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Cristiano De Andrè omaggia il padre con “Storia di un impiegato”, 50 anni di speranze e rivolte sociali

Federico Falcone

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Torna a grande richiesta “Storia di un impiegato”, il tour di Cristiano De André ispirato al celebre concept album di Faber, continua con nuove date nei teatri d’Italia anche in autunno.

Cristiano De André ha attinto dall’immenso repertorio di Fabrizio rileggendo il disco del 1973 sempre più attuale, un concept album sugli anni di piombo e sulla speranza di costruire un mondo migliore, che torna così a smuovere le coscienze.

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Storia di un impiegatoracconta infatti il gesto di un impiegato degli anni ’70, animato dal ricordo della rivolta collettiva del maggio francese del 1968. Il tour, partito a novembre 2018, sta ricevendo ottimo riscontro da parte di pubblico e critica, registrando sold out nei teatri d’Italia, a luglio è arrivato anche all’Arena di Verona.

Prossime date

26 ottobre – teatro Comunale di Carpi (MO)
31 ottobre – Politeama di Catanzaro
3/4 novembre – teatro Massimo di Cagliari
29 novembre – teatro Geox di Padova
2 dicembre – Metropolitan di Catania
4 dicembre – teatro Brancaccio di Roma
7 dicembre – teatro comunale di Santa Sofia (FC)
14 dicembre – Teatro Massimo di Pescara
18 dicembre – Teatro degli Arcimboldi di Milano

“Cristiano De André – Storia di un Impiegato” è diviso in due parti: nella prima affronta lo storico disco, arrangiato come una vera e propria opera rock, nella seconda comprende altri celebri brani di repertorio come “Fiume Sand Creek” e “Don Raffaè”, che hanno affrontato il tema della lotta per i diritti, e alcune perle, come “Il pescatore”, contenute nei progetti discografici di grande successo “De André canta De André – Vol. 1” (2009), “De André canta De André – Vol. 2” (2010) e “De André canta De André – Vol. 3” (2017).

Cristiano De André e Stefano Melone (alla produzione artistica) hanno dato una nuova vita musicale alle canzoni del disco, un suono rock-elettronico, calibrato sui momenti psicologici del protagonista della storia, dall’iniziale clima di sfida dettato dall’introduzione sui giorni del Maggio francese sino al fallito attentato e al carcere.

La regia dello spettacolo, curata da Roberta Lena, è piena di sorprese, dai visual, alle luci. Cristiano De André sul palco è accompagnato da Osvaldo Di Dio, Davide Pezzin, Davide Devito e Riccardo Di Paola.

Foto di Mariano Cardillo e Marta Petruzzi

Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

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Collaboratori positivi al Covid, Irama deve ritirarsi

Redazione

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“A norma di regolamento, Irama deve ritirarsi dalla gara dei Big del Festival di Sanremo“: lo dice il direttore di Rai1, Claudio Fasulo. “Il collaboratore positivo al test rapido è risultato anche al molecolare, ed è stato trovato positivo anche un altro collaboratore.

Tutti i contatti stretti delle ultime 48 ore devono osservare una quarantena di 10 giorni, 14 se c’è variante inglese. Aspettiamo comunicazione ufficiale dalla Asl, ma a termini di regolamento Irama si ritirerà”. Il tentativo di Amadeus è “chiedere a tutti i cantanti, se sono d’accordo, di mandare e tenere in gara Irama mandando in onda il video della prova generale”. “Siamo in una situazione di emergenza, l’idea mi è venuta stanotte – spiega Amadeus – perché non mi piaceva che un ragazzo fosse escluso per un problema legato al Covid e alla positività di un collaboratore, e perché purtroppo potrebbe accadere ad altri. Chiedo perciò a tutti i cantanti, se sono d’accordo, di tenere in gara Irama mandando in onda il video della prova generale, anche perché non cambia nulla visto che ugualmente non c’era il pubblico”.  “Se lo stesso Irama vorrà escludersi, è libero di farlo. Mi dispiacerà, ma nel caso lo accetterò”, ha affermato Amadeus, tornando sulla questione Irama e sulla possibilità che sia lo stesso artista a decidere di non accettare l’ipotesi di rimanere in gara con la registrazione delle prove generali. “Non c’è differenza, e la mia proposta nasce dal desiderio di permettere ai cantanti che avessero lo stesso problemi di far parte della gara”.

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 “Il mondo è cambiato, è cambiata la scuola, si fa la didattica a distanza, cambia tutto, le riunioni del presidente Consiglio si fanno a distanza, ma Sanremo non può cambiare? E’ un’idea meravigliosa far partecipare Irama con il video delle prove, spero che gli altri 25 Big accettino questa proposta”. Lo dice Fiorello in conferenza stampa.

 “Non è un dolore ma di più, non me ne faccio una ragione. Ho una figlia adolescente e vedo in lei tutti i ragazzi della sua età costretti davanti a uno schermo, a un computer. E provo ancora più dolore perché si stanno abituando”, ha detto inoltre Fiorello in conferenza stampa a Sanremo, con la voce rotta dall’emozione. “Mia figlia non è più abituata ad uscire di casa, a vivere la vita. Per me e, credo per tutti i genitori, è un dolore, sto soffrendo con loro, non posso vedere una ragazzina chiusa in casa dalla mattina alla sera”. “La pandemia – gli fa eco ‘papà’ Amadeus – anche per i ragazzi è devastante”.

“Non vedo l’ora di giocare, sul palco porterò la mia parte infantile, la Elodie dodicenne. Perché quello che vorrei fare è divertirmi“. Elodie, in conferenza stampa, commenta così il suo debutto all’Ariston non da cantante in gara ma al fianco di Amadeus. “Sono veramente onorata. Non avrei mai immaginato di dividere il palco con due personalità dello spettacolo come Amadeus e Fiorello. Sono felicissima perché Sanremo per me è stato un grande appuntamento fin da giovane e ho sempre sognato di cantare su quel palco, ma non pensavo di riuscire a fare una cosa così grande per me”.  Elodie arriva al festival di Sanremo come l’artista donna più ascoltata in Italia nel 2020, in un mondo dominato dagli uomini. “Noi donne abbiamo bisogno di essere più presenti, ma dipende anche da noi. Forse dobbiamo essere più competitive, fare squadre e capire quali sono i punti di debolezza e essere più fan delle donne. C’è un problema di genere anche tra di noi”. La cantante ha poi aggiunto che Amadeus le ha chiesto di essere se stessa, “mi ha dato lo spazio per raccontarmi. Racconterò qualcosa, ma parlo per me, sperando che sia gli uomini che donne possano rivedersi”.

“Quest’anno il dato di ascolto diventa fondamentale ma secondario, perché la soluzione sarebbe stato non fare il festival”. Amadeus commenta così i dati di ascolto, in calo rispetto all’anno scorso. “Era una prima puntata che aspettavamo da mesi, con grandissime difficoltà una dietro l’altra. E’ un Sanremo diverso anche nella costruzione, pensata inizialmente in una situazione di normalità e poi trasformata dal covid – ha aggiunto il direttore artistico e conduttore -. Anche portare il mazzo di fiori con un carrello toglie il lato umano. Il pubblico è un elemento in più, fa parte dello spettacolo e porta lo spettatore a essere trascinato nello show. Malgrado questo, mi fa piacere soprattutto il dato dei giovani. Non avevo la missione di svecchiare il festival a ogni costo, ma era la strada che volevo intraprendere”. Ama ha poi concluso che lui e Fiorello sono “orgogliosi di quello che stiamo facendo e lo voglio di dìvidere con quelli che hanno lavorato con noi, dall’orchestra ai tecnici”.

Ospiti della seconda puntata saranno questa sera Laura Pausini, incoronata di recente ai Golden Globe, Il Volo con Andrea Morricone per l’omaggio al grande Ennio e poi Gigliola Cinquetti, Fausto Leali, Marcella Bella per un happening di successi sanremesi. E ancora Gigi D’AlessioAlex SchwazerCristiana Girelli, capocannoniere della nazionale femminile di calcio e della Juventus. Sul palco anche Achille Lauro con una nuova performance che coinvolgerà Claudio Santamaria e Francesca Barra. La gara delle Nuove Proposte si apre con Wrongonyou, poi Greta Zuccoli, Davide Shorty e i gemelli Dellai.

Questo invece l’ordine di uscita dei Big: Orietta Berti, La Rappresentante di Lista, lo Stato Sociale, Bugo, Gaia, Willie Peyote, Malika Ayane, Fulminacci, Extraliscio, Ermal Meta, Gio Evan, Random. Prima di Random ci doveva essere Irama, costretto però al ritiro in base al regolamento, a meno che non si accetti la soluzione proposta da Amadeus di far valere come esibizione il video della prova generale. 

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Sanremo, il festival senza pubblico e senza contenuti: prima serata sotto le aspettative

Federico Falcone

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Ieri sera ha preso il via la 71esima edizione del Festival di Sanremo. Qualora abbiate perduto la prima serata non disperate, potete recuperarne la cronaca sui principali social network, ideale cassa di risonanza per il tradizionale appuntamento con la musica italiana. Mai come in precedenza, però, la kermesse si è presentata ai nastri di partenza contornata da più ombre che luci, oltre che da un impareggiabile (almeno per ora) ventaglio di polemiche che farebbe impallidire perfino Diego Fusaro.

Le polemiche non sono mai mancate in realtà, neanche negli anni in cui il palco dell’Ariston aveva perduto il suo storico fascino e non era in grado di esprimere la qualità che, invece, avrebbe dovuto garantire prima ancora che esibire, proprio perché punto di riferimento della scena musicale tricolore. La musica italiana, che piaccia oppure no, non può e non deve prescindere dal festival della canzone italiana.

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Le politiche di rinnovamento del festival, mirate principalmente a ringiovanire l’audience e a “svecchiare” la proposta artistica sul palco, hanno invertito il trend e, grazie anche all’avvento di Facebook prima, Instagram, Twitter e tutti gli altri poi, hanno potuto contare su un’esposizione mediatica che in passato era riservata esclusivamente alla televisione e alla carta stampata. Sanremo, dunque, è cresciuto in termini di mainstream parallelamente all’innovazione tecnologica nel campo della comunicazione digitale. Ma i social network sono croce e delizia, possono essere “piuma o fero” per parafrasare l’immortale Mario Brega.

E gli stessi social network che in questi anni hanno contributo al rilancio della manifestazione ieri sera sono stati impietosi e spietati nei giudizi. Potremmo sostenere che sono stati più “fero” che piuma, ecco. Minuto per minuto, a colpi di tweet o post, la rassegna è stata commentata da coloro che si trovavano di fronte a uno schermo. Dapprima è stata la volta dell’Ariston vuoto, privato del suo pubblico, come normativa vuole. “L’Ariston è un teatro, ed è chiuso come tutti gli altri“, aveva dichiarato il ministro della Salute Roberto Speranza. Coerentemente con quanto affermato, ieri sera la sala era vuota.

La lettera di Amadeus, pubblicata da una testata nazionale, per quanto spendibile non è stata però credibile. In più passaggi è sembrata un’arrampicata sugli specchi e se davvero si è voluto individuare il Festival di Sanremo come la voce di un intero movimento artistico, allora la sua organizzazione avrebbe dovuto accettare, rispettare e portare avanti le regole valevoli per tutti con fermezza e convinzione. Non basta una missiva per dimenticare tutte le pressioni delle scorse settimane quando si tentava in tutti i modi di determinare uno strappo alla regola. Dalla folle idea della nave da crociera fino ai test antigenici, ai tamponi molecolari e ai macchinari per processarli sul momento. No, Sanremo è uno dei tanti eventi che in Italia si tengono. Quindi, come tutti, segue le regole. Gli italiani lo sanno e infatti non sono mancate critiche per alcune dichiarazioni avventate.

Così come non sono mancate critiche per degli sketch, delle battutine che hanno giocato con le ristrettezze delle normative. A un pubblico disattento potevano far ridere, ma a un pubblico leggermente più sul pezzo no. La continua rincorsa alla battuta o al siparietto è indicativa. Quanto è importante, per tenere alta l’attenzione su un festival musicale, andare avanti a colpi di varietà televisivo? Quanto è indispensabile far leva sul pur inossidabile Fiorello, chiamato a riempire i vuoti di una platea che non esiste attingendo a tutte le sue doti di showman? L’assenza di pubblico (e di risate e di applausi veri) comunque non lo aiuta.   Fatica un po’ a ingranare. Del resto, Il problema degli ascolti uno come Zlatan Ibrahimovic non può risolvertelo come se fosse una mischia dentro l’area di rigore.

Bene, anzi benissimo, l’appello per Patrick Zaki, in ogni caso.

Già due anni fa, dopo l’era Baglioni, l’arrivo di un direttore artistico come Amadeus ha fatto virare la produzione verso scelte più televisive che musicali. Ma lo scorso anno la formula ha in qualche modo ha tenuto. Ieri sera, non si è visto (o meglio non si è sentito granché), fatta eccezione per i Maneskin, Max Gazzè e il duo rivelazione Colapesce – Di Martino. Magari hanno pagato un po’ di timore reverenziale nei confronti del festival, sono apparsi un po’ tesi, ma la canzone, vagamente vintage con tanto di pattinatrice anni Ottanta in body fluo, tra Alan Sorrenti, Battisti e Battiato, funziona e il ritornello è di quelle che ti si pianta nella mente.

Niente di nuovo Achille Lauro, nella sua (non) trasgressione che (non) prescinde da cliché e che alla fine finisce per diventare qualcosa di tragicomico. Niente di particolarmente diverso da quello che avevamo visto lo scorso anno. Di fatto, fare trasgressione a Sanremo equivale a sparare sulla Croce Rossa. Se lo fai senza neanche apparire genuino lasci il tempo che trovi.

“La vittoria di Diodato nell’edizione 2020 ha rappresentato l’ultimo momento del Paese”, ha detto Amadeus prima di presentare il vincitore dell’anno scorso. Ora, però, dovrebbe anche rendere conto di una frase così ardita, ambiziosa, vanagloriosa ma sinora non ancora smentita dalle vicende.

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“Everybody Here Wants You”, il biopic su Jeff Buckley. Sarà coprodotto dalla madre

Federico Falcone

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Si chiama Everybody Here Wants You il biopic ufficiale su Jeff Buckley. Il film, coprodotto da Mary Guibert, madre dello sfortunato cantante e chitarrista, vede anche il sostegno della Fondazione Buckley e, come precisato, mira a essere “‘unica drammatizzazione ufficiale della storia di Jeff che posso promettere ai suoi fan che sarà fedele a lui e alla sua eredità. Per fortuna, la mia determinazione a riunire tutti i partecipanti giusti, non importa quanto tempo ci sia voluto, sta per culminare nel miglior modo possibile “.

Le riprese dovrebbero iniziare entro la fine dell’anno, anche se ad ora non c’è una data ufficiale ed è difficile ipotizzarne una per via delle normative anticontagio. A impersonare l’artista californiano sarà Reeve Carney (Spiderman: Turn Off the Dark, The Rocky Horror Picture Show: Let’s Do the Time Warp Again).

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Richard Story di Sony Music Entertainment ha aggiunto: “Jeff Buckley è stato un artista irripetibile la cui musica ha toccato il cuore delle persone e ha cambiato le loro vite. Sony Music è stata onorata di portare la musica di Jeff nel mondo e ora, Everybody Here Wants You offre un’opportunità unica per presentare Jeff a una nuova generazione di fan”. Dalla sua morte, avvenute in circostanze mai del tutto chiarite nel 1997, sono stati girati numerosi film sulla sua vita e sulla sua carriera. 

Il 2012 ha visto l’uscita di Greetings From Tim Buckley, che ha visto l’ attore di Gossip Girl Penn Badgley nel ruolo del defunto cantante. Ha seguito le sue prime lotte per forgiare una carriera discografica mentre è alle prese con l’eredità prepotente di suo padre musicista. Altri film sul musicista includono Amazing Grace: Jeff Buckley del 2009 .

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La regia di Everybody Here Wants You sarà invece affidata al produttore Orian Williams. Per lui si tratta di un ritorno alla pellicola musicale, non essendo nuovi negli ambienti. Fu lui, infatti, a produrre nel 2007 Control, film ispirato alla vita e alla carriera di Ian Curtis, storico leader dei Joy Division, per l’occasione interpretato da Sam Riley. Williams, inoltre, è anche uno dei produttori di Creaton Stories, biopic ispirato alla vita di Alan McGee, produttore discografico scozzese che fondò la leggendaria etichetta indipendente Creation Records.

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