Lesa maestà. Shock. Scandalo. In questi giorni, il trailer del tanto atteso film “Odissea“, diretto da Christopher Nolan, è stato lanciato con il botto. Quasi con le botte, verrebbe da dire, dopo una prima scorribanda tra i commenti che animano i principali social network. Eppure, sorprendentemente, non sono la trama né le imponenti scene di battaglia né l’intensità dei personaggi a fare notizia. No, il protagonista del trailer, quello che è sulla bocca di tutti, l’oggetto del desiderio e dell’attenzione collettiva è (rullo di tamburi)… l’elmo di Agamennone. Sì, avete capito bene. L’elmo di Agamennone. E allora l’insurrezione popolare è servita.
Per chi si fosse perso questa “sublime” analisi critica, più di qualcuno ha trovato l’elmo in questione leggermente troppo simile a quello che Batman, il Cavaliere oscuro indossa nelle sue scorribande notturne per Gotham City. Alcuni hanno addirittura individuato il medesimo materiale di fabbrica, cioè la fibra di carbonio. Altri, i più attenti, hanno prestato attenzione all’aerodinamica dell’elmo. Una critica feroce, spietata, così acuta da far pensare che magari, la prossima volta, Nolan dovrebbe pensare a un elmo in stile “Zorro” per evitare fraintendimenti. Chi l’avrebbe mai detto che Agamennone, re di Micene e simbolo della guerra di Troia, fosse così… supereroico? Ed è tutto bellissimo!
Nel grande gioco del cinema, è curioso come a dominare la conversazione, invece di una riflessione profonda sulla fedele ricostruzione storica o sull’interpretazione di uno dei miti più affascinanti della Grecia antica, sia proprio un accessorio di costume. Ah, la bellezza dei social network, che permettono a chiunque di diventare un esperto di design storico e mitologico senza nemmeno aver visto una scena del film. Ebbene, se a far parlare dell’opera è l’elmo, non possiamo che chiederci: siamo davvero pronti per il film o siamo semplicemente troppo occupati a fare i critici del cappello di turno?
Immaginate per un momento che, invece di scatenarci in polemiche a riguardo dell’armatura, ci sedessimo, con calma, e vedessimo il lungometraggio. Forse, scopriremmo che quell’elmo alla Batman style tanto criticato, è una semplice scelta stilistica che si inserisce in una visione più ampia del regista. Ma no, è più divertente sparare a zero su qualcosa che non capiamo, basandoci solo su un paio di fotogrammi e, naturalmente, su un’interpretazione estetica che non tiene conto di un bel niente. E allora viene scomodata la storia, vengono tirate in ballo congetture e, come i funghi dopo la pioggia, il web si anima di fedeli, devoti e intransigenti costumisti e storici.
Perché, diciamocelo, il bello del mondo moderno è che ormai siamo tutti esperti di tutto: cinema, politica, cucina, psicologia… e naturalmente, armature mitologiche. Non importa che “Odissea” sia un film che promette di portarci in un viaggio straordinario attraverso la Grecia antica, con la sua drammaticità, le sue emozioni e i suoi dilemmi universali. No, no, l’importante è che l’elmo di Agamennone sembri un po’ troppo “dark”.
Invece di abbatterci su un dettaglio insignificante come un elmo che probabilmente vedremo solo per pochi minuti, perché non concedere al film la possibilità di sorprenderci? Se Nolan ci ha abituati a trame complesse, a mondi intricati e a storie che si intrecciano, è probabile che l’elmo (insieme a tutta la scenografia) abbia un suo motivo ben preciso, che solo un’esperienza completa del film ci permetterà di capire. E forse, proprio quell’elmo, così tanto criticato, avrà un significato più profondo di quanto possiamo immaginare.
Desta, come minimo, stupore e qualche perplessità come l’attenzione dell’opinione pubblica sia stata rivolta principalmente a questo elemento scenico. E resta, inoltre, inconfutabile come tale dettaglio stia monopolizzando i commenti e le discussioni tra gli utenti dell’internet.
Alla fine, non siamo qui per giudicare un film dalle apparenze, ma per immergerci in un’avventura epica che riserverà molte più sorprese (e forse anche qualche piccola provocazione stilistica) di quelle che i social ci stanno offrendo in questi giorni. Quindi, prima di decidere che Odissea sia solo “Batman nel 1200 a.C.”, proviamo a guardarlo con gli occhi di chi è pronto a lasciarsi sorprendere, e non da chi è troppo occupato a giudicare un elmo. In fondo, chi l’ha detto che non possiamo mescolare il mito greco con un po’ di darkness alla Nolan?
Batman a Micene: come un elmo ha rubato la scena all’Odissea di Nolan. L’epica web 2.0
Lesa maestà. Shock. Scandalo. In questi giorni, il trailer del tanto atteso film “Odissea“, diretto da Christopher Nolan, è stato lanciato con il botto. Quasi con le botte, verrebbe da dire, dopo una prima scorribanda tra i commenti che animano i principali social network. Eppure, sorprendentemente, non sono la trama né le imponenti scene di battaglia né l’intensità dei personaggi a fare notizia. No, il protagonista del trailer, quello che è sulla bocca di tutti, l’oggetto del desiderio e dell’attenzione collettiva è (rullo di tamburi)… l’elmo di Agamennone. Sì, avete capito bene. L’elmo di Agamennone. E allora l’insurrezione popolare è servita.
Leggi anche: Recensione. “Norimberga”: l’illusione della giustizia perfetta in un film che non osa
Per chi si fosse perso questa “sublime” analisi critica, più di qualcuno ha trovato l’elmo in questione leggermente troppo simile a quello che Batman, il Cavaliere oscuro indossa nelle sue scorribande notturne per Gotham City. Alcuni hanno addirittura individuato il medesimo materiale di fabbrica, cioè la fibra di carbonio. Altri, i più attenti, hanno prestato attenzione all’aerodinamica dell’elmo. Una critica feroce, spietata, così acuta da far pensare che magari, la prossima volta, Nolan dovrebbe pensare a un elmo in stile “Zorro” per evitare fraintendimenti. Chi l’avrebbe mai detto che Agamennone, re di Micene e simbolo della guerra di Troia, fosse così… supereroico? Ed è tutto bellissimo!
Nel grande gioco del cinema, è curioso come a dominare la conversazione, invece di una riflessione profonda sulla fedele ricostruzione storica o sull’interpretazione di uno dei miti più affascinanti della Grecia antica, sia proprio un accessorio di costume. Ah, la bellezza dei social network, che permettono a chiunque di diventare un esperto di design storico e mitologico senza nemmeno aver visto una scena del film. Ebbene, se a far parlare dell’opera è l’elmo, non possiamo che chiederci: siamo davvero pronti per il film o siamo semplicemente troppo occupati a fare i critici del cappello di turno?
Immaginate per un momento che, invece di scatenarci in polemiche a riguardo dell’armatura, ci sedessimo, con calma, e vedessimo il lungometraggio. Forse, scopriremmo che quell’elmo alla Batman style tanto criticato, è una semplice scelta stilistica che si inserisce in una visione più ampia del regista. Ma no, è più divertente sparare a zero su qualcosa che non capiamo, basandoci solo su un paio di fotogrammi e, naturalmente, su un’interpretazione estetica che non tiene conto di un bel niente. E allora viene scomodata la storia, vengono tirate in ballo congetture e, come i funghi dopo la pioggia, il web si anima di fedeli, devoti e intransigenti costumisti e storici.
Perché, diciamocelo, il bello del mondo moderno è che ormai siamo tutti esperti di tutto: cinema, politica, cucina, psicologia… e naturalmente, armature mitologiche. Non importa che “Odissea” sia un film che promette di portarci in un viaggio straordinario attraverso la Grecia antica, con la sua drammaticità, le sue emozioni e i suoi dilemmi universali. No, no, l’importante è che l’elmo di Agamennone sembri un po’ troppo “dark”.
Invece di abbatterci su un dettaglio insignificante come un elmo che probabilmente vedremo solo per pochi minuti, perché non concedere al film la possibilità di sorprenderci? Se Nolan ci ha abituati a trame complesse, a mondi intricati e a storie che si intrecciano, è probabile che l’elmo (insieme a tutta la scenografia) abbia un suo motivo ben preciso, che solo un’esperienza completa del film ci permetterà di capire. E forse, proprio quell’elmo, così tanto criticato, avrà un significato più profondo di quanto possiamo immaginare.
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Desta, come minimo, stupore e qualche perplessità come l’attenzione dell’opinione pubblica sia stata rivolta principalmente a questo elemento scenico. E resta, inoltre, inconfutabile come tale dettaglio stia monopolizzando i commenti e le discussioni tra gli utenti dell’internet.
Alla fine, non siamo qui per giudicare un film dalle apparenze, ma per immergerci in un’avventura epica che riserverà molte più sorprese (e forse anche qualche piccola provocazione stilistica) di quelle che i social ci stanno offrendo in questi giorni. Quindi, prima di decidere che Odissea sia solo “Batman nel 1200 a.C.”, proviamo a guardarlo con gli occhi di chi è pronto a lasciarsi sorprendere, e non da chi è troppo occupato a giudicare un elmo. In fondo, chi l’ha detto che non possiamo mescolare il mito greco con un po’ di darkness alla Nolan?
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