“C’è bisogno di contagio culturale”, l’intervista ad Agnese Fallongo e Tiziano Caputo

Letizia va alla guerra – la suora, la sposa e la puttana“. È questo il titolo dello spettacolo diretto da Adriano Evangelisti e portato sul palco del Teatro Quirino di Roma nei giorni scorsi.

Agnese Fallongo e Tiziano Caputo sono coloro che prestano il volto ai personaggi della pièce. Un racconto tragicomico che, attraverso fonti storiche ed interviste, analizza uno spaccato del nostro paese, quello della prima e della seconda guerra mondiale.

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Sulla scena solo loro due, i quali danno vita ai più svariati personaggi, senza distinzione di sesso. Persone del popolo, le quali, apparentemente differenti tra di loro, condividono un destino comune.

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In occasione del ritorno sul palco dei due artisti, abbiamo avuto il piacere di intervistarli, facendoci raccontare cosa si cela dietro a questo delicato spettacolo, che va ad omaggiare le tante persone “comuni” che hanno fatto la storia senza esserne protagonisti.

L’INTERVISTA

Iniziamo con una domanda rivolta ad entrambi. Come nasce questa pièce, basata, come è stato detto, su fonti storiche e su alcuni spaccati poco noti?

Agnese: Si, allora diciamo che lo spettacolo nasce da un lungo periodo di interviste, un’indagine fatta su persone vere, reduci di guerra, ex prostitute e suore che hanno lavorato negli orfanotrofi. La storia, difatti, parla anche di un’orfana. Romanzando i dati reali con fonti storiche, è nato questo spettacolo che prende spunto dalla vita reale, ma che è stato poi romanzato attraverso la fantasia.

Tiziano: Diciamo che io, su questo, ho da dire poco. Essendo Agnese l’autrice di questo testo, tutto sommato le informazioni su come è nato il progetto si esauriscono su quanto da lei appena detto. Io potrei parlare di un arricchimento da un punto di vista musicale, ho preso in mano il lavoro una volta che è stata scritta la drammaturgia. Agnese aveva già le idee abbastanza chiare su quella che doveva essere l’impronta musicale del testo, e anche lì ci sono state delle ricerche sul periodo storico. Tutte le canzoni che cantiamo all’interno dello spettacolo appartengono ai diversi periodi storici e alle diverse epoche che raccontiamo. Semplicemente io ho avuto il compito di arrangiarle, in modo che si sposassero al meglio con la messa in scena. Ho anche composto qualcosa di mio, che potesse essere in linea con la drammaturgia e con lo stile musicale che rappresenta tutto il nostro lavoro. È un po’ retrò, dal momento che la pièce ripercorre il periodo storico che va dall’inizio del 900 fino agli anni ’60.

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Una domanda per Agnese. Dal momento che interpreta tre figure femminili, apparentemente diverse tra loro, vorrei chiederle come ha vissuto il passaggio da un personaggio all’altro, e se ce n’è uno con cui si è sentita più vicina e uno con cui, invece, ha avuto più difficoltà ad empatizzare.

Allora, io mi diverto come una pazza. A me piace tantissimo, questa è un po’ una caratteristica sia mia che di Tiziano, essere istrionici e cercare di cambiare pelle e interpretare più personaggi nello stesso spettacolo. Quindi, sicuramente è una cosa che mi diverte molto. I personaggi, da un punto di vista drammaturgico, sembrano molto distanti tra di loro, invece poi si vedrà che sono tutti legati da un filo e dal fatto che tutte e tre, seppur in contesti diversi, compiono degli atti coraggiosi e d’amore, questo li avvicina. Pur essendo una sposa, una suora ed una prostituta, pur avendo età diverse, una è un ventenne, una è una quarantenne e una è una settantenne, pur avendo delle situazioni diverse, pur essendo una del Sud, una del centro e una del Nord, in realtà poi capiamo che sono strettamente legate e le loro storie vanno ad intrecciarsi.

I personaggi sono scritti a 360° e si rivelano molto diversi rispetto alle apparenze. Ad esempio, la suora, che rappresenta la purezza per antonomasia, in realtà ha un passato molto vivace. Paradossalmente, la prostituta, al contrario, è molto ingenua. Se ti dovessi dire, per rispondere alla domanda, interpretare la figura della suora mi diverte tantissimo, mi piace molto fare personaggi anziani. Però, ripeto, mi sento comoda in tutti e tre, anche perché hanno tutti delle sfaccettature di noi donne. Anche tu sei donna, e sappiamo che dentro di noi c’è un po’ una suora, una sposa e una donna allegra.

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Una domanda per Tiziano. Per quanto riguarda i suoi ruoli, può parlarci un po’ dei personaggi interpretati da lei?

Dunque, i personaggi principali che interpreto io sono Michele Pirrone e Felice Pirrone. Michele è colui che poi diventa il marito del personaggio della sposa e che poi è costretto a partire per il fronte durante la prima guerra mondiale. Poi abbiamo Felice, è un po’ il personaggio maschile principale di tutto lo spettacolo, lega le storie in qualche modo. È questo ragazzino di 16 anni che durante la seconda guerra mondiale, si diverte per goliardia ad andare, con alcuni amici, in un bordello. E qui incontra quella che nel titolo della pièce viene denominata la puttana. Questi sono i personaggi principali, soprattutto Felice, detto il biondino, avrà un risvolto importante, anche nel capitolo della suora.

All’interno di tutto lo spettacolo, ci sono molti altri personaggi di supporto, che servono a creare una suggestione, anche per dare la sensazione di dove siamo, del luogo e del tempo. Mi piace definirli personaggi di contorno, chiamiamoli così, sono sia personaggi che scenografia. Fanno parte dello spettacolo anche da un punto di vista visivo, servono proprio a creare una suggestione e a rimandare ad una determinata situazione grazie all’evocazione.

Agnese: Sì, aiutano a riprodurre un po’ il sapore di quello spaccato storico. Inoltre, io ci tenevo molto, come autrice, che una tematica femminile fosse raccontata anche dallo sguardo di un uomo. A volte, c’è questa tendenza di parlare di donne da parte delle donne. Mi piace che, invece, possa essere un uomo a parlare di tematiche femminili, non per questo vuol dire che è meno interessante.

Tiziano: Per dare valore a ciò che sta dicendo Agnese, questo è uno dei motivi per cui mi sono appassionato subito a questa storia, è un progetto al femminile, ma non è femminista. È una sfumatura molto più interessante, perché si parla della donna, ma non è soltanto una donna a parlare del femminile. Anzi, viene data molta importanza anche al punto di vista maschile.

È uno spettacolo che tratta tematiche dolorose, che hanno come sfondo la guerra. Mi è sembrato, però, di capire che possiede degli spaccati comici e leggeri, nel senso positivo del termine ovviamente.

Tiziano: Sì, assolutamente. Questo fa parte della nostra poetica teatrale, ogni volta che portiamo in scena uno spettacolo ci piace che sia ricco di poesia, però nello stesso tempo ci piace anche sdrammatizzare e alleggerire, in tutti i nostri spettacoli si ride e si piange. Pensiamo che questa sia l’impronta della nostra compagnia, questo è il nostro modo di fare teatro. In questo modo, è come se tutte le emozioni arrivassero di più.

Agnese: Poi diciamo che la vita di per sé è tragicomica, quante volte capita di trovarsi in situazioni molto dolorose, però poi si ride. È quindi cercare di cogliere un po’ l’ironia della vita e di non mettere dramma sul dramma, ma di alleggerire anche per rendere più fruibile lo spettacolo, in questo modo credo che risulti ancora più forte ed intenso. Si ride anche molto in questa pièce.

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Vi faccio un’ultima domanda. Vorrei toccare una tematica più generale, quella delle riaperture, e capire come è stato il rientro in teatro in questo momento, dopo mesi in cui le persone chiedevano di tornare alla capienza massima.

Agnese: Allora, la difficoltà è oggettiva. Nel senso che, comunque, è un periodo di transizione, però io sono sempre molto positiva. Credo che le persone abbiano voglia di andare a teatro, quando ci sono dei progetti interessanti, c’è il passaparola che è efficace. Io credo che siamo in un periodo di difficoltà ma sono fiduciosa per il futuro.

Tiziano: Io, diciamo che sono d’accordo con Agnese, nel senso che sento che la gente ha voglia di tutto questo. Certo, non si può negare che sia un periodo storico molto particolare, ma francamente, secondo me, da un punto di vista della cultura, lo era già prima della pandemia. In qualche modo, stiamo facendo i conti non tanto con la pandemia e i suoi numeri e con le belle notizie che, piano piano, stanno arrivando. Stiamo facendo i conti un po’ con quello che è il periodo storico in generale di questo paese. Quindi, secondo me, bisogna affrettarsi a riportare un po’ di amore verso il teatro, questo si può fare soltanto con il lavoro, quello serio e quotidiano che ti fa mettere in gioco e fa apprezzare il progetto. In questo senso, secondo me c’è bisogno di un po’ di contagio.

Agnese: Bella, questa ultima frase mi è proprio piaciuta. Sia io che Tiziano, insegniamo recitazione, sia ai più piccoli che a persone anziane, dai 16 anni agli 80. È bellissimo vedere come la bellezza si propaga, l’entusiasmo non ha età. I giovani, soprattutto, è importante che conoscano il passato. Un passato che poi, non è così passato.

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Malaika Sanguanini
Ok, amo il cinema. Fin da quando, da bambina, restavo a bocca aperta davanti al Gladiatore o al Frankenstein di Mary Shelley mentre gli altri si entusiasmavano per i cartoni animati. Dopo una laurea in Scienze dell’educazione e anni di lavoro nel settore, ho lasciato tutto dopo la seconda laurea in Scienze della comunicazione per fare ciò che amo di più: scrivere di cinema. Tarantino, l’enfant prodige Xavier Dolan e l’aura onirica di David Lynch sono punti di riferimento. Amo la scrittura perché, Bukowski docet, “scrivere sulle cose mi ha permesso di sopportarle”.

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