Brigitte Bardot: Il coraggio di rinunciare al successo per l’amore degli animali
Brigitte Bardot è stata non solo un’icona di bellezza e libertà, ma anche una vera e propria eroina degli animali. La sua passione per la protezione degli animali è iniziata negli anni ’60 ma la sua vita è cambiata per sempre a Saint-Tropez, nel 1973, su un set cinematografico. In una scena di Colinot l’alzasottane, il film di cui era protagonista, c’era una capretta, che l’attrice apprenderà essere destinata allo spiedo in una comunione di paese solo dopo.
Quel giorno Bardot decise di dire addio al cinema e scelse, appunto, un’altra strada. Bardot comprò l’animale e lo portò, legato a una corda, nella suite dell’hotel a cinque stelle dove alloggiava. “Quel giorno ho deciso di smettere con il cinema e di aiutare gli animali“, aveva confessato più tardi l’attrice. Una scelta che fa davvero riflettere e capire la profondità di questa donna.
Si è battuta ferocemente contro i metodi di macellazione senza stordimento previo e contro le condizioni di trasporto del bestiame su lunghe distanze. Ha spesso scritto lettere aperte ai capi di Stato di tutto il mondo per denunciare tradizioni o leggi che considerava crudeli. È diventata vegetariana molto presto e ha promosso attivamente questo stile di vita, denunciando l’industria delle pellicce e incoraggiando l’uso di materiali sintetici nella moda.
Ha preso posizioni durissime contro la tauromachia (la corrida) e contro l’uso di animali nei test di laboratorio, finanziando spesso la ricerca di metodi alternativi alla sperimentazione animale.
Dopo aver abbandonato il cinema all’apice del successo, ha trasformato la sua popolarità in una potente arma di sensibilizzazione, diventando una delle voci più audaci e spesso scomode dell’attivismo animale, non esitando a usare toni provocatori per scuotere le coscienze.
La sua battaglia più celebre è avvenuta nel 1977 quando si recò sui ghiacci del Canada per denunciare il massacro dei cuccioli di foca per la loro pelliccia. Le immagini di lei che abbracciava un cucciolo fecero il giro del mondo, portando all’eventuale divieto di importazione di pelli di foca nell’Unione Europea. Il suo impegno è stato riconosciuto con numerosi premi e riconoscimenti, tra cui il Peta Humanitarian Award nel 2001.
Nel 1986, Brigitte Bardot ha fondato la Fondazione Brigitte Bardot, un’organizzazione senza scopo di lucro dedicata alla protezione degli animali e alla promozione dei loro diritti. La Bardot ha venduto all’asta molti dei suoi beni personali, inclusi gioielli, abiti e persino la sua casa di Saint-Tropez (che ha donato alla fondazione pur continuando a viverci come usufruttuaria). L’organizzazione si è da sempre occupata di: gestire rifugi per animali abbandonati, campagne di sterilizzazione e interventi legali contro maltrattamenti e bracconaggio.
L’organizzazione ha lavorato per anni per sensibilizzare l’opinione pubblica sui problemi degli animali e per promuovere leggi e politiche a loro favore. Brigitte Bardot ha partecipato a numerose campagne pubblicitarie e ha scritto articoli e libri sugli animali, tra cui il suo famoso libro “Noonoah, la piccola foca bianca“.
Oggi, la Fondazione Brigitte Bardot continua a lavorare per la protezione degli animali e per promuovere i diritti degli animali in tutto il mondo. La sua eredità come eroina degli animali continuerà a ispirare e a influenzare le generazioni future. Brigitte Bardot ha dimostrato che la vera libertà non risiede nel fare ciò che si vuole, ma nell’avere il coraggio di difendere chi non può farlo da solo. Da sex symbol a “madre” di tutte le creature, la sua è la storia di una donna che ha saputo trasformare la propria fama in uno scudo per i più deboli.
Articolo di Daniela Di Genova



