branding” la vera protagonista (o antagonista, fate voi) all’interno del film. Ma cosa vuol dire? Per farla breve e semplice: il branding è una tecnica di marketing attraverso la quale si presenta un prodotto che si vuole vendere. Detto in altri termini: è la strategia per convincere un cliente a propendere per un marchio anziché un altro. Tutto ciò, direte voi, come si collega con Space Jam 2? La critica americana è stata molto chiara in merito, definendo il film di Malcolm D. Lee un nemmeno troppo velato becero tentativo di fare pubblicità a HBO Max, la piattaforma in streaming che distribuisce la pellicola.

NB, prima di continuare: il film ancora non lo abbiamo visto; ciò che leggerete è frutto di una summa delle critiche americane.

Il motivo che ha spinto molti a definirlo, gergalmente parlando, una “marchetta” è la grande differenza che si è ravvisata con il primo capitolo. Tolte le varie similitudini di trama, che vedono la Tune Squad contro gli alieni da una parte e il mondo virtuale dall’altra, il film del 1996 aveva un senso. Per quanto banale e fantastica potesse essere la narrazione, Space Jam una sua logica ce l’aveva e, soprattutto, faceva ridere. Il secondo, invece, preferisce strizzare continuamente l’occhio ad HBO Max e Warner Bros a dispetto di evidenti carenze. In generale il film con LeBron James risulta essere sovraccarico, un calderone nel quale sono stati buttati a caso la maggior parte dei personaggi la cui proprietà intellettuale appartiene a Warner Bros. Troveremo, tra i tanti, riferimenti a Mad Max, Game of Thrones, Harry Potter e perfino Casablanca del 1942.

Insomma, sembra proprio che 25 anni dopo le cose siano cambiate in peggio. Non che il primo capitolo fosse esente dal discorso del marketing, ma come del resto qualunque produzione cinematografica. Era logico all’epoca come oggi che Warner Bros volesse tirare acqua al suo mulino. Tuttavia ciò che ha fatto arrabbiare fan e critici sono le modalità con cui è stato fatto. Space Jam 2 è stato visto come una presa in giro nei confronti del fruitore che si è sentito un mero oggetto al soldo del colosso americano. Una critica ed un controsenso ben espressi da Bilge Ebiri su Vulture: il film con una mano accarezza e con l’altra accoltella. Da una parte critica il tentativo di un colosso di inglobare il classico, ma dall’altra fa esattamente questo.

Onde evitare di aprire un’illegale diatriba tra i fan di Miacheal Jordan e LeBron James, ci limitiamo a dire che non è sbagliato inserire un personaggio famoso in un film che non sia propriamente un attore. Dalle pubblicità agli sponsor è dall’alba dei tempi che i volti noti vengano usati come testimonial. Ma è altresì vero che le modalità fanno la differenza. Michael Jordan era arrivato quasi a fine carriera, tant’è che il film venne girato durante il periodo di ritiro. Ma aveva comunque una fama a livello planetario. Alla fine dei conti l’ex giocatore risultò più un contorno, un valore aggiunto al film anziché una figura di marketing. Con James invece è stato esattamente l’opposto, e pubblico e critica americani lo hanno capito al volo.

Ai posteri l’ardua sentenza dunque. Il film lo vedremo perchè si tratta pur sempre di Space Jam, ma sicuramente faremo attenzione a questi dettagli rilevanti che sono emersi in questi giorni.

Photocredits by Wikipedia

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Cinema

Gus Van Sant: la metafora del male banale e il potere del realismo in “Elephant”

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Nato a Lousville (Kentucky) il 24 luglio 1952, il regista indipendente Gus Van Sant è senza dubbio uno degli artisti che è riuscito a descrivere al meglio un gigantesco vuoto generazionale, una realtà arida e un male banale, consumato spesso per noia facendo leva su un cinema semplice, privo di colpi scena e di drammaticità esasperata.

Nella sua carriera venne nominato due volte agli Oscar per la Miglior regia, nel 1998 per “Will Hunting – Genio ribelle” e nel 2009 per “Milk”.

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“ELEPHNAT” E LA STRAGE DELLA COLUMBINE HIGH SCHOOL

Un realismo spiazzante emana da ogni fotogramma di “Elephant”, la pellicola del regista che nel 2003 trionfò al Festival di Cannes, la quale vinse la Palma d’oro per il Miglior film e il premio per la Miglior regia.

Partendo da un fatto di cronaca nera realmente accaduto il 20 aprile 1999 in una scuola del Colorado, la Columbine High School, all’interno della quale due studenti non ancora maggiorenni uccisero, impugnando un mitra, un professore e dodici ragazzi per poi suicidarsi, Gus Van Sant creò una pellicola spiazzante, un vero pugno nello stomaco intrisa di un realismo devastante.

Leggi anche: ““La ragazza con il braccialetto”: il courtroom drama di Stéphane Demoustier da agosto al cinema”

Ed è proprio in questa caratteristica che risiede il potere di “Elephant, pellicola della durata di 80 minuti nella quale il regista ricostruì una normale e comune giornata all’interno della scuola americana. Nulla di straordinario, nulla di epico. Dialoghi normali e comuni tra adolescenti, ripresi attraverso lunghissimi piani sequenza, alle prese con i mille problemi tipici dell’adolescenza.

Molti registi che si sono cimentati in lavori di questo tipo, partendo da eventi di cronaca così macabri, hanno spesso cercato di dare una sorta di spiegazione -per quanto questa possa esistere- alle azioni scellerate delle persone interessate. Gus Van Sant no. E questo è un altro degli assoluti punti di forza di “Elephant”, e cioè il fatto che il regista scelse di non fornire una spiegazione, una logica o una qualche motivazione concreta sul perché due adolescenti potessero aver commesso un gesto così estremo.

Certo, la tristezza si avverte, una violenza latente si percepisce e la solitudine anche. Ma queste caratteristiche sono sufficienti a dare allo spettatore una sorta di motivazione sull’accaduto? No, anche per il fatto che la psicologia dei personaggi è sviluppata in maniera, volutamente, superficiale e non si ha la possibilità di “conoscerli” in maniera più approfondita.

L’AGGHIACCIANTE “BANALITÀ DEL MALE”

Un male banale direbbe la filosofa Hanna Arendt. Un male non delineato, vuoto, privo di senso e inesplicabile. E per questo ancora più agghiacciante. Per mettere in scena il realismo puro a cui aspirava, Gus Van Sant scelse tutti attori non professionisti, i quali in “Elephant” vengono pedinati e osservati, ma mai giudicati, nell’arco di circa mezza giornata tra i corridoi e le stanze della scuola.

IL PROVERBIO DELL’ELEFANTE NELLA STANZA

E il titolo? Il regista scelse “Elephant” rifacendosi al proverbio dell’elefante nella stanza, il quale indica una verità che per quanto ovvia sia, viene ignorata. Un elefante in una stanza sarebbe impossibile da non notare, ma se tutti faranno finta che questo non esista, il problema ai loro occhi sparirà, pur essendo ancora presente in maniera evidente.  

UNO SGUARDO PROFONDO SULL’ADOLESCENZA

E se “Elephant” è la perla del regista americano, questi ha regalato alla settima arte altri gioielli. Ricordiamo “Will Hunting – Genio ribelle” del 1997 in cui il regista raccontò la commovente e profonda storia di amicizia e formazione con protagonista un giovanissimo Matt Damon, al fianco di uno straordinario Robin Williams, il quale si aggiudicò l’Oscar come Miglior attore non protagonista.

MATT DAMON (WILL) E ROBIN WILLIAMS (SEAN) IN “GENIO RIBELLE”

Nel 2007 presentò “Paranoid Park”, tratto dall’omonimo romanzo di Blake Nelson. In questo lavoro il regista diede prova di saper trattare ed esaminare in maniera notevole e profonda il tema delicato dell’adolescenza, quasi a volerla preservare e custodire all’interno di un mondo adulto nichilista e distratto.

GABE NEVINS (ALEX) IN “PARANOID PARK”

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Cinema

“La ragazza con il braccialetto”: il courtroom drama di Stéphane Demoustier da agosto al cinema

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Presentato con successo in Piazza Grande al Festival di Locarno e Vincitore del Premio César per la Miglior Sceneggiatura non originale per i suoi dialoghi tesi e avvincenti, “La ragazza con il braccialetto” diretto dal francese Stéphane Demoustier (Terra battuta, Cléo & Paul) arriva finalmente nelle sale italiane, distribuito da Satine Film, a partire dal 26 agosto.

Al centro del film, la vita di Lise, un’ enigmatica adolescente accusata dell’ omicidio della sua migliore amica e costretta, in attesa del giudizio in Corte d’ Assise, a portare alla caviglia un braccialetto elettronico. I suoi genitori la sostengono, cercando la maniera migliore di far fronte al dramma che ha colpito la famiglia, ma, durante il processo, emergono aspetti della personalità di Lise inattesi e sconcertanti, che rendono difficile anche per loro discernere la verità.

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CHI È DAVVERO LISE? CONOSCIAMO DAVVERO CHI AMIAMO?

La Ragazza con il Braccialetto” è un courtroom drama incalzante e appassionante per i toni del dibattimento con cui difesa e pubblico ministero sostengono e dipanano le reciproche argomentazioni.

Leggi anche: ““A Classic Horror Story”: il nuovo film Netflix tra sacrifici e leggende popolari”

Al tempo stesso, il suo racconto apre uno squarcio sul mondo inquieto dell’ adolescenza, interrogandosi su quanto un giudizio morale possa essere condizionante nella società attuale, che sembra non comprendere più i giovani e i loro comportamenti. 

LA TRAMA DEL FILM, TRA ACCUSE E DIFESE

Lise ha 18 anni e un braccialetto elettronico alla caviglia. Accusata due anni prima del presunto omicidio della sua migliore amica, attende il processo a casa dei genitori, Bruno e Céline che la sostengono, ciascuno a suo modo, interrogandosi sulla maniera migliore di fare fronte al dramma familiare. Bruno è un padre protettivo, Cèline una madre bloccata davanti al destino della figlia. Un destino che si gioca in tribunale tra accuse e difese, confessioni e testimonianze che finiscono per rivelare una vita intima dell’imputata inattesa e sconcertante, e rendono difficile discernere la verità.

IL POSTER DEL FILM

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